Cinema

Cosa succede nel mondo del cinema con le ultime novità in questa città

Cultura

La cultura attraverso i libri che raccontano la città e il tempo

Musica

La sezione per la musica italiana e gli eventi romani

Video

I video della redazione di Romalive, interviste, servizi e approfondimenti a 360 gradi!

Home » Cinema

Il cigno nero: una Natalie Portman da Oscar

Scritto da on martedì, 8 marzo 2011No Comment

Non è certo una novità che il talento inconfondibile e disturbante di Darren Aronofsky faciliti i suoi attori nell’ottenere riconoscimenti importanti. Finora, però all’ambitissimo premio Oscar ci si era soltanto avvicinati. Ci era andata vicina una ormai anziana, ma sempre portentosa, Ellen Burstyn, che la preziosa statuetta se l’era comunque conquistata nel lontano 1974 grazie a Martin Scorsese, quando interpretò il suo Alice non abita più qui; avendo poi al suo attivo altre nomination, l’ultima delle quali ottenuta per l’appunto con Requiem for a Dream di Aronofsky, dove interpretava una impressionante figura di madre fagocitata dalla società dei consumi e ossessionata dai farmaci per il dimagrimento, al punto di sviluppare una insana e devastante forma di dipendenza. Per il penultimo film realizzato da Aronofsky, The Wrestler, le nomination erano state addirittura due: nel 2009 vennero candidati sia Mickey Rourke, superbo mattatore di una crepuscolare sfida dentro e fuori il ring, che la brava Marisa Tomei, in lizza quale miglior attrice non protagonista. Ma nessuno dei due la spuntò. Con Black Swan il cinema di Aronofsky, finalmente, ha fatto bingo. E ci è riuscito grazie a Natalie Portman, ex ragazzina prodigio (Léon di Luc Besson, Heat – la sfida di Michael Mann, Tutti dicono I love you di Woody Allen), autrice poi di una cavalcata trionfale attraverso ruoli come quello di Padmé nella saga di Guerre Stellari o quello della ribelle Evey in V per vendetta.

Adesso la bella Natalie è Il cigno nero, un cigno capace di planare sugli Oscar con grazia indicibile, beandosi del premio e lasciando al contempo profondamente turbate le platee cinematografiche. Già, perché apparentemente Black Swan è l’ennesimo film ambientato nell’ostico e competitivo ambiente della danza, focalizzato su rivalità feroci, non immune da stereotipi come quello incarnato da un sanguigno Vincent Cassel, coreografo e regista del balletto capace di fomentare appetiti sessuali col suo carisma e con una fisicità decisamente aggressiva. Ma questa, come dicevamo, è solo l’epidermide del progetto cinematografico di Darren Aronofsky. Il visionario cineasta prende a pretesto l’innocenza (presunta) e la totale dedizione al balletto della protagonista Nina Sayers, ovvero Natalie Portman, per costruire un personaggio delicato e spaventoso al tempo stesso. Sotto “il lago dei cigni” si sente ribollire un magma oscuro. Le musiche di Tchaikovsky (e non solo) scortano Nina in quel percorso estatico che, attraverso una progressione drammatica inesorabile, pone la ragazza a contatto con le sue più intime fobie, con le nevrosi radicate in lei da un ambiente socio-famigliare opprimente, angoscioso, sottilmente autoritario. Le tensioni nella prima parte del film sono compresse, stagnanti, imprigionate in un’atmosfera spessa, eppure esistono; per poi esplodere in un crescendo sempre più barocco, segnato dall’uso violentemente espressionista di morphing e di altri effetti in digitale che, pur con qualche sporadica concessione al grottesco, tendono ad assumere venature orrorifiche. Nel finale, sotto la pressione del ruolo di prima ballerina faticosamente acquisito, non è più un mondo irto di difficoltà a spalancarsi davanti agli occhi di Nina, ma è la mente turbata di Nina a spalancarsi sul mondo. Lo colora coi propri sogni e coi propri incubi. Odette e Odine, il cigno bianco e il cigno nero racchiusi nella stessa figura femminile, ovvero il frammentarsi di una personalità borderline, processo doloroso che ne precorre la fragorosa caduta. Questo gioco di simmetrie, che coinvolge anche i sapienti contrasti cromatici della pellicola, sembra contagiare anche le scelte di casting: da un lato le due personalità più risolte, proiettate all’esterno, manipolatrici, ed in qualche misure superficiali, rappresentate da Thomas (il già citato Vincent Cassel) e dalla ballerina rivale Lily (che possiede la bellezza quasi ridondante di Mila Kunis); dall’altro l’equilibrio psico-fisico precario esibito da Nina/Natalie Portman, che si sovrappone all’usura dei nervi e del corpo cui è già andata incontro Beth Macintyre, precedente star del balletto impersonata da Winona Ryder in modo assai convincente. L’ago della bilancia di questo quadro così delicato, una presenza ingombrante che con la sua ansia di controllo faciliterà il crollo di Nina, è senz’altro sua madre Erica: inquietante ritratto di una matriarcalità  castrante e severa, affidato alla brava Barbara Hershey.

Ma attenzione, l’efficacia e la notevole resa emotiva di Black Swan sono anche il prodotto di una coerenza stilistica che, pur non raggiungendo forse gli esiti altissimi di Requiem for a Dream e The Wrestler, persegue in fondo gli stessi obiettivi: mostrare con una sorta di accanimento tearapeutico il deflagrare del rapporto tra testa e corpo, tra proiezioni mentali e concretezza delle azioni, possibilmente in quelle situazioni estreme che amplificano il senso di costrizione, di subdolo condizionamento, indotto dalla società dei consumi. A livello registico la ricerca del dettaglio, l’esibizione quasi compiaciuta delle cicatrici, l’ossessività di certi gesti riprodotta in fase di montaggio, l’esaltazione dello sforzo fisico spinto all’estremo, rendono possibile una parziale identificazione del corpo femminile di Natalie Portman in Black Swan con quello di Mickey Rourke in The Wrestler: entrambi i corpi, quello della ballerina e quello del lottatore, offerti al pubblico in una sorta di rituale barbaro.

Comments are closed.

Cultura »

Il Futuro chiama a cura della Gestalt esperienziale CIG

La Gestalt esperienziale con la CIG, sabato 10 dicembre 2016 ore 9,30 la Gestalt presenta il seminario “Il Futuro chiama” presso Roma Scout Center, Largo Scautismo n. 1.
“Il Futuro chiama” – il ciclo della progettualità secondo il metodo della Gestalt esperienziale© a cura di Paolo Greco e Raffaele Appio

Musica »

Graham Nash con il suo “This Path Tonight” all’Auditorium Parco della Musica

Graham Nash con il suo “This Path Tonight” all’Auditorium Parco della Musica

Il ponte del 2 giugno non è riuscito a portare troppo lontano gli italiani e gli stranieri vista fans del mitico Graham Nash, cantautore senza tempo per la presentazione del suo nuovo disco “This Path Tonight”

Video »

Intervista Liceo Aristotele parte 2

Intervista Liceo Aristotele parte 2