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Chi Siamo

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Gli utenti contribuiranno infatti in modo decisivo all’ informazione disponibile sul sito www.romalive.org. Grazie alle tecnologie di partecipazione, saranno sempre gli utenti a selezionare i contributi migliori. La chiave di questa rivoluzione è la capacità della rete di consentire la partecipazione attiva delle persone che eravamo abituati a indicare con la parola “audience”.
Se è utopico pensare che i cittadini creeranno da soli i propri giornali e le proprie emittenti radiotelevisive online, è altrettanto utopico pensare che giornali, radio e televisioni possano far finta di niente.
Secondo Technorati, il motore di ricerca della blogosfera, nel mondo esistono 100 milioni di blog, un numero che raddoppia ogni 5 mesi. Alcuni di questi attraggono più visitatori dei siti internet di testate giornalistiche affermate (in Italia è il caso del blog di Beppe Grillo). La più grande e più letta enciclopedia al mondo (batte in visite siti come quello della CNN e di Yahoo news) è Wikipedia, con le sue 3 milioni di voci, scritta e corretta online dai suoi stessi lettori. Su Wikipedia qualsiasi persona dotata di una connessione a internet può creare una voce, o modificare una voce scritta da altri.
Secondo un’indagine condotta dalla rivista scientifica *Nature*, l’accuratezza di Wikipedia non è da meno rispetto a quella dell’Enciclopedia britannica. Potere dell’intelligenza collettiva e della cooperazione, come hanno avuto modo di sperimentare già da anni i programmatori di software open source. Su OhMyNews, il sito di informazione sud-coreano più visitato (oltre un milione di utenti al giorno), il 70% dei contenuti sono prodotti da circa 40 mila cittadini-reporter, utenti comuni che decidono di dare il proprio contributo inviando un articolo.
La redazione è composta di sole 47 persone. Negli Stati Uniti le università di Berkeley e di Harvard hanno aperto un [centro di ricerca](http://citmedia.org/blog/about) sul “citizen journalism”, la cui direzione è stata affidata al più illustre studioso del fenomeno, il giornalista e blogger Dan Gillmor. Come ha scritto l’Economist nella sua recente inchiesta sui nuovi media la società è nella prima fase di quella che appare essere una rivoluzione mediatica della stessa scala di quella dell’avvento della stampa di Gutenberg nel 1448. L’era dei mass media sta lasciando spazio a quella dei media partecipativi e personali.” No, i blog non sostituiranno i giornali, ovviamente. Ma i cittadini grazie a internet hanno ora la possibilità di selezionare liberamente le proprie fonti di informazione, di commentarle, di esprimere le proprie opinioni, di mettere in rete il proprio patrimonio di conoscenze ed esperienze personali per creare in modo cooperativo nuove forme di informazione, slegate dalle regole e costrizioni dei mass media tradizionali.
Questo costringe i mass media a ridisegnare il patto di fiducia con i propri lettori. “Le persone un tempo note come audience”, ha scritto Jay Rosen, professore di giornalismo all’università di New York. Forse nessuno è riuscito a sintetizzare meglio questa dinamica come Tom Curley, il direttore dell’agenza di stampa Associated Press, che nel discorso di apertura della conferenza dell’Online News Association del 2004 ha affermato: «come abbiamo potuto vedere chiaramente nell’ultimo anno, i consumatori vorranno utilizzare la natura interattiva di internet per partecipare direttamente allo scambio delle notizie e delle idee. L’informazione come lezione sta lasciando spazio all’informazione come conversazione». **Stampa e regime… e Radio Radicale** Radio Radicale, nata a metà degli anni ‘70 come radio libera, ha saputo innovare l’informazione grazie a una politica editoriale unica e rivoluzionaria per le pratiche del giornalismo italiano. Dare ai cittadini accesso diretto e senza alcun filtro alle sedute del Parlamento, ai congressi di tutti i partiti, alle aule dei tribunali, ai principali eventi politici pubblici. Fornire ogni mattina una rassegna della stampa quotidiana, mettendo a confronto le