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Senzatomica. Contro una minaccia che non appartiene al passato

Scritto da on mercoledì, 2 Febbraio 2011No Comment

È stata presentata ieri a Palazzo Marini la campagna di sensibilizzazione per il disarmo nucleare, promossa dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, in collaborazione con la Camera dei Deputati.

Senzatomica. Trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari. 600 mq, 42 pannelli e 10 dedicati ai bambini, 5 monitor, 7 videoproiettori, audio surround, centinaia di pagine di approfondimento e schede di lavoro a disposizione per gli insegnanti di ogni ordine e grado: questa la struttura della mostra.

L’obiettivo è quello di far crescere nei cittadini – soprattutto più giovani – la consapevolezza che la minaccia nucleare non appartiene al passato, ma è ancora attuale. A parlare sono i numeri: 23mila armi atomiche nel mondo. Un arsenale in grado di cancellare ogni forma di vita sulla terra. Un arsenale giustificato dal paradosso che siano le armi – e quelle nucleari – a garantire la sicurezza.

L’ipotesi del disarmo nucleare totale (nuclear zero) è stata presa in considerazione sia in occasione del G8 tenutosi nel 2009 a L’Aquila, che da parte di associazioni e gruppi di cittadini comuni, con un formidabile impulso al movimento mondiale per il disarmo.

Un disarmo per cui l’81enne Shigeru Nonoyama, uno degli ultimi sopravvissuti di Hiroshima, si batterà finché avrà vita. Nelle sue parole, il ricordo di quel tragico 6 agosto del ’45, che lo ha colpito mentre faceva il bagno nel fiume con il nipote: “La nostra carne era a brandelli, il nostro corpo dal petto in su era bruciato. Eravamo agonizzanti. Ci rifugiammo sott’acqua e quando risalimmo in superficie il cielo era nero, intorno a noi non c’era più niente”. E il suo incubo è proseguito anche dopo il 1945: “Noi sopravvissuti siamo stati discriminati. Siamo stati costretti a sposarci tra di noi. Ora però ho tre figli e cinque nipoti. Se dovesse accadere loro qualcosa, impazzirei. Il genere umano non ha bisogno delle armi nucleari” ha concluso. Alla sua testimonianza si è aggiunta quella di Betty Williams – nordirlandese che nel 1976 ottenne – assieme a Mariead Corrigan – il premio Nobel per la pace per la sua battaglia per una soluzione pacifista della questione dell’Irlanda del Nord. “Sette anni fa” si recò in Basilicata, a Scanzano Jonico, “per protestare contro la possibilità, paventata dal premier Silvio Berlusconi. C’erano centinaia di persone a manifestare. Ora, in quello stesso luogo stiamo costruendo la Città della pace, un luogo che accoglierà i bambini sopravvissuti alle guerre”, ha spiegato la Williams. “Gli italiani non sono stupidi – continua – non vogliono il nucleare, la gente non lo permetterà”.

Se gli italiani vorranno o no il nucleare si vedrà. Intanto si può cogliere l’auspicio contenuto nel saluto inviato da Bruno Astorre, vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio: “E’ possibile creare una coscienza civile sul disarmo nucleare e le classi dirigenti dovranno farsi carico di tale percorso. Al contempo, l’alveo della formazione dovrà essere il perno di questa cultura” – e conclude: “Il mio incoraggiamento a quest’opera di trasformazione delle coscienze, ricchi di un’occasione rara: parlarsi, per superare l’alibi dei pragmatismi”.

di Donatella D’Acapito

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