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IrishFilmFesta: Intervista a Boris Sollazzo

Scritto da on sabato, 17 Dicembre 2011No Comment

 

 La quinta edizione dell’Irish Film Festa è stata in realtà la seconda ad ospitare un concorso dedicato ai cortometraggi. Per una piccola ironia del destino, chi scrive si è trovato nella scorsa edizione ad affrontare quello stesso ruolo di giurato che quest’anno, invece, ha visto  protagonisti Daniela Catelli, Matteo D’Arienzo, Leonardo Paulillo, Boris Sollazzo. E’ nata quindi in maniera piuttosto naturale e spontanea l’idea di contattare Boris Sollazzo, collega ed amico che con notevole entusiasmo, e con altrettanto impegno, ha partecipato insieme agli altri membri della giuria a questa piccola avventura nei territori, tutti da esplorare, del giovane cinema irlandese. Cominciamo col dire che il corto vincitore dell’edizione 2011 di IRISHFILMFESTA è Pentecost, diretto da Peter McDonald, regista già noto come valido attore (I Dilettanti, Nora). Pentecost, vincitore anche del festival di Galway 2011, sembra aver messo tutti d’accordo i componenti della giuria, altrettanto concordi nell’assegnare una menzione speciale a Procrastination, il cortometraggio d’animazione di Johnny Kelly. Ma sentiamo direttamente da Boris, giornalista cinematografico sempre attento alle novità che offre il panorama internazionale, come sono andate le cose.

– Innanzitutto, Boris, quali sono le tue impressioni sul cinema irlandese, per quanto si riesce normalmente a vedere in giro e anche sulle basi della particolare esperienza avuta nella giuria dei corti, all’Irish Film Festa?

Boris Sollazzo: Guarda, di primo acchito direi che il cinema irlandese non goda di grandissima salute, anche considerando che pochi film riescono ad uscire dai confini nazionali, ad essere visti all’estero; ma d’altro canto sono rimasto colpito da un paese che alla cultura ci tiene molto, da quella organizzazione che sta portando a migliorare sempre di più la produzione interna. Succede così, e si è visto anche attraverso i corti, che i giovani autori abbiano una vitalità sorprendente, tale da far pensare a quei paesi che hanno poi vissuto stagioni cinematografiche esaltanti, per quanto brevi. Come la Danimarca di Von Trier e soci, o la Romania. Ecco, l’Irlanda ha le potenzialità per essere, col suo cinema, una nuova Danimarca. Dipende in parte dal fatto che vi è una identità molto forte, oltre che dall’emergere di autori intelligenti, capaci di portare sullo schermo quella fantasia che il cinema europeo sta perdendo.

Parlando del cinema irlandese hai già accennato ai corti. E’ un settore della produzione cinematografica che sei solito seguire e che, in generale, riesce ad appassionarti?

Boris Sollazzo: Sì, quello dei corti è un mondo che seguo abbastanza spesso, così come mi capita spesso di essere chiamato in giuria per valutarli. Devo dire che, proprio per il fatto di seguire ed amare questa forma breve, fin troppe volte tocca assistere e cose davvero brutte, mediocri: è un po’ come la novella rispetto al romanzo, nel senso che può avere esiti altissimi ma non sono molti a saperla fare bene. In Italia, purtroppo, la percentuale di corti validi non è così alta, mentre sorprende osservare la qualità media di tali prodotti in paesi come l’Irlanda.

-Ecco parliamo proprio di questa esperienza da giurato all’Irish Film Festa, del livello medio della selezione, del rapporto con gli altri membri della giuria…

Boris Sollazzo: Posso confermarti intanto che per il mix di sintesi narrativa, capacità tecniche e originalità delle storie, il livello della selezione è stato davvero molto alto. Anzi, potrei anche sbilanciarmi, nel dire che il livello è stato uno dei più alti tra i concorsi cui ho partecipato. Oltre che per la scelta dei film bisogna complimentarsi con la direttrice artistica del film, Susanna Pellis, per come ha messo insieme la giuria: una giuria con anime diverse tra loro, fatta di persone dalle competenze e dai trascorsi piuttosto vari, ma a cui piace confrontarsi liberamente, per cui l’esperienza è stata davvero piacevole. Io poi sono il classico giurato che non esce dalla stanza finché non è del tutto convinto, così mi ha fatto piacere avere a fianco persone altrettanto attente e concentrate, oltre che simpatiche e capaci di condividere i necessari momenti di leggerezza. Peccato, allora, che pur essendo impegnativo quello del giurato non sia un lavoro retribuito, peccato anche che le giurie cambino sempre, sennò ci era persino venuto in mente di riproporci ad altri festival quale blocco unico di giurati, buono per tutte le occasioni, tanto ci siamo trovati bene insieme!

 –Venendo infine alle vostre scelte, avete menzionato un corto animato, il che ci ha fatto tornare in mente la bellezza del lungometraggio di animazione già candidato all’Oscar The secret of Kells, per poi premiare Pentecostal di Peter McDonald, che grande successo ha riscosso anche durante la proiezione col pubblico. Prima che io riporti le motivazioni, vuoi aggiungere qualcosa su entrambi?

Boris Sollazzo: In effetti abbiamo voluto menzionare Procrastination di Johnny Kelly, anche per dare un piccolo segnale di quanto sia valida in questo settore la produzione irlandese, tant’è che pure l’altro corto di animazione è risultato tra i sacrifici più sofferti, al momento di restringere la rosa dei premiati. Oltre a voler rilevare la grande forza che ha l’industria dell’animazione in Irlanda, di Pentecost abbiamo apprezzato la destrutturazione della parola, quel gioco semantico non facile comunque da rappresentare sullo schermo. Quanto al premio che con grande soddisfazione abbiamo attribuito a Pentecostal, corto in cui il rito religioso e quello calcistico risultano perfettamente sovrapposti, ci hanno colpito in modo assai positivo la scelta di fondo, così dissacrante a livello simbolico, nonché l’equilibrio del racconto e la suspance che si crea quando il parallelo tra preparazione della messa e spogliatoio di una squadra decolla, complice anche l’ottimo modo di riprendere ogni scena. Ecco, il regista Peter McDonald è proprio uno di quei giovani autori che sembrano ora maturi per realizzare qualcosa di grande, anche attraverso il lungometraggio.  

 

 

Ed ecco infine le motivazioni offerte dalla giuria.

Pentecost

Originale, glocal, divertente e irriverente, Pentecost unisce le due passioni irlandesi più forti- la religione e il calcio- in una storia narrata e mostrata con uno stile maturo e invenzioni geniali. La struttura parallela spogliatoio-sacrestia e la caratterizzazione di tutti i personaggi ci presentano un regista di serie A.

Original, “glocal”, funny and flippant: Pentecost combines two of the major Irish passions, religion and football, in a story told and shown with  mature style and brilliant ideas. The parallelism between locker room and vestry and the characters’ depiction reveal a Major League director.

Procrastination

La voce narrante, psichedelica e incalzante, disegna un’animazione che si reinventa continuamente, sorprendendoti con cambi di stile repentini e fantasiosi, fino a un finale “lapidario”. Un bell’esempio della grande forza dell’animazione irlandese.

 The speaker – “psychedelical” and pressing – draws an animation   continuously reinventing and transforming herself, and surprising the viewer with sudden and imaginative changes in style, until the “lapidary” ending. A good example of the great strenght of Irish animation.

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