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” Ndrangheta Made in Germany”

Scritto da on venerdì, 10 20 Dicembre10No Comment

“‘Ndrangheta made in Germany” è un libro realizzato dalla collaborazione fra il Dott. Orfeo Notaristefano giornalista e scrittore e il Senatore Giuseppe Lumia. Un libro che ripercorrendo tappe importanti della nostra storia, spiega i motivi che hanno condotto all’indiscussa affermazione della mafia calabrese, ramificata oggi, non solo in Italia ma anche all’estero, dove ha messo radici soprattutto in Germania.

Nel libro sono riportate le tappe fondamentali del percorso di ramificazione effettuato dalle cosche ‘ndrine che dalla Calabria si sono insediate via via in tutta l’Italia fino alla Lombardia, base operativa per l’espansione in Europa.

Recentemente l’Infedele di Gard Lerner ha dedicato una puntata al rafforzamento della ‘ndrangheta, una puntata costruita molto bene, nella quale però non è stato preso in considerazione un aspetto centrale per la comprensione dell’organizzazione strutturale del fenomeno. Nel percorso di ricostruzione storica, non è stato fatto alcun cenno all’omicidio di Carmelo Novella avvenuto nel 1992. Novella era il capo dell’organizzazione stanziata in Lombradia, ucciso per aver tentato di staccare la ramificazione lombarda dalle cosche reggine. Nonostante vi siano molteplici ramificazioni nel Lazio, in Lombradia, in Germania, gli ordini partono sempre dalla locride di Reggio Calabria.

Ma quanti sono gli affiliati?

Stabilire con precisione, quante persone siano affiliate direttamente o indirettamente alla mafia calabrese è molto difficile, tuttavia secondo quanto riportato dagli ultimi dati pubblicati dal Censis in Calabria, su 2 milioni di persone 400mila hanno relazioni con la mafia; nel conteggio rientrano gli attivi, i collaterali, i colletti bianchi, le famiglie collegate. In termini generali possiamo affermare che 1 calabrese su 5 ha relazioni con la malavita organizzata.

A quanto ammonta più o meno il fatturato annuo della ‘ndrangheta?

Il fatturato annuo della ‘ndrangheta ammonta a circa 44 miliardi di euro provenienti unicamente dal business della droga, tuttavia quello reale arriverà si 70 miliardi. I soldi ricavati dal commercio della droga sono poi reinvestiti in altri generi di attività che fruttano i restanti 30 miliardi l’anno. Se si sommassero i fatturati di tutte le organizzazioni mafiose, si arriverebbe alla cifra di 130 miliardi di euro l’anno. Quello che è importante sottolineare, è il fatto che il ciclo economico attivato dalla malavita organizzata non produce alcun beneficio per l’economia reale, anzi la danneggia, tanto che la Regione Calabria è fra le più povere d’Europa.

Una parte del Libro è dedicata al rapporto tra la mafia e la politica, quanto è  stretto il legame?

E’ un rapporto consolidato negli anni, alcune ‘ndrine dell’area di Crotone hanno addirittura organizzato viaggi per trasportare emigrati italiani, per assicurarsi  l’elezione di rappresentanti politici come quella di Di Girolamo. In Germania purtroppo il governo ha inizialmente sottovalutato la pericolosità del radicamento delle cosche calabresi, che negli anni si sono rafforzate enormemente comprando moltissime attività commerciali non solo nel campo della ristorazione.

La ‘ndrangheta sta sempre con chi comanda, ha stretto legami con esponenti del centro destra quanto con quelli del centro sinistra, li alleva e li inserisce poi nelle Istituzioni. Lo stereotipo del mafioso con la coppola è un ricordo del passato, i figli o i nipoti sono mandati a studiare nelle migliori Università, ecco perché riescono a dirottare il capitale ottenuto con il business della droga verso attività lecite grazie ad importanti movimenti finanziari.

Come può intervenire lo Stato per fermare tutto questo?

La mafia è diventata un fenomeno globale e lo Stato deve rispondere ad armi pari.

La nostra normativa antimafia è fra le più avanzate al mondo, noi proponiamo che anche il Parlamento europeo adotti i nostri stessi provvedimenti.

In un suo precedente libro affermava che avere un figlio drogato è come avere la stessa mafia dentro casa.

Il libro si chiama “Cocaina connection”, quello che è importante far capire alle persone e soprattutto ai più giovani è che dietro qualsiasi sostanza stupefacente c’è sempre la mafia, abbiamo svolto degli incontri nelle scuole durante i quali i ragazzi hanno manifestato un grande interesse. Ho più volte ripetuto loro che la cosa più importante non è stare lontani dalla droga, ma stare lontani dalla prima volta. I giovani coinvolti nella dipendenza dalle droghe sono sempre più giovani, le mafie avvicinano e colpiscono ragazzi sempre più piccoli, tanto che in alcune aree sono stati coinvolti anche bambini di appena nove anni, avvicinati per evitare una contrazione del consumo. Un altro metodo utilizzato per non far diminuire i consumi è l’abbattimento del prezzo, a Roma per esempio una dose di cocaina può costare anche 70 euro ma a Scampia dove la condizioni economiche sono molto più critiche il prezzo di vendita è di 15,00 euro.

Quale è la situazione del Lazio?

Nel Lazio ci sono infiltrazioni mafiose che risalgono a trent’anni fa, si tratta di affiliati mandati nel Lazio in esilio. Roma ma in generale tutta la Regione è infestata dalla ‘ndragheta, sono riusciti a penetrare in attività commerciali ritenute un tempo impensabili, come i supermercati, esistono catene di proprietà della mafia diffuse per tutto il territorio. Molti pensano che la malavita organizzata sia diffusa prevalentemente nella Capitale e nel sud pontino, ma non è così, si è diffusa capillarmente in tutte le province Rieti e Viterbo incluse; il Porto di Civitavecchia è la sede di sbarco delle partite di cocaina.

Ritiene che il tradizionale ritardo delle Pubbliche amministrazioni nel pagamento alle aziende possa contribuire alla diffusione del fenomeno?

Il ritardo dei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni indubbiamente contribuisce ad incrementare il fenomeno dell’usura così come la crisi economica globale. Tutto il litorale laziale ha infiltrazioni mafiose, da Terracina a Montalto di Castro; un buon ponte di collegamento fu creato con l’affiliazione alla Banda della Magliana che ne permise l’ingresso nei nostri territori. Tengo a ribadire che il compito delle Istituzioni regionali non è solo quello di accorciare i tempi dei pagamenti, ma anche quello di istituire organi per il contrasto alle mafie. Il Consiglio regionale insediato ormai da diversi mesi, ancora oggi, non ha provveduto all’istituzione della Commissione antimafia, presente invece durante il precedente mandato. La Regione Calabria al contrario della nostra sta svolgendo un ottimo lavoro, ha recentemente siglato un accordo con la regione Lombradia grazie al quale svolgeranno un’azione congiunta di contrasto al fenomeno.

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