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Follie di mezzanotte

Scritto da on mercoledì, 27 20 Aprile11No Comment

A mezzanotte succedono cose strane. Tradizionalmente mezzanotte è l’ora dei fantasmi ed è anche l’ora in cui Cenerentola deve rientrare a casa, perché l’incantesimo che ha trasformato la zucca in carrozza e i topini in cavalli non dura oltre. Lo stesso Future Film Festival, negli ultimi anni, ha saputo dare un senso a questo orario intriso di mistero animando le serate bolognesi fino a tardi. Si chiama proprio Follie di mezzanotte, il ciclo di proiezioni programmato nelle ore notturne e molto apprezzato da un pubblico di temerari, compatto non solo nell’accettare la sfida dell’ennesima proiezione al termine di già intense giornate festivaliere, ma anche nell’andare incontro alle proposte più insolite, estreme e bizzarre dell’intera kermesse. Ed è così che Follie di mezzanotte, sezione che nel recente passato ha ospitato ad esempio la furia iconoclasta e irriverente di Bumba Atomika, opera ad alto tasso alcolico del film-maker marchigiano Michele Senesi, si è ripresentata nel 2011 con tre notti simpaticamente eversive, sotto il profilo cinematografico: il 20, il 21 e il 22 marzo hanno visto rispettivamente in azione Karate – Robo Zaborgar del giapponese Noboru Iguchi, Iros del comico bolognese Bob Ferrari  e Helldriver dell’altro cineasta nipponico Yoshihiro Nishimura. Cominciando dall’unico prodotto nostrano, va detto che l’amatorialità delle riprese e la ripetitività di alcune gag viene compensata, ma solo in parte, dalla simpatia dei protagonisti, deliziosamente “nerd”, che tengono in piedi un’eccentrica trasfigurazione bolognese dei fumetti Marvel e, soprattutto, dei loro lettori. Vi si può scorgere, in filigrana, una rivisitazione goliardica dello Spider Man cinematografico, intrecciata però con strane interviste a personaggi come Caparezza che rendono il tutto ancora più surreale. A sottolineare il carattere demenziale di questo omaggio al mondo dei fumetti e dei supereroi, del resto, è la stessa partecipazione dei Gem Boy, autori anche qui di deliranti brani musicali.  

Ma la proposta che ci ha maggiormente coinvolto è stata, in realtà, la prima del palinsesto, ovvero lo scanzonato omaggio del regista di culto Noboru Iguchi (The Machine Girl, Mutant Girl Squad, Robo-Geisha) a una famosa serie televisiva degli anni anni ’70. Parliamo di Denjin Zabōgā, una serie tokusatsu giapponese realizzata nel 1974 dalla P Productions e ritrasmessa poi in Italia dalle tv private nel corso degli anni ’80, col titolo Zabogar – L’uomo elettrico. Questo prodotto seriale, movimentato e divertente nella coreografia delle scene d’azione, aveva per protagonista l’agente segreto Yutaka Daimon (interpretato all’epoca dalla star Akira Yamaguchi), bravo nello sventare i piani della pericolosissima organizzazione criminale Sigma, da lui ostacolata grazie anche ai salvifici interventi del prezioso alleato Zabogar: un robot metà motocicletta, metà maestro di arti marziali. Il lungometraggio diretto da Noboru Iguchi si giova di una rilettura quasi filologica della serie (resa evidente dalle immagini che scorrono sui titoli di coda) e delle conseguenti atmosfere anni ’70, cui contribuiscono anche le musiche; ad arricchire ulteriormente la formula subentra poi una certa ironia, piacevole e leggera. Formidabile, ad esempio, l’apparizione finale dell’eroe Yutaka Daimon, ormai anziano, con il robot Zabogar in una pressoché inedita versione sedia a rotelle! 

Il film Karate – Robo Zaborgar è prodotto dalla Sushi Typhoon, stessa casa che ha regalato al festival un altro lungometraggio decisamente esagerato, nella sua vocazione splatter incline al demenziale: il folle e grandguignolesco Helldrive. Ma è a questo che ci ha abituato il giapponese Yoshihiro Nishimura, anche lui personaggio di culto che il pubblico bolognese ha imparato a conoscere per via dei precedenti Tokyo Gore Police e Vampire Girl VS. Frankenstein Girl. Riuscendo a tratti divertente e persino malizioso con la sua impronta sfrontata e anarcoide, senza però approdare alla più matura e consapevole vocazione umoristica del primo Peter Jackson,  il cinema di questo artigiano dei più truculenti effetti speciali continua a mettere in scena una totale insensatezza, a livello di storie, bagnata però da ettolitri di sangue e condita da mutazioni grottesche e allusioni sessuali del tutto impudenti. Nella fattispecie raccontare il plot di Helldrive ci sottoporrebbe al rischio della proverbiale camicia di forza, ma basti pensare ad ingredienti come le imprese di crudeli famigliole criminali, come un’eroina invincibile armata di lame taglenti, come la piaga degli zombi (presi addirittura all’amo, in una scena dal sapore dissacrante per gli amanti del genere) o come una serie di spericolate citazioni da Mad Max, da 28 giorni dopo (con relativo sequel), da Tarantino, da Miike e ovviamente dai film di Romero, tutto frullato insieme. Dando vita così ad un cocktail che regala momenti di sano divertimento, rischiando però alla lunga di rimanere indigesto, per il continuo ripetersi di situazioni estreme a riempire il vuoto di una trama stiracchiata e volutamente priva di filo logico.

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