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Io sono con te

Scritto da on giovedì, 18 Novembre 2010No Comment

Martedì 16 novembre ha avuto luogo l’anteprima romana di Io sono con te, il lungometraggio di Guido Chiesa che a dire il vero ha già goduto, nella capitale, del suo momento di gloria: il Festival Internazionale del Film di Roma. L’opera uscirà nelle sale domani, il 19, il che ci stimola ad inquadrarlo, in qualche modo, come un film di Natale in avanscoperta. E non potrebbe essere diversamente, anche considerando che l’argomento trattato nella pellicola è proprio quello, la natività. Ciò che ci incuriosiva di più di questa operazione era il punto di vista adottato dallo stesso Chiesa, cineasta interessante, versatile, preparato, che in passato si è equamente diviso tra il documentario e la fiction cinematografica, oltre ad occuparsi di pubblicazioni relative e cinema e musica, sua grande passione. Riguardo a Io sono con te, ci sembra che il succo di tale scelta possa essere individuato a partire dal sottotitolo che accompagna l’opera: La storia della ragazza che ha cambiato il mondo. 

Il regista Guido Chiesa

Non si può dire, del resto, che il lavoro del regista piemontese (di cui ci era piaciuto parecchio Il Partigiano Johnny, mentre il successivo Lavorare con lentezza appariva già meno risolto) ci abbia convinto pienamente. Ma, per quanto concerne la pista tracciata dal sottotitolo, il tentativo di rieditare una delle storie più antiche del mondo appare non privo di fascino. L’idea di Chiesa e della co-sceneggiatrice Nicoletta Micheli, ispirati a quanto pare dalle idee della studiosa Maeve Corbo, è quella di puntare dritti sulla figura di Maria come donna che rompe con gli schemi tradizionali del suo tempo, gli schemi di una società patriarcale sempre pronta a schiacciare l’elemento femminile. In questo preparerebbe anche la strada a un Gesù che si vede operare, già da bambino, per sostituire con una dimensione più umana il rispetto meccanico e perciò dogmatico dei vecchi precetti biblici. In una versione della nascita di Gesù che mette insieme elementi dei vangeli canonici ed altri di natura apocrifa (vedi ad esempio Guseppe, rappresentato vedovo e con figli), non manca un tocco straniante, evidenziato dalle scelte musicali, dall’ispirata fotografia di Gherardo Gossi (a suo agio nei paesaggi tunisini scelti per le riprese)  e da alcune scelte narrative: su tutte l’arrivo dei Magi, i saggi dell’oriente (tra loro attori del calibro di Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni e Jerzy Stuhr) che qui si esprimono addirittura in greco antico. Ma l’impressione, purtroppo, è che tale miscela crei un attrito fastidioso tra le buone intenzioni degli autori ed una messa in scena non sempre intonata, troppo condizionata all’occorrenza dall’eco metallico di una irritante voce fuori campo e dallo stesso doppiaggio degli attori non professionisti. Un doppiaggio che suona falso come Giuda, personaggio che come sappiamo comparirà nella storia un pochino più avanti…

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