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Andrea Molaioli parla del suo Il Gioiellino, film che racconta l’odissea Parmalat

Scritto da on venerdì, 4 Marzo 2011No Comment

In un’affollata conferenza stampa a Roma, Andrea Molaioli ha presentato il suo secondo film: Il gioiellino. Grande la curiosità per il tema trattato, ovvero la storia (con libera interpretazione) del crac della Parmalat, e per un cast di primo ordine tra cui spiccano Remo Girone e Toni Servillo, inedita coppia a cui sono riservati i personaggi rispettivamente del patron Calisto Tanzi e del direttore finanziario Fausto Tonna. Proprio al regista e a  Servillo, ancora una volta nei panni di una figura importante delle cronache italiane, sono state rivolte la maggior parte delle domande.

Come è nata l’idea di un film sulla Parmalat?

Molaioli: Mi sono sempre interessato alle problematiche sociali ed economiche, a ciò che è dietro alla “crisi globale” che ci attanaglia da diversi anni. Sono rimasto subito attratto  dal caso della Parmalat perchè l’ho percepito estremamente emblematico, il manifesto di meccanismi finanziari nuovi e assolutamente inarrestabili in questi anni. Mi incuriosiva poi questa strana associazione di elementi tipicamente italiani contrapposti alla freddezza e alla fisionomia contorta della New Economy. Anche i personaggi sembravano davvero esemplari: un’umanità variegata che si confrontava con queste concezioni un po’ perverse dell’economia. Parlare di Parmalat per me è un modo per parlare dei tanti crac finanziari degli ultimi anni.

Nel film vi sono diverse scene ambientate in chiesa. Che ruolo dà alla religiosità in questa vicenda?

Molaioli: L’interessamento mistico religioso di Rastelli  (il Tanzi della finzione n.d.r.) è  funzionale a veicolare dei valori in modo apparente, totalmente fittizio. E’ un abitudine del mondo imprenditoriale, ma anche politico, il parlare di valori, di religione e presentarsi come benefattori. Si vuole dare quest’immagine:  cioè di persona che pensa prima agli interessi della collettività, e poi a se stesso.

Come mai avete deciso di non usare i veri nomi dei protagonisti e non nominare esplicitamente la Parmalat?

Molaioli: I processi ancora in corso hanno un po’ frenato l’avvicinamento, diciamo più propriamente somatico, al reale. Come ripeto però mi interessava più lo studio di come certe dinamiche finanziarie si sviluppano. Per questo motivo non ci siamo nemmeno soffermati molto sul mondo del calcio e sul personaggio del figlio, presidente del Parma negli anni ’90. Così come non abbiamo trattato dei piccoli investitori Parmalat, anche perchè il film si ferma proprio al momento della bancarotta, alle soglie del processo a Tanzi. Ciò che è venuto dopo, peraltro è piuttosto noto alle cronache.

Ritiene che i personaggi del film abbiano comportamenti al limite del patologico?

Molaioli: Posso dire che una cosa mi ha colpito molto nelle ricerche sulle  crisi societarie negli ultimi anni. Ho notato un dato costante, ovvero un apparente disprezzo del denaro nei suoi protagonisti. Queste persone soffrono di una blanda schizofrenia: sono sempre più sull’orlo dell’abisso ma sono abituati a dirsi che va tutto bene, e continuano a guardarsi intorno, a reinvestire pur senza avere denaro reale.  E’ una schizofrenia forse diffusa a livello nazionale.

Servillo: Sicuramente un elemento perverso, ma profondamente inerente alla realtà è l’impasto tra denaro e sentimento. Nei miei film ho avuto la fortuna di testimoniare varie volte di questo legame che in qualche modo racconta gli aspetti del potere, che sono diversi a seconda del contesto storico. Non si può prescindere dall’intreccio di soldi e sentimento se si vuole raccontare il mondo che ci circonda.

Come ha costruito il suo personaggio? Quanto si è basato sulla figura reale?

Servillo: E’ un personaggio poco esposto alle cronache, quindi ho avuto meno zavorre di confronto con la realtà. Ho lavorato molto sul quotidiano, l’intimo di chi si immerge in queste intuizioni finanziarie. Sicuramente l’accuratezza, l’attenzione della regia di Molaioli al dettaglio, come già ne La ragazza del lago hanno facilitato il mio lavoro sul personaggio. D’altronde, anche per personaggi più noti, penso sempre che il cinema debba necessariamente interessarsi più al romanzesco, e non appiattirsi sulla cronaca, anche perchè in questo campo la tv e i giornali riescono meglio. E il film pur seguendo il romanzesco racconta un paese che c’è.

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