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Cappuccetto Rosso Sangue

Scritto da on mercoledì, 20 Aprile 2011No Comment

Il percorso cinematografico della Hardwicke, messasi in luce all’esordio con il film rivelazione Thirteen – Tredici anni (2003), negli ultimi tempi sembra intrecciarsi sempre più spesso coi famigerati lupi mannari: sono loro i rivali storici dei vampiri di Twilight (2008), saga apprezzatissima dagli adolescenti il cui capitolo iniziale porta proprio la firma della cineasta americana, mentre con Cappuccetto Rosso Sangue (Red Riding Hood, 2011) sono tornate alla ribalta le malefatte di un “lupo cattivo” ancor più feroce, selvaggio e implacabile. La regista non perde il pelo e nemmeno il vizio, verrebbe da dire. Nel senso che entrambi i film da noi citati possono essere accomunati, stilisticamente, da una costante, che per il genere rappresenta un handicap non trascurabile. Catherine Hardwicke, sia col primo adattamento dei fortunati romanzi di Stephenie Meyer che con questa rivisitazione cupa e morbosa della celebre fiaba, ha continuato a flirtare con un immaginario fantastico, arricchito da evidenti tinte orrorifiche, mostrando però una certa ritrosia a mostrare il sangue, la violenza, la natura più intima del pericolo e dell’orrore. Persino in quello che, goliardicamente, saremmo tentati di definire “Cappuccetto Rosso Esangue”, con l’eccezione di un arto amputato all’inquisitore Gary Oldman (apparso sprecato, peraltro, nel ruolo di Padre Solomon), si ha sempre l’impressione che l’autrice abbia poca voglia di ricorrere al make up e agli effetti digitali per evidenziare i corpi straziati dal lupo o da altre orribili morti. Una ragione probabilmente c’è: quei teenager cresciuti a pane e MTV ne rimarrebbero eccessivamente turbati. Come per Twilight, sembra che si giochi ad alimentare questo immaginario fantastico scialbo, annacquato, privato delle intuizioni più perturbanti, allo scopo di sfondare più facilmente presso un pubblico di giovanissimi dalle pretese limitate, che sembra accontentarsi di spaventi a piccole dosi, nel mentre che qualche belloccio nerboruto (qui sono il giovane falegname e il figlio del fabbro) va a contendersi la protagonista. E la Hardwicke, furbetta, ma con un certo talento nel ricreare ambientazioni incantate a metà tra la dimensione classica del fiabesco ed un linguaggio visivo para-pubblicitario, queste opportunità sa coglierle al volo. 

Nel nuovo film la protagonista contesa dagli strafighi del villaggio, ovvero la più bella del circondario, è ovviamente Cappuccetto Rosso / Valerie, interpretata da una star emergente, Amanda Seyfried, che già in precedenti occasioni (Il corpo di Jennifer, Chloe – Tra seduzione e inganno) ha dimostrato di possedere un fascino particolarmente magnetico. Nel cast di lusso che vede anche la partecipazione di Julie Christie (l’immancabile nonna di Cappuccetto Rosso) e Max Irons (figlio del grande Jeremy Irons), non sempre si nota l’ispirazione necessaria ad animare sul serio questa fiaba gotica; una fiaba che vede la minaccia secolare del lupo mannaro mietere vittima su vittima nel villaggio posto al limitar del bosco, dove sono anche le latenti tensioni erotiche tra i personaggi principali a “risvegliare la bestia”, tornata a colpire con ancor più ferocia durante quelle notti speciale e magiche contrassegnate dalla cosiddetta “luna di sangue”. Alla violenza della bestia si contrapporrà quella meno istintiva e più cinica del gruppetto di inquisitori sotto il comando del già citato Padre Salomon, da cui una delle trovate potenzialmente più intriganti di una sceneggiatura spesso zoppicante ed incerta, ovvero l’elefante di bronzo nel quale rinchiudere all’occorrenza i prigionieri per poi torturarli col fuoco. Anche questa idea, però, che sembra riecheggiare un truce aneddoto dell’antichità (il famigerato “Toro di Falaride”: http://it.wikipedia.org/wiki/Toro_di_Falaride), non viene sfruttata fino in fondo. Il lungometraggio della Hardwicke lo abbiamo visto a Roma, grazie a una proiezione speciale per la stampa, vogliamo però segnalare che Cappuccetto Rosso Sangue è stato scelto anche quale film d’apertura del Future Film Festival, che avrà inizio oggi 20 aprile a Bologna.                   

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