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Villa Doria Pamphilj: Luciano Damiani, la rivoluzione della scena

Scritto da on venerdì, 10 Giugno 2011No Comment

Far conoscere al pubblico l’idea di teatro di Luciano Damiani sottolineandone la valenza rivoluzionaria per la scena del Novecento – dalla scenografia alla regia fino all’architettura teatrale – è la ragione principale della mostra Luciano Damiani – la rivoluzione della scena documenti di teatro/Teatro di Documenti alla Casa dei Teatri di Roma fino al 26 giugno 2011, a cura dell’Associazione Amici del Teatro di Documenti, promossa da Roma Capitale Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, Biblioteche di Roma e Teatro di Roma in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. La mostra è corredata da un catalogo con interventi, tra gli altri, di Luigi Lunari, Moni Ovadia e Piero Sartogo.

Numerosi i visitatori della mostra, tra cui anche gruppi di studenti di scenografia dalle Accademie d’Italia: Bologna, Firenze, Roma, Frosinone. Luciano Damiani si dedica fin da giovanissimo all’attività teatrale, nel dopoguerra, dopo aver acquisito una solida formazione pittorica alla scuola di maestri quali Giorgio Morandi. Intuisce subito che la realtà tridimensionale del teatro ha bisogno di essere strutturata non decorata e non può essere affrontata con le stesse leggi della pittura. Il suo metodo di lavoro si indirizza verso il superamento del puro intuito creativo a favore dell’osservazione attenta degli spazi, lo studio delle percezioni dell’occhio e delle impressioni ricevute dal cervello.

Damiani affronta dunque la progettazione di scene e costumi in maniera analoga al regista, solo dopo uno studio meticolosissimo e approfondito del testo teatrale o della musica e del libretto di un’opera lirica. Afferma così il ruolo della “scenografia critica”, definendo un rinnovato ruolo protagonista della figura dello scenografo e lottando per il riconoscimento della scenografia come opera tutelata da diritti d’autore come qualsiasi opera d’arte.

Tuttavia, dopo avere compiuto una “rivoluzione” della scena del Novecento, comprende che questo non è ancora il suo teatro ideale e diventa architetto teatrale per inventare la scena-teatro ininterrotta del Teatro di Documenti. A 58 anni, finanziandolo completamente e costruendolo con la sola forza delle sue braccia, Damiani si impegna in un’impresa solitaria e immensa dalla quale nasce il Teatro di Documenti, nel Monte Testaccio di Roma, sintesi compiuta della sua idea di teatro: uno spazio luminoso, un labirinto di sale, scale, specchi, un teatro-tempio in cui la barriera attore-spettatore viene abbattuta. L’allestimento della mostra si avvale di un sistema di strutture autoportanti di sostegno inventate dallo stesso Damiani e si suddivide in varie sezioni, ognuna delle quali illustra una particolare fase del lavoro dell’artista, percorrendo oltre sessant’anni di teatro. Quale criterio di allestimento si è seguito l’ordine logico stabilito dalle pagine-manifesto dello scritto di Damiani “Le Astrazioni Geometriche” che rappresenta la sintesi teorica della sua ricerca. Sono presenti bozzetti di scene e bozzetti di costumi, montati su supporti di legno e incorniciati con nastro di carta marrone ad evidenziare la loro natura di strumenti di lavoro; disegni tecnici; fotografie di scena; materiale video e documenti inerenti la sua attività professionale; lettere, ricostruzioni di scene e personaggi di spettacoli creati al Teatro di Documenti. Il visitatore potrà così ammirare i materiali progettuali che hanno guidato la creazione di spettacoli che hanno segnato la storia del teatro del Novecento, quali Vita di Galileo, Il ratto dal serraglio, Idomeneo, Aida… e scoprire il Teatro di Documenti, dalla sua nascita fino all’appassionante ricerca che lì vi ha svolto Luciano Damiani. In concomitanza dell’inaugurazione della mostra, oltre alla visita guidata, l’Associazione Teatro di Documenti ha curato Omaggio a Luciano Damiani, un intervento a più voci in cui si è ripercorsa l’intera storia di Damiani con il supporto visivo di proiezioni. Sempre negli spazi di Casa dei Teatri, si è inoltre svolto un ciclo di incontri di approfondimento incentrati sulla figura e l’opera di Damiani: Il teatro di Luciano Damiani: la rivoluzione della scena, la ricostruzione del mondo, a cura di Carla Ceravolo; La regia di Damiani: il mosaico verbale, a cura di Danilo Gattai; Archetipi e nuove frontiere delle tecniche scenografiche, a cura di Daniele Paolin; Il costume per Luciano Damiani: opera d’arte e strumento critico di espressione, a cura di Sybille Ulsamer; Il teatro dell’utopia: il Teatro di Documenti di Luciano Damiani, a cura di Adelaide Ceraolo; Il teatro è indispensabile, a cura di Anna Ceravolo.

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