Benessere e Salute

Notizie per aiutare a vivere meglio e orientarsi nel mondo delle notizie

Cinema

Cosa succede nel mondo del cinema con le ultime novità in questa città

Cultura e Libri

La cultura, i libri, per acquisire conoscenza e vivere meglio.

Design e Moda

Il mondo del Design, della Moda, delle offerte, come cambia. Dagli acquisti nel negozio agli acquisti online

Psicologia

In questa categoria verranno affrontate tematiche riguardanti i giovani e gli adolescenti.

Home » Cinema

Memorie di un genocidio

Scritto da on venerdì, 5 Novembre 2010No Comment

C’è voluta una giornata intera per metabolizzare l’impatto del documentario visto ieri al festival di Roma, Facing Genocide: Khieu Samphan and Pol Pot, realizzato a quattro mani dal cineasta svedese David Aronowitsch e dal connazionale Staffan Lindberg, rappresentante della carta stampata noto proprio per le inchieste giornalistiche sviluppate in Asia. Sebbene il loro film non indulga più di tanto sui particolari più crudeli, riconducibili all’azione repressiva condotta alla fine degli anni ’70 da Pol Pot e dai suoi Khmer Rossi, si può ben immaginare quanto rischio vi sia nell’iniziare una giornata festivaliera col resoconto filmato di uno dei più terrificanti genocidi della storia recente, quello cambogiano. Ieri mattina, con evidente stoicismo, abbiamo voluto tentare tale esperienza. Ed in realtà ciò che turba maggiormente, nella visione di un simile documentario, è l’ennesimo ritratto di ciò che è facile definire “la banalità del male”.

Khieu Samphan è stato uno dei leader più rappresentativi del regime di Pol Pot, risulta perciò difficile credere che non fosse al corrente dei massacri, dei tetri campi di sterminio dislocati a Phnom Penh tra cui il famigerato S-21, dove tanta gente venne giustiziata o torturata a morte; per non parlare di quella parte della popolazione costretta ai lavori forzati in condizioni di estrema indigenza, col risultato che l’insensatezza degli ordini e la carestia incombente condannarono a morte masse ancora più ingenti. Tale abominio è costato la vita a circa due milioni di cambogiani, secondo alcune stime. Ebbene, in occasione del processo avviato nei confronti di un Khieu Samphan  ormai anziano, pochi anni fa,  il personaggio in questione si è spesso limitato a dire di non essere stato mai informato di simili eccessi, nel periodo in cui gli Khmer Rossi erano al potere. Possibile? Al di là della scarsa plausibilità di certe difese d’ufficio, allargate poi al vecchio sodale Pol Pot, si rimane ancor più sconcertati di fronte al tono affabile, dimesso, cordiale, esibito da Khieu Samphan in tutti gli incontri privati con la troupe del documentario. Così, mentre intere famiglie vennero sterminate in modo atroce, si assiste all’incontro dell’anziano leader con la famiglia di  Nuon Chea, altro carnefice responsabile un tempo della sicurezza, come se fosse una normale visita di cortesia tra vicini di casa.

Il documentario realizzato dai due filmaker scandinavi ha molteplici meriti, primo dei quali l’aver delineato (ricorrendo anche a materiali d’archivio custoditi dalla televisione pubblica svedese) uno scenario storico accurato ed al contempo complesso, in cui emergono progressivamente le differenti responsabilità di chi ha contribuito o creato i presupposti per l’immane tragedia; una tragedia da cui sono in pochi ad uscirne puliti, cosa che di certo non si può dire degli Stati Uniti, che all’epoca di Nixon bombardarono il paese con estrema brutalità, o del precedente governo di Lon Nol, dittatore particolarmente violento e corrotto sostenuto dagli stessi americani. L’altra nota di merito riguarda la sottigliezza con cui sono introdotti, nel corso di interviste e ricostruzioni biografiche catalogate talvolta con apparente neutralità, determinati interrogativi etici, riguardanti personaggi che in gioventù avevano aderito con onestà e sincero entusiamo ad ideali socialisti (sia Khieu Samphan che Pol Pot avevano assorbito, da studenti, il clima culturale pieno di fermenti della Parigi di Sartre), per trasformarsi poi in spietati carnefici. La contraddittorietà di tali uomini è ben rappresentata dal momento in cui Khieu Samphan, incalzato dal suo interlocutore, afferma di aver appreso l’esistenza dei campi di sterminio soltanto vedendo lo straziante S-21, la machine de mort Khmère rouge (2003), testimonianza cinematografica del regista cambogiano Rithy Panh, vittima a sua volta delle efferratezze poste in atto dal regime. Un po’ come se Eichmann al processo avesse affermato di non aver saputo nulla dei lager nazisti, fino all’uscita dei film di Resnais.  Davvero paradossale. E ben poco plausibile, soprattutto.

Comments are closed.

Cultura e Libri »

Euroma2 presenta: “Il Grande Libro delle Erbe Medicinali per le Donne

Euroma2 presenta: “Il Grande Libro delle Erbe Medicinali per le Donne

EUROMA2 PRESENTA
“Il GRANDE LIBRO DELLE ERBE MEDICINALI PER LE DONNE”
Euroma2 la aperto il nuovo anno al femminile, con un appuntamento del Caffè Letterario tutto dedicato al benessere delle donne. Il 17 gennaio l’autrice Roberta …