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Roma e la sua lingua: “Ahò, ma che c’hai preso ‘a residenza a ‘sto semaforo?”

Scritto da on giovedì, 20 maggio 2010No Comment

Roma è la città eterna; percorri le sue strade e ti sembra di ricalcare i passi di Cicerone, Augusto, Cesare, stessi luoghi, stessi monumenti, una fotografia del passato. Ma i secoli sono trascorsi e moltissime cose sono cambiate, questo è innegabile, a partire dalla lingua. Sicuramente oggi non sentirete più nessuno esclamare “Quo Vadis”, al massimo sentirete “M’ ando vai?”, ma anche questa è Roma; anzi, i suoi modi di dire sono diventati espressione di una nuova romanità, che dell’ironia ha fatto la sua sigla identificativa. Quindi, se volete sentirvi veramente romani, è opportuno fare pratica anche con queste espressioni; per ovvi motivi non potrò riportarle tutte, ma un piccolo assaggio potrà mettere tutti sulla giusta strada. Immaginate il traffico romano, immaginate di metterci 2 ore a fare venti chilometri, cosa abbastanza normale nella Capitale; immaginate qualcuno che ci mette più di un minuto per partire al semaforo, a Roma si richiedono prestazioni da pilota di formula uno allo scattare del verde, e voilà che dalla macchina vicina sentirete qualcuno esclamare: “A nonno, guarda che più verde de così nun diventa!” o “ Che aspettamo, che se mette ‘n moto l’asfarto pe’ annassene da ‘sto ‘ncrocio!?” o ancora “ A moro, c’avemo solo quei tre colori: è ‘scito ‘r verde, che volemo fa?”. Incredibile, ma alla fine non si può che sorridere di fronte ad una creatività linguistica ed espressiva come questa, anche se magari l’intento altrui è quello di mandarvi il più lontano possibile ma, come direbbero a Roma, “Bella regà, se vedemo e se non se vedemo speramo che è pe’ corpa tua”

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