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C’è del Lars in Danimarca… Il cinema di Lars Von Trier, selezione monografica 9/13 novembre 2011

Scritto da on venerdì, 4 Novembre 2011No Comment

In concomitanza con l’uscita nelle sale cittadine del suo ultimo lungometraggio Melancholia, Alphaville Cineclub propone, nella sua sede di Via del Pigneto 283 dal 9 al 13 novembre 2011 alle ore 21.00, C’è del Lars in Danimarca, selezione monografica dedicata al talento eccentrico di Lars Von Trier, il regista probabilmente più ambizioso e visivamente distintivo emerso dalle gelide acque danesi.
Lars nasce a Copenaghen nel 1956; il padre è un alto funzionario del Ministero per gli Affari Sociali, la madre una comunista militante che lo fa crescere senza limiti e senza proibizioni in totale libertà e che gli rivelerà solo poco prima di morire, nel 1990, di averlo concepito con un altro uomo nella speranza di trasmettergli geni migliori dal punto di vista artistico e creativo. Il piccolo Lars, assolutamente incapace di adattarsi alle regole scolastiche (lui che di regole non ne ha, può mangiare e dormire quando vuole, può scegliere se uscire o restare in casa, può fare insomma tutto quello che gli passa per la testa) abbandona presto le lezioni. Per un po’ sceglie di ricevere un’istruzione privata, poi si stanca anche di quella. A 12 anni interpreta il ruolo del protagonista in una serie per la tv e passa il tempo a ubriacarsi e a fare a pugni con i compagni. Termina gli studi da grande, per corrispondenza, solo per poter essere ammesso alla Den Danske Filmskole, nel 1979. I film infatti sono la sua sola vera passione, fin da bambino si diverte a girare brevi cortometraggi ed è solo per imparare i segreti della macchina da presa che decide di piegarsi alle leggi della scuola, stretta per uno come lui, ma evidentemente necessaria. Proprio a scuola realizza Nocturne e poi Images of a Relief, entrambi premiati per la migliore regia al Munich Film Festival. Grandissimo amico di Udo Kier e di Jean-Marc Barr, si diploma nel 1982 ed il suo primo lungometraggio risale a due anni dopo quando gira L’elemento del crimine (1984) primo capitolo della trilogia che comprende anche Epidemic, realizzato nel 1987 e poi Europa, girato nel 1991, attirando su di sé l’attenzione internazionale con una storia a tinte gialle che sfiora l’espressionismo, ma si mescola fortemente con elementi moderni ed attinge a piene mani nel campo della psicologia criminale. La pellicola vince il Gran Premio Tecnico a Cannes e gli permette di essere paragonato dalla critica a Andrei Tarkovsky ed Orson Welles.
Fondatore pure della casa di produzione Zentropa Enterprizes, il grande successo internazionale arriva nel 1996 con Le onde del destino, metafora sull’ambivalenza di peccato e purezza che vince il premio speciale della giuria a Cannes. Due anni più tardi, Lars von Trier realizza Idioti e nel 2000, grazie a Dancer in the dark, conquista la Palma d’Oro a Cannes per il miglior film.
Regista danese controverso ed avvezzo allo studio del Male, il più famoso e discusso dopo Carl Theodor Dreyer, di cui conosce a memoria tutti i film e che considera in qualche modo il suo maestro, a proposito di lui dichiara, con il suo tipico atteggiamento sfrontato: “Lo stimo anche perché è sempre andato controcorrente, non è mai sceso a compromessi con l’esprit du temp. Provo un gran rispetto nei confronti dei ribelli, e senza alcun dubbio lui lo era. O se si vuole: un martire. Perché è stato perseguitato dall’incomprensione e dalla maledizione”. Ribellione, provocazione, volontà di stupire, queste le parole chiave nella vita e nell’opera di Lars von Trier. Che tanto per cominciare si chiama semplicemente Trier e decide di aggiungere quel ‘von’ al suo cognome proprio per spirito di provocazione, per far discutere, anche se lui dichiara di averlo pensato in onore al regista Josef von Sternberg. Ma il suo atteggiamento distruttivo non è mai tale fino in fondo, la sua voglia di farla finita con certe regole e con certi stili non coincide mai con una semplice volontà di cancellare e abbattere gli schemi per pura provocazione. Nelle intenzioni di Lars von Trier c’è sempre un grande slancio creativo, una tensione a ricostruire, ad ordinare e a stabilire nuove regole, forse perchè senza regole ha trascorso infanzia ed adolescenza. Regole come quelle che abbraccia nel suo celebre manifesto Dogma 95 [movimento costituito da un esiguo numero di registi associati che rispettano un codice anti-hollywoodiano composto da 10 diktat: 1) le riprese devono esse fatte sul luogo, il set non deve essere costruito; 2) il suono non deve essere separato dalle immagini e viceversa (la musica può rimanere se è nel contesto); 3) la camera deve essere tenuta a mano; 4) la pellicola deve essere a colori, le luci speciali sono vietate; 5) filtri e trucchi visivi sono vietati; 6) il film non deve contenere omicidi, armi, azioni violente; 7) il film deve seguire la regola del “qui e ora”, sono vietati salti temporali e geografici nella narrazione; 8) il film di genere sono vietati; 9) il formato della pellicola deve essere “Academy 35 mm”. Scopo di tutto questo, secondo von Trier è «costringere la verità a uscire dai personaggi e dalle ambientazioni». Più che una ricerca cinematografica, è una ricerca filosofica della vera morale a svantaggio a volte del buongusto e dell’estetismo. Esattamente come un reale ed effettivo dogma di fede con il suo carattere di indiscutibilità], che impongono quello che definisce il ‘voto di castità’ cinematografica per recuperare la spontaneità e la verità del mezzo espressivo. Dunque nuove regole al posto di quelle vecchie ed una tensione, un’insofferenza costante che lo ha accompagnato fin dai primi anni di vita.
La selezione di Alphaville prevede la visione di molti dei film del regista,dalla metacommedia ingegnosa Il grande capo (2006) all’irritante ma efficace Idioti (1998), dal divertissment paranoico Le cinque variazioni (2003) al noir visionario L’elemento del crimine (1998), senza dimenticare lo sgradevole e penultimo Antichrist (2009)e due tra i suoi più noti ritratti di donna, la Medea (1988) senza dei né destino , sola con il suo atroce delitto e la Vendicatrice troppo vessata del film da camera Dogville (2003).

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