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Dietro le quinte di Lady B

Scritto da on lunedì, 6 Giugno 2011No Comment

Si era già avuto modo, qualche tempo fa, di presentare su Romalive un ambizioso cortometraggio in corso di realizzazione, intitolato Lady B ed ispirato a un periodo poco noto della vita di Rodolfo Valentino, il grande divo del muto emigrato a Hollywood. Molteplici i motivi che ci avevano spinto a interessarci di questo corto, con protagonisti due attori già noti al pubblico cinematografico e televisivo come Jane Alexander e Simone Fucci, per la regia del promettente Pierluigi Ferrandini. Uno dei motivi è che questo interessante lavoro, prodotto da Diego Biello e Cinema Giovane Productions, è stato girato prevalentemente a Venezia ma ha visto poi coinvolte, per scene di una certa importanza, alcune location a noi più vicine: ovvero gli ambienti del palazzo storico di Gavignano e la magnifica piscina coperta che si trova a Colleferro, sempre vicino Roma. Proprio a Colleferro ci siamo recati verso la fine di aprile, invitati dalla produzione del film ad assistere alla preparazione di una difficile ripresa subacquea, con tanto di sommozzatori ad allestire il fondo della piscina per la delicatissima scena che avrebbe visto in azione i due interpreti principali. Ed oltre a testimoniarvi questo momento, condotto con grande professionalità, abbiamo pensato di approfittare del “backstage” per prendere contatto con il regista, che ha poi risposto molto cortesemente alle nostre domande, alle tante curiosità nate sul set.  

Come nasce il progetto di questo cortometraggio?

Pierluigi Ferrandini : La realizzazione di Lady B è in primo luogo una conseguenza dei 20.000 Euro del Premio Videopolis Veneto Studio System, assegnatomi grazie a un precedente lavoro, che si intitola Vietato fermarsi. Questa somma doveva costituire la base per un nuovo progetto cinematografico da ambientare nella regione veneta, per cui dopo aver individuato il soggetto del corto ho cominciato a lavorare alla sceneggiatura. Il fatto che intervenga personalmente nella scrittura, nella regia e in aspetti tecnici come la scelta delle inquadrature conferisce al mio approccio, senza falsa modestia, una forma di autorialità. Diversamente da chi ad esempio si propone solo come regista. Ed è stato fondamentale, poi, trovare un produttore in gamba come Diego Biello, che si è sbattuto a lungo per il film, trovando ad esempio una delle poche piscine con la profondità adatta per realizzare questa difficile sequenza subacquea. 

Come mai state per girare una simile scena? In che modo si sono preparati i protagonisti, Jane Alexander e Simone Fucci, a queste riprese in acqua?

Pierluigi Ferrandini : Entrambi gli attori non hanno esperienze di riprese subacquee, si tratta quindi di una situazione delicata, per cui tutti e due hanno intrapreso gli opportuni esercizi di apnea. In realtà si tratta si una scena molto importante, ai fini del racconto. L’azione ha luogo presso un canale veneziano. La protagonista femminile, una giovane signora inglese da poco vedova, crede di riconoscere nella notte la sagoma del marito che le viene incontro, su una barca, sicché lo shock fa sì che finisca in acqua. Ed invece l’uomo avvicinatosi lungo il canale è colui che in seguito diventerà famoso come Rodolfo Valentino, pronto qui a tuffarsi per prestare soccorso. La magia del loro incontro sottacqua riflette quindi il venire a contatto di due solitudini, di due forme diverse di inadeguatezza: il dolore causato da un lutto devastante e ancora fresco, per la dama inglese, mentre il giovane Rodolfo Valentino in quel periodo faticava ad accettare il fatto di essere stato scartato, per miopia e insufficienza toracica, alle selezioni per entrare in marina. Lui, venuto apposta da Castellaneta in provincia di Taranto, e lei, che in laguna avrebbe voluto coronare la propria storia d’amore, avevano visto trasformarsi la città dei loro sogni in una specie di incubo, sentendosi d’improvviso stranieri a Venezia. Ed è dall’incontro di questi sofferti stati d’animo che si muove il film…

Cosa puoi dirci delle ricerche preparatorie, delle location e dell’oggettiva difficoltà di girare in una città come Venezia, trovando una chiave personale per rappresentarla?                

Pierluigi Ferrandini : Per quanto riguarda la fase preparatoria, avendo scelto di romanzare un episodio poco conosciuto nella vita di questo straordinario personaggio, mi sono rivolto anche a un’associazione intitolata alla sua memoria che si trova a Castellaneta, ma senza ricavarne molto. Ho insistito quindi sui dettagli più intimisti da me intuiti nella vicenda di un uomo, Rodolfo Valentino, che è stato poi uno dei più grandi immigrati italiani. Ma al contempo mi piaceva pensare all’incontro di due persone che in quel momento sembrano non avere futuro. Così come era importante, per rispettare la commissione relativa al premio in denaro da utilizzare in questo corto, che raccontassi nel miglior modo possibile il Veneto, Venezia.  E così ho curato molto l’atmosfera a partire dagli interni, tra cui quelli prestigiosi dell’Hotel Danieli, imprescindibile crocevia e luogo di transito ricco di storia. Se uno pensa ai più alti modelli cinematografici di ambientazione veneziana, per esempio La morte a Venezia, grande importanza può essere attribuita alle musiche; con la Quinta Sinfonia di Mahler in evidenza, nel caso del capolavoro di Visconti. Anch’io, nel mio piccolo, darò risalto alla colonna sonora, facendo però riferimento al repertorio di Ferruccio Busoni, compositore meno noto di Mahler ma al quale tanti si sono ispirati.

Vuoi aggiungere qualcosa sugli aspetti tecnici e produttivi del corto?

Pierluigi Ferrandini : Innanzitutto sottolineerei l’utilizzo di un modello di RedCam, la cui particolare sensibilità per i notturni ci è stata utilissima, nel raggiungere la qualità delle immagini da noi voluta. Per il resto devo ringraziare ancora una volta lo straordinario impegno di Diego Biello, giovane produttore capace di disimpegnarsi brillantemente a livello internazionale, che ha fatto miracoli per ottimizzare il budget, venendo incontro alle esigenze di un piccolo ma ambizioso progetto cinematografico. Ciò è avvenuto anche sommando al finanziamento iniziale una serie di interventi privati molto preziosi, da quello della grappa Nardini fino al coinvolgimento del Tabarrificio Veneto; uno sponsor tecnico, quest’ultimo, che si è rivelato fondamentale, fornendo gli splendidi abiti che hanno contribuito a rendere credibile un film in costume, ambientato ai primi del ‘900.

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