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Il cast di Nauta incontra la stampa

Scritto da on lunedì, 6 Giugno 2011No Comment

Acque senz’altro difficili quelle che sta affrontando Nauta, film indipendente italiano “varato” verso la fine di maggio, e cioè nel periodo in cui tra l’arrivo di titoli importanti direttamente da Cannes e i primi caldi (con la conseguente riduzione degli spettacoli in alcune sale) distribuire una piccola opera prima può apparire temerario, vista anche l’incerta risposta del pubblico. Sempre a fine maggio si è svolta la conferenza stampa dell’insolita pellicola, alla presenza dei produttori, del regista Guido Pappadà e di una parte del cast. Se le immagini di Nauta ci erano sembrate intriganti, senza però convincerci appieno, l’atteggiamento sciolto, divertito e goliardico che l’autore e gli interpreti hanno esibito nel rievocare le riprese ci ha fatto molta simpatia. Tutti, ma in particolare un grande del doppiaggio come Luca Ward, qui tra i protagonisti anche in virtù del proprio amore per il mare, si sono soffermati sulle difficoltà come pure sulla piacevolezza di girare parecchie scene tra le onde; tutto ciò sullo storico veliero “Mariella” giunto nel Mediterraneo dalla remota Antigua, per concessione dello stesso proprietario che figura pertanto con la sua società tra i finanziatori del film. Ecco perciò alcune delle dichiarazioni che i protagonisti di questa avventura un po’ folle, sollecitati dai giornalisti, hanno rilasciato. 

Guido Pappadà (regista): La genesi del film si può ricollegare in qualche modo alle direttive della legge Urbani, per cui si stimolava la realizzazione di lungometraggi che risultassero appetibili per il pubblico, mentre da parte nostra c’era anche il divertimento di fare un’opera prima giocando il più possibile con le semantiche, coi differenti stili cinematografici. E così Nauta si presenta con una struttura avventurosa, elementi da film “on the road” e un finale decisamente romantico. C’era poi la difficoltà di girare molte scene in mare, ma con la macchina da presa digitale abbiamo saputo far fronte alla complessità del lavoro. E per la resa finale mi hanno senz’altro aiutato i 15 anni e passa in cui mi sono occupato di effetti visivi. Qui ce ne sono tanti, specie nelle scene notturne modificate con la computer grafica, ma se l’attenzione dello spettatore non si sofferma subito su questi interventi vuol dire che si è fatto un buon lavoro, che siamo riusciti a integrarli bene.

Cosa vuole comunicare il film?

Guido Pappadà (regista): Il nostro è un film che vuole muoversi libero, leggero, partendo magari da un’esigenza rappresentata qui a livello metaforico: io vengo da una città come Napoli, dove l’emergenza ecologica dovuta ai rifiuti rischia di togliere la capacità di sognare; ebbene, attraverso l’avventura in barca di Bruno abbiamo voluto riaffermare questa necessità, la grande importanza di sognare, di rimettere in gioco le proprie aspirazioni.

Vincenzo di Marino (produttore): Per quanto riguarda gli aspetti produttivi, in cui sono direttamente coinvolto, posso dire che è stato necessario un lungo periodo per reperire tutte le risorse necessarie, tentando diverse strade tra cui la vendita in RAI e molto altro ancora. Ma qualcosa di più particolare ve lo potrà dire Carlo, proprietario dello yacht ed anello quindi importantissimo nella realizzazione del film.

Carlo Falcone (produttore): Per me quella del cinema è un’esperienza nuova, ma avendoci messo la faccia e soprattutto la barca ho preteso di avere un controllo diretto sulle riprese, con la possibilità di mettere bocca in qualsiasi momento su quanto stavamo realizzando. Ma in realtà io e Guido, il regista, ci conosciamo da parecchio tempo, ed ho provato subito simpatia per questo progetto, nato durante una spensierata vacanza in Corsica. E così ho fatto in modo che questo magnifico veliero arrivasse da Antigua, dove ha sede la mia società, con cui voglio continuare ad esplorare il mondo del cinema: con Guido abbiamo già in mente un altro film e poi ce ne sarà uno di produzione americana, ambientato però in Puglia.

Qualche commento da parte degli attori?

Elena Di Cioccio: Intanto ringrazio chi mi ha fatto parlare per prima, evidentemente per cavalleria. Da parte mia sottolineerei la bellezza di un’esperienza cinematografica che ci ha concesso di trascorrere tanto tempo su “Mariella”, splendida imbarcazione del 1938 che abbiamo trattato tutti con grande cura, facendo poi scalo in località amene come Gaeta, Palinuro; un’esperienza positiva, insomma, ma anche complessa considerando che nello yacht dovevamo trovare spazio noi attori insieme a una troupe abbastanza folta, durante le riprese; considerate poi che da unica interprete femminile a bordo in tutti quei giorni ho dovuto sopportare gli sfottò dei maschietti, cercando al contempo di guadagnarmi la fiducia di Luca Ward, che oltre ad essere un gran personaggio è un burbero lupo di mare!

Luca Ward: In realtà con questo film sono andato in vacanza, ero decisamente a mio agio come timoniere della barca. Spero, anzi, che Nauta abbia la visibilità necessaria a far interessare qualche giovane al mondo della vela, perché non è possibile che ci si interessi soltanto alle partite di calcetto: bisogna avventurarsi in mare con grande rispetto, essendo già preparati ad affrontarlo, ma se ciò avviene si scopre un mondo davvero fantastico.

Paolo Esposito: Innanzitutto va detto che io avrei voluto essere doppiato dal grandissimo Luca Ward! Ma non è questa l’unica recriminazione. Mi tocca ascoltare gli altri con grande invidia, perché tutti parlano con entusiasmo della loro avventura in mare, mentre io sono tra i pochi fessi rimasti a terra: interpreto infatti il personaggio di Paolo, quello che telefonando a Bruno da un isolotto della Tunisia mette in moto l’intera spedizione, per aver raccontato all’amico di un misterioso fenomeno naturale che l’altro studia da tempo. Insomma, con questa scusa sono rimasto fregato, visto che Guido, il regista, aveva promesso una gita per mare ed io su quella barca non ci potevo mettere piede! Scherzi a parte, è stato bello lavorare con un cast così affiato, con attori bravi come Luca, Elena, David Coco e Massimo Andrei, che qui è protagonista di un irresistibile siparietto musicale ma che molti di voi ricorderanno per Mater natura, film rivelazione da lui scritto e anche diretto.                           

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