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Dal festival di Roma una metropoli nascosta e disperata: Ad ogni costo

Scritto da on sabato, 30 Ottobre 2010No Comment

Gennaro Romano, protagonista del film

Come accade talvolta  al Festival del cinema di Roma dal suo inizio nel 2007, alcune delle visioni più folgoranti, più interessanti e diverse all’interno del  mercato cinematografico le propone la sezione extra. E’ il caso di Ad ogni costo, secondo lungometraggio della coppia Davide Alfonsi e David Malagnino, film davvero non convenzionale, non tanto per i temi trattati: la violenza nella periferia romana, le storie di vita di persone al margine e l’umanità che rappresentano che sia Roma o qualsiasi periferia d’Italia, quanto piuttosto per il “come” questi argomenti vengono messi in scena. Innanzitutto il duo sceglie la strada radicale del no budget con una videocamera digitale tremolante sempre a seguire i protagonisti della vicenda, l’uso soltanto della luce naturale (che comporta anche lunghe sequenze di quasi buio in cui si lascia intuire ciò che avviene), suono in presa diretta. La coerenza formale che si dedica completamente al realismo della messa in scena, è per Malagnino e Alfonsi, un modo per dire che un altro cinema è possibile. Per questo si sono fatti carico anche produttivamente del loro cinema, fondando nel 2004 il collettivo “Amanda Flor”, col quale hanno firmato il precedente La rieducazione, film passato nel 2006 con buon successo al Festival di Venezia. La cosa che per alcuni potrà sembrare paradossale è che nella loro idea di iperrealismo, i due registi rifiutano la forma del documentario affidandosi invece a una ricostruzione narrativa. Ciò a cui assistiamo però ci dà subito la sensazione tramite  volti, luoghi e parlate, di dialoghi praticamente come avverrebbero nella realtà di ogni giorno, immediatamente riconoscibili da parte dello spettatore. La disperata vicenda di Gennaro, giovane padre disoccupato a cui è stato tolto l’affido del figlio, di sua moglie Luisa che esce di galera con l’indulto ed è una specie di boss del quartiere,  dell’amico tossico Paolo, o di Mohammed spacciatore che è finito in galera perché qualcuno se l’è cantata, potrebbe essere la storia di tanti dal quartiere di Tor Bella Monaca, Laurentino 38, Torrevecchia, Corviale solo per citarne alcuni:  in generale  quei quartieri dormitorio dove spesso  l’edilizia ha creato la prima ghettizzazione e poi la politica ha fatto il resto (nello specifico del film ci troviamo a Guidonia). In questo caso scopriamo una realtà davvero dolorosa e quasi priva di speranza, in cui l’umanità lacerata, il comportamento crudo, spesso crudele,  a cui la vita ha abituato questi personaggi diventa davvero un pugno allo stomaco dello spettatore. La piena efficacia di Ad ogni costo sta poi nella straordinaria capacità interpretativa degli attori, tutti non professonisti, un’altra scelta formale di Amanda Flor. In generale è difficile trovare simili in Italia di Alfonsi e Malagnino, forse dobbiamo spostarci in altri luoghi come in Belgio (il cinema dei fratelli Dardenne che il duo dice di ammirare), con magari un occhio anche alla produzione dei franco-italiani  Straub e Huillet. Difficilmente però il film, distribuito da Officine Ubu, riuscirà ad arrivare nel circuito di sala, sia per i temi trattati, sia soprattutto per la sua esteriorità così diversa; ciò sarebbe veramente un peccato. Per chi vuole rivederlo a breve verrà replicato comunque al Festival il 31 ottobre alle ore 15.

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