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Ai microfoni di Media Live intervista al Direttore Generale CNA Lazio, Franco Cervini

Scritto da on giovedì, 24 marzo 2011No Comment

Direttore un dato preoccupante è quello che ha visto la chiusura di numerose aziende laziali alla fine del 2010, a suo avviso, qual’è la reale situazione?
I dati restano preoccupanti, fatto salvo deboli segnali di ripresa in determinati settori dell’economia, e riguardano soprattutto le piccole e piccolissime imprese. Il tasso di mortalità delle aziende è ancora troppo elevato anche se è bilanciato dalla nascita di nuove realtà, infatti, se facciamo un bilancio tra le aziende che chiudono e quelle che aprono, questo bilancio risulta positivo. Tuttavia non dobbiamo farci condizionare da questo dato, sono ancora troppe le imprese che sono costrette a interrompere la loro attività e spesso quelle che nascono lo fanno per necessità e non per scelta.
In ogni caso il “tessuto” della regione Lazio è composto dalle imprese che riescono a mantenere una grande vitalità malgrado le molte difficoltà che devono affrontare e che cercano di superare reagendo e rinnovandosi. Ovviamente questo non basta, questa capacità delle imprese va sostenuta dalle istituzioni, dalle banche, vi è la necessità di una maggiore apertura, senza delle politiche di rilancio non riusciremo ad uscire dalla crisi.

Riguardo alle nuove imprese, molto spesso queste nascono da persone che prima era lavoratori dipendenti, poi sono diventati cassaintegrati e infine sono stati licenziati, decidendo così si aprire Partita Iva, lei cosa ne pensa di questo fenomeno?
Che questo fenomeno esiste e bisogna coglierne l’aspetto positivo, anche se ad onor del vero ci sono anche giovani che decidono di fare impresa, bisogna sempre approfondire i dati che ci vengono mostrati per capire cosa sta avvenendo nella nostra società.

Qual’è la vita media delle ditte individuali e delle PMI?
La vita media, soprattutto delle ditte individuali, purtroppo, è molto bassa. Gli anni più difficili sono i primi, moltissime imprese dopo 4 anni cessano la loro attività. Le aziende, soprattutto quelle più giovani, hanno bisogno di certezze, nei tempi di pagamento, negli eventuali contributi che devono ricevere, se non c’è questa non può esservi programmazione. Basti pensare al fotovoltaico e alle fonti rinnovabili, il governo si è rimangiato l’approvazione di un decreto, siglato il 3 marzo, e le imprese coinvolte, in particolar modo quelle che si occupavano di impiantistica, si sono trovate senza più crediti da parte delle banche. La nostra associazione sta facendo una campagna in difesa di questo.

Il Cip6 della bolletta telefonica servirebbe per finanziare le energie rinnovabili, ad oggi, però, il governo non ha stanziato un euro dei 6 miliardi che dovrebbe ridistribuire, come si fa a programmare se neanche le leggi vengono rispettate?
Questo è stato uno dei punti che proprio in questi giorni il Presidente Nazionale CNA, Ivan Malavasi, ha sottoposto, durante un incontro, al Ministro Romani che si è dimostrato disponibile a prendere provvedimenti su questa tematica.

Non vengono stanziati i fondi a chi ha partecipato ai bandi POR, le PMI stanno rallentando e la Regione, che potrebbe essere un volano, ha accorpato due deleghe pesanti come i rifiuti e le piccole e medie imprese, lei pensa che sarebbe possibile creare due assessorati diversi?
Questo problema delle deleghe esiste, ma adesso è importante recuperare i ritardi che ci sono. In Regione sono cambiate diverse cose, le opportunità di confronto sono ridotte rispetto al passato, la giunta Polverini non ha ripreso il modello di coinvolgimento delle passate legislazioni, diverse volte abbiamo lamentato le esigue occasioni di confronto con le amministrazioni. Noi non ci poniamo mai in modo pregiudiziale, noi rappresentiamo delle categorie e per questo è molto importante rendere il confronto più stringente. Noi abbiamo cercato il dialogo anche durante l’approvazione del bilancio, giusti gli interventi per il risanamento della sanità, ma vi è la necessità stringente di un sostegno alle imprese, soprattutto le più piccole. Bisogna anche dire che il 2010 ha coinciso con il cambio di giunta e questo ha comportato diversi ritardi e la nuova amministrazione ha portato ad una nuova gestione, che ha visto la riprogrammazione di diversi ambiti, come il POR FESR, che ha visto una sua riformulazione, in particola modo per quanto concerne il programma operativo. L’Asse I quello che riguarda la ricerca e l’innovazione, ad esempio, ha ricevuto maggiori risorse, circa 80 milioni in più.

Questi incentivi, però, più che per favorire la ricerca sono stati stanziati per far si che le aziende comprassero nuove tecnologie o sbaglio?
La proposta che hanno fatto è quella di incentivare la tecnologia, di favorire il trasferimento di questa, dell’innovazione nelle aziende anche attraverso l’acquisto. A proposito di questi fondi, credo che bisognerà seguirne attentamente l’iter, soprattutto per evitare un disimpegno per l’anno a venire. Sempre in tema di interventi a favore delle aziende, sono molto importanti anche quelli regionali, i confidi, mi auguro, quindi, che al più presto la Regione presenti un pacchetto di misure in tal senso, anche perché, se il sistema Lazio non mette strumenti adeguati e risorse, difficilmente afferreremo il treno delle imprese.

Perché non organizzate uno sciopero delle piccole e medie imprese al livello nazionale?
Il problema non è lo sciopero, il vero problema è far sapere cosa stiamo facendo.

E’ possibile vedere il video dell’intervista cliccando su: I parte , II parte 

e III parte.

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