interpretazioni delle testate. Permettere agli ascoltatori di intervenire senza alcuna selezione nei filidiretti o registrando messaggi sulle proprie segreterie telefoniche. Una politica editoriale ispirata dal motto di Luigi Einaudi “conoscere per deliberare”, purtroppo dopo decenni ancora rivoluzionario in Italia, dove il giornalismo è caratterizzato dalla sua connivenza con il sistema politico, dal suo assetto corporativo, dal controllo dello Stato o di pochi e potenti gruppi industriali, da scarsissia autonomia, poche inchieste, ancor minore deontologia professionale. Chiunque può riconoscere il ritratto del giornalismo odierno in quello che Enzo Forcella scriveva nel 1959: * “Un giornalista politico, nel nostro paese, può contare su circa millecinquecento lettori: i ministri e i sottosegretari (tutti), i parlamentari (parte), i dirigenti di partito, sindacalisti, alti prelati e qualche industriale che vuole mostrarsi informato. Il resto non conta, anche se il giornale vende trecentomila copie. Trascurando questo elemento ci si esclude la comprensione dell’aspetto più caratteristico del nostro giornalismo politico, forse della intera politica italiana: è l’atmosfera delle recite in famiglia, con protagonisti che si conoscono fin dall’infanzia, si offrono a vicenda le battute, parlano una lingua allusiva e, anche quando si detestano, si vogliono bene”. *(Enzo Forcella, “Millecinquecento lettori. Confessioni di un giornalista politico”, Donzelli, 2004)* Quarantacinque anni dopo, nell’introduzione al libro che raccoglie una delle rarissime inchieste sociali svolte da un quotidiano italiano, [Profondo Italia](http://www.corriere.it/speciali/2003/Cronache/nuove-italie/) del Corriere della sera, il giornalista Dario Di Vico scrive: * “L’impressione è che si stia costruendo un ‘pluralismo per pochi’: aumenta il numero delle testate, accanto ai giornali a grande tiratura sorgono quasi di continuo nuovi e combattivi fogli quotidiani di opinione, ma nel contempo diminuisce il monte-lettori. Aumenta il volume di mazzette che gli addetti ai lavori della società colta consumano al mattino nei loro uffici, ma poco ancora si fa perché i giovani assaporino il gusto di sfogliare i giornali o perché un altro lettore non si allontani. Dare visibilità ai problemi sociali, raccontare conflitti verticali, non vivere di soli retroscena in cui si narrano i conflitti tra le élites, diventa la condizione necessaria per avere giornali indipendenti. Più lettori, più autonomia”. Non è un caso che poco più avanti Dario Di Vico scriva: * “Nel nostro caso le nuove tecnologie interattive hanno svolto un ruolo importante. Dopo ogni puntata di Profondo Italia il sito online del Corriere della Sera ha ospitato innumerevoli interventi di lettori, che non solo esprimevano il loro giudizio sul lavoro del giornale ma – ed è qui la novità – raccontavano le loro esperienze in materia, contribuendo così ad arricchire il quadro delineato dall’inchiesta e a fornire nuovi spunti di indagine e approfondimento: un contributo di cui i giornali non potranno più fare a meno.” *(Dario Di Vico ed Emiliano Fittipaldi, “Profondo Italia”, Bur, 2004)* **La nostra missione** Noi vogliamo tornare a mettere al centro dell’informazione il cittadino e il suo diritto a conoscere per deliberare. Crediamo che questo sia il fondamento della democrazia, e crediamo che nei nuovi media risieda un potenziale tutto da esplorare per scardinare gli assetti attuali del sistema dell’informazione e creare un nuovo spazio, una nuova agorà in cui il cittadino è chiamato a dare un contributo attivo. Ogni persona rappresenta un patrimonio unico e insostituibile di conoscenza. Vogliamo creare lo spazio per la condivisione e l’arricchimento di questo patrimonio. L’attività informativa di Radio Radicale ha rappresentanto uno dei rarissimi esempi di servizio pubblico svolto efficacemente da un soggetto privato. Il nostro obiettivo è quello di alimentare il bene comune dell’informazione e della conoscenza. Grazie a internet e alla nostra avventura nel giornalismo partecipativo, speriamo di divenire più forti come strumento per una libera circolazione delle idee.