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IL CORAGGIO DELLA CINEFILIA

Scritto da on mercoledì, 25 Gennaio 2012No Comment

IL CORAGGIO DELLA CINEFILIA

Scrittura e impegno nell’opera di Callisto Cosulich

A cura di Elisa Grando e Massimiliano Spanu

Il Trieste Film Festival dedica un tributo ad una grande firma della critica italiana, Callisto Cosulich (Trieste, 1922). Ha attraversato, con 65 anni di attività critica, più della metà dell’intera storia del cinema: dal 1948, quando è diventato titolare della critica cinematografica al “Giornale di Trieste”, ad oggi, firma del quotidiano “Il Piccolo” e curatore di una rubrica sul settimanale “Film Tv”, ha pubblicato migliaia di recensioni, saggi e articoli diventando un punto di riferimento per il pubblico e gli addetti ai lavori. Al Trieste Film Festival verrà presentato il 24 gennaio al Caffè Tommaseo il volume “Il coraggio della cinefilia. Scrittura e impegno nell’opera di Callisto Cosulich”, a cura di Elisa Grando e Massimiliano Spanu (edito da Eut – Edizioni Università di Trieste), la prima monografia dedicata alla sua opera completa. Il libro costituisce il coronamento della rassegna di film scelti da Cosulich per la quarta puntata del progetto Lo schermo triestino, a lui dedicata nella scorsa edizione del Trieste Film Festival.

Dopo aver studiato e omaggiato le figure di Tullio Kezich (2006), Franco Giraldi (2007) e Giacomo Gentilomo (2008), “Lo schermo triestino”, progetto congiunto della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Trieste e del Trieste Film Festival dedicato alla riscoperta dei protagonisti eminenti del cinema triestino, riprende il filo da Callisto Cosulich con un focus e una monografia, di prossima pubblicazione, su una delle più prestigiose firme della critica cinematografica italiana.

 Callisto Cosulich, colto e curioso intellettuale, giornalista prestato anche ad argomenti diversi rispetto alla settima arte, nasce a Trieste il 7 luglio 1922 dalla celebre famiglia di armatori, figlio di Oscar Cosulich e Maria Nicolich, da tutti conosciuta col diminutivo di Mauli. Durante la Seconda Guerra Mondiale, imbarcato come ufficiale di complemento, fa il suo debutto da operatore culturale con l’incarico di “movie officer” sulle navi da guerra italiane. La sera dell’armistizio, al largo delle coste liguri, proietta sul ponte “L’eterna illusione” di Frank Capra con il golfo di La Spezia coperto dalle luci dei proiettili traccianti lanciati dai marinai di terra: una proiezione che resta per lui indimenticabile. Nel 1946 fonda insieme a Tullio Kezich la Sezione Cinema del Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste, che dirige sino agli inizi degli anni ’50. Nel frattempo comincia l’attività di critico cinematografico scrivendo per “Il Giornale di Trieste” tra il 1948 e il 1953, anche da inviato alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 1950 si trasferisce a Roma dove copre per quattro anni la carica di Segretario Generale della Federazione Italiana Circoli del Cinema (FICC), e collabora stabilmente con le più importanti riviste italiane di settore (“Cinema”, “Cinema Nuovo”, “Cinema 60”, “Banco e Nero”, “Filmcritica”), dimostrando particolare attenzione per il cinema di genere e le cinematografie emergenti. Nel 1955 sposa Lucia Rissone, figlia del grande attore teatrale Checco Rissone: i testimoni di nozze di lui sono l’amico fraterno Franco Giraldi e il professor Giorgio Nicolich, suo tutore alla morte dei genitori, quelli di lei Vittorio De Sica, marito della zia Giuditta, e il cugino Gianfranco Rissone. Dal 1956 al 1959 Cosulich è critico cinematografico del settimanale “Italia Domani”; passa poi al settimanale “ABC” dove non solo si occupa delle due pagine dedicate al cinema, concependole come una sorta di piccola rivista specializzata, ma si cimenta anche come giornalista politico. Nel 1973 è Roberto Rossellini a caldeggiare la sua candidatura come critico del quotidiano “Paese Sera”: fra i due nasce un rapporto di amicizia e complicità intellettuale destinato a interrompersi solo con la morte del regista, che Cosulich considera uno dei suoi maestri. A cavallo fra gli anni ’60 e ’70 diventa un volto familiare al pubblico televisivo presentando sulla Rai diversi cicli di film e speciali su cinematografie meno conosciute, fra i quali un viaggio in cinque puntate nel cinema giapponese, una rassegna sulla nuova Hollywood e una personale su Billy Wilder. Scrive anche per i mensili “Amadeus” e “Rivista del cinematografo”, per il settimanale “Avvenimenti” (confluito poi nella nuova testata “Left”, di cui è a tutt’oggi il critico cinematografico) e per il quotidiano “Il Piccolo”. Cura e firma numerosi volumi sul cinema tra i quali “La grande illusione”, “La scalata al sesso”, “Hollywood 70”, “I film di Alberto Lattuada”, innumerevoli saggi e alcune sceneggiature, come “Terrore nello spazio” del 1965 e “Flashback” del 1969: la sua vastissima produzione critica e letteraria approda sempre sulla pagina tanto che, in più di sessant’anni di attività, non ricorda di aver lasciato nel cassetto alcun inedito.

Elisa Grando (Venezia, 1978), giornalista professionista, scrive di cinema sul quotidiano “Il Piccolo” e sul mensile “Ciak”. È docente a contratto di Giornalismo Cinematografico presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Trieste. Per la collana Mondadori “I grandi registi” ha firmato tre monografie su Ron Howard, Baz Luhrmann e Roman Polanski.

Massimiliano Spanu (Pordenone, 1967) insegna Semiologia del Cinema e degli Audiovisivi presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Trieste. Si occupa di cinema, nuovi media, videoarte. È autore di volumi e saggi su T. Burton, J. Woo, B. De Palma, S. Kubrick, M. Barney, G. Gentilomo. Ha scritto di horror, fantascienza, fumetto, videogame. È appassionato di cinema liminale e dell’impegno (Herzog, Lynch, Cronenberg, Petri), di nuovo cinema americano, soprattutto se giovanilistico e di massa.

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