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Stop. In the Name of Love: l’Orso

Scritto da on mercoledì, 11 Maggio 2011No Comment

Raramente, negli ultimi tempi, ci era capitato di entusiasmarci tanto per uno spettacolo teatrale. Il miracolo è avvenuto grazie a Stop. In the Name of Love: l’Orso, libero adattamento dell’opera di Cechov che andrà ancora in scena questa sera al TEATRO SALA UNO di Roma, dopo aver riscosso consensi e fragorosi applausi nelle serate del 9 e del 10 maggio. La singolarità di questa messa in scena è palpabile sin dall’inizio, considerate alcune scelte piuttosto inusuali della regista ed interprete Francesca Viscardi Leonetti: difatti nella mezz’ora che precede l’inizio vero e proprio viene concesso al pubblico di accomodarsi in sala, mentre gli attori già si aggirano in scena e tra gli spettatori che ancora prendono posto, ripetendo ossessivamente un gesto, un’azione, una posa, appartenenti all’universo del loro personaggio ma non necessariamente a quanto scritto nel testo. Sono “momenti privati” dell’attore solitamente non condivisi col pubblico, che così proposti creano da subito un diverso rapporto tra chi è in scena e chi assiste alla rappresentazione, interferendo quindi in modo proficuo su quella sorta di barriera invisibile, già messa in discussione dalle tante voci nuove che hanno operato nel teatro del Novecento.

Quando lo spettacolo ha inizio sul serio, ci si rende conto che le sorprese non sono finite. Nel testo originale di Anton Cechov, L’Orso, sono solitudini e modi diversi di interpretare la diffidenza nei confronti dell’altro a confrontarsi, attraverso il burrascoso incontro tra la Popova e Smirnov: Elena Ivanovna, vedova inconsolabile, riceve suo ma grado la visita di un Grigorii Stepanovic Smirnov letteralmente infuriato, anche perché, a causa di una delicata congiuntura finanziaria, vorrebbe che la donna saldasse immediatamente i debiti del defunto marito. Insomma, per Smirnov non è un momento roseo. Al tempo stesso la Popova ritiene che quello screanzato abbia scelto un momento poco opportuno, vorrebbe anzi aspettare l’arrivo del suo fattore. E’ una questione di momenti. Una questione economica. Ma anche e soprattutto una questione di stati d’animo. Il duello verbale rischia perciò di trasformarsi in un duello reale, con tanto di pistole, alla presenza di Luka (Valeria Berardelli), domestico che tenta non senza difficoltà di mediare tra i due. Se però il tanto esibito e gridato disprezzo celasse invece qualcosa di diverso? I sentimenti più forti e generosi si annidano a volte dove meno te lo aspetti. Francesca Viscardi Leonetti ha dimostrato di cogliere tutta la modernità di una piece che già proponeva, con una certa ruvidezza, l’inasprirsi e il ricomporsi del conflitto tra uomo e donna, esasperandone la portata grazie a scelte interpretative di grande coraggio. Non abbiamo ancora detto, infatti, che la Popova è interpreta simultaneamente da tre attrici, con la stessa Francesca Viscardi Leonetti affiancata da Lucilla Diaz e Claudia Tortorici, che si scambiano di continuo il personaggio. Stessa cosa per Popov, interpretato contemporaneamente da  Mattia Mor, Cristian Vit e Tiziano Mariani. Ne risulta un’interazione continua, serrata e a tratti frastornante tra attori che si divertono (visibilmente) a impersonare le diverse sfumature caratteriali dei due protagonisti. Quasi a mettere in scena, scomponendolo dadaisticamente, il processo di costruzione del personaggio. C’è chi ne incarna prevalentemente l’ira, chi la tristezza, chi l’euforia, chi la timidezza, chi il pianto, chi le grida, chi il bisbigliare. L’effetto più appariscente è una continua modulazione di toni che vanno dal tragico, al farsesco, allo sguaiatamente comico, così da trascinare il pubblico in una sarabanda di emozioni, da cui si viene progressivamente risucchiati. In scena non mancano gli errori. Le esitazioni. I piccoli cedimenti di un meccanismo che andrà ovviamente oliato, anche in vista di una ripresa dello spettacolo che dovrebbe avvenire tra qualche mese, stando alle indiscrezioni da noi ricevute. Eppure, nei momenti migliori della rappresentazione l’intrecciarsi vorticoso di azioni, battute e slanci emotivi tra gli interpreti assume tratti quasi geniali, assecondando un percorso che dall’inizio sommesso, quasi incolore, punta a un coinvolgimento sempre più forte. Contribuiscono poi elementi di ulteriore straniamento, come la vibrante canzone in inglese che si interpone nell’aspro battibecco tra i protagonisti, o le frasi sentimentali estranee al testo e recitate da un personaggio a margine della scena, l’incantevole Tiziana Rollo. Senza contare il brillante accompagnamento musicale di Marco Della Gatta, intervento quasi diegetico nel supportare la narrazione con spirito analogo a quello dei pianisti che, un tempo, commentavano in sala le intense immagini di un film muto.

9 – 10 – 11 maggio 2011 – ore 20.30

Free Mistake Project presenta

Stop. In the name of love: l’Orso

liberamente tratto da L’Orso di Anton Cechov
Regia
Francesca Viscardi Leonetti

Ne “L’orso” Popova e Smirnov si incontrano.
Si incontrano e non vogliono accorgersi di essersi incontrati.
I no hanno trasformato l’uomo in orso e il tradimento ha reso una vedovella guerriera del lutto.
Non vogliamo vedere che le cose potrebbero non andare come sempre… ma meglio…
ELENA IVANOVNA
Francesca Viscardi Leonetti – Lucilla Diaz – Claudia Tortorici
GRIGORII STEPANOVIC SMIRNOV
Mattia Mor – Christian Vit – Tiziano Mariani
LUKA
Valeria Berardelli
BON BON:
Tiziana Rollo
Al pianoforte
Marco Della Gatta
Visual artist
Joseph Lefevre
Assistente alla regia
Mauro Scarpa
TEATRO SALA UNO
Porta San Giovanni, 10 ROMA – INFO@WHERE2GO.IT    

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