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Il gioco perverso di Hideo Nakata

Scritto da on giovedì, 4 Novembre 2010No Comment

La locandina del nuovo film di Nakata.

Per gli appassionati autentici del cinema di genere quello di Hideo Nakata non è un nome qualsiasi. L’ottimo riscontro che film come Ringu e Dark Water sono riusciti a ottenere, prima in Giappone e poi nel resto del mondo, hanno peraltro orientato la realizzazione di quei remake americani destinati, almeno in occidente, ad un successo persino maggiore di quello ottenuto dagli originali. Purtroppo, diremmo noi, poichè la tensione genuina di Ringu e Ringu 2 è ben altra cosa, ad esempio, rispetto a quella dei cloni d’oltreoceano: in The Ring di Gore Verbinski e soprattutto in quel The Ring 2 girato, ahinoi, dallo stesso Nakata, regna quella artificiosità un po’ cafona da copia contraffatta.

Ma il regista nipponico non si trova a suo agio, in realtà, soltanto con gli spaventi generati da un certo tipo di horror, che pone in primo piano letali apparizioni di creature femminili associate a crudeli e implacabili maledizioni. Sembrerebbe, anzi, che Nakata ami spaziare tra i generi più ansiogeni prendendosi parecchie libertà, specie negli ultimi tempi. Gli esiti di cotanto eclettismo tendono però ad essere altalenanti. Il suo The Incite Mill: 7 Day Death Game (Inshite miru: 7-kakan no desu gêmu, in originale) era ad esempio tra i film più attesi del Focus tutto nipponico in corso al Festival di Roma, ma le impressioni sulla riuscita del film sono state discordanti. Non poteva essere diversamente, almeno secondo noi, perchè muovendosi da un soggetto curioso, accattivante, corredato a tratti dal giusto cinismo, l’autore non è riuscito a gestire il gioco fino in fondo.
Parlare di “gioco”, nel caso di Incite Mill: 7 Day Death Game, non è poi così casuale. L’esperimento descritto nel film vuole che dieci personaggi, posti sotto contratto a una cifra esorbitante, accettino di trascorrere una settimana in una location claustrofobica, impegnati in quella partita di cui scopriranno piano piano le regole perverse. Già, perchè in fondo sembra quasi di assistere a una partita di Cluedo o di altri giochi costruiti sulla falsariga del “giallo”, coi personaggi impegnati a sopravvivere nei ruoli improvvisati di detective e criminali. Ma saranno molte di più, ovviamente, le vittime.
Col gusto di citazioni estremamente esplicite, come quella dedicata a Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, il nostro Nakata si è divertito a costruire un giocattolone che a tratti affascina, come dimostrano anche gli incassi record in Giappone, ma al quale sembra mancare sempre qualcosa. La coerenza, innanzitutto. Perchè è singolare che un film la cui impalcatura omaggia, seppur con una certa ironia, le dinamiche del racconto giallo, continui ad accumulare fino alla fine piccole e grandi incongruenze, soluzioni banali, personaggi dalla psicologia non ben tratteggiata. E chi è allora il “colpevole” di tutto ciò? Lo stesso autore, sembrerebbe di poter dire. 

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