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Federalismo Fiscale: A sei mesi dalla scadenza della legge delega, si è fatto troppo poco, il PD tra proposte e critiche

Scritto da on venerdì, 10 Dicembre 2010No Comment

Ancora sei mesi, poi la delega legislativa conferita al Governo – legge 42 del 2009 – scadrà.
Questo significa che, il 21 maggio prossimo, si tireranno le somme di ciò che è stato fatto per rendere attuativo il federalismo fiscale.
Non è certo un segreto che sull’attuazione del federalismo il Governo si giochi la stabilità, visto che l’alleato Bossi non perde occasione per ricordare che è questo il primo punto in agenda. Ed è anche noto che per Roma, anzi per Roma Capitale, è necessario che la partita si chiuda il prima possibile.

Ma il quadro tracciato ieri dal Partito Democratico, schierato in pompa magna a dispetto delle ferie forzate del Parlamento, non rassicura. C’erano i vertici politici (il segretario Pier Luigi Bersani, il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, il presidente dei senatori Democratici Anna Finocchiaro) e quelli tecnici (Walter Vitali, capogruppo Pd in Commissione bicamerale sul federalismo fiscale, Marco Causi, vicepresidente dello stesso organismo parlamentare e Davide Zoggia, responsabile Enti Locali del Pd).
La situazione viene subito fotografata: lo spirito della legge 42 rischia di essere tradito.
Su trentuno oggetti di delega (cioè questioni che il Governo era chiamato ad identificare o risolvere per avviare l’attuazione del federalismo) solo nove risultano attuati o in corso di attuazione, sei risultano attuati parzialmente, mentre sedici risultano non attuati.

Manca una riforma fiscale complessiva; manca la definizione degli obiettivi di servizio, cui devono tendere le amministrazioni regionali e locali nell’esercizio delle funzioni riconducibili ai fabbisogni standard; mancano i cardini per passare dalla spesa storica ai costi standard per l’azione pubblica.
Ma il primo partito d’opposizione, ieri, è sceso in campo non con l’intento di denunciare, ma di fare proposte: su tutte, quella che il federalismo fiscale deve rientrare nel programma di un possibile governo di transizione, al pari della riforma elettorale. È proprio Bersani a rincarare la dose e a sostenere Franceschini – quasi dimentico dell’urgenza di rinnovare il sistema di voto . “Noi di federalismo – ha detto Bersani – ne sappiamo più di loro, perché alle spalle abbiamo le culture autonomiste che hanno fatto tutto ciò che di buono è nato a livello locale, dagli asili nido ai distretti artigianali”.
Dalle culture autonomiste alle proposte sul fisco municipale il salto è breve: per il Pd, bisognerebbe sostituire l’Irpef comunale e la tassa rifiuti con una service tax, una imposta sui servizi, basata su residenza, soggiorno o domicilio comunale che si configurerebbe come un prelievo sul consumo dei servizi non strettamente tariffabili forniti dal Comune (come strade, illuminazione, rifiuti, anagrafe). Il finanziamento integrale delle funzioni fondamentali, poi, va garantito anche attraverso quote di fondo perequativo e compartecipazione all’Irpef regionale e infine vanno regolamentati i contributi di scopo previsti dalle legge delega. Per quanto riguarda la cedolare secca sugli affitti, invece, la proposta è quella di applicarla solo ai nuovi contratti per favorire il trasferimento a vantaggio degli inquilini di una parte del beneficio fiscale accordato. Infine, si chiede di mantenere l’Ici sulle seconde case, azzerando però quella sugli immobili affittati a canone concordato.
Una proposta di federalismo corretto, dunque, come spiega la senatrice Finocchiaro: “La legge era di impronta lombarda, con i principi di sussidiarietà e solidarietà assenti e una impostazione egoistica per le regioni più forti”.
Saltato il sistema di trasferimento da Stato ad Enti Locali, che fino agli inizi del 2000 ha caratterizzato l’architettura dei bilanci, l’individuazione dei fabbisogni standard sembra essere la chiave per la finanza del Paese. Voto di fiducia atteso per il 14 dicembre a parte, sembra che maggioranza ed opposizione siano intenzionati a trovare la quadra. Ognuno col proprio ruolo e con le proprie battaglie.

di Donatella D’Acapito

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