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Notizie degli scavi

Scritto da on giovedì, 19 20 Maggio11No Comment

Un tempo la critica era ancora più incline ad utilizzare l’aggettivo “garbato”, specialmente se ad essere preso in considerazione era uno di quei film italiani dall’aria colta, magari un po’ seriosa, in cui il tocco delicato e leggero si fondesse con una narrazione pacata, portata in certi momenti a generare qualche sbadiglio. Ecco, nel bene e nel male un lungometraggio come Notizie degli scavi è quasi il diretto erede di tale impronta “minimalista”. Ispirata ad un racconto del grande Franco Lucentini (lo scrittore morto suicida nel 2002, in circostanze non dissimili da quelle che hanno portato alla scomparsa di Primo Levi e Mario Monicelli), la pellicola diretta da Emidio Greco (cineasta di scuola rosselliniana, colto e impegnato, cui si devono opere profonde e intrise di un certo spirito illuminista come Il consiglio d’Egitto, tratto da Sciascia) mette qui in scena personaggi soli, problematici e collocati ai margini della società. Più in particolare è il curioso rapporto affettivo generatosi tra la “Marchesa”, una ex prostituta in difficoltà, ed  il “Professore”, un goffo uomo di mezza età ridottosi a fare commissioni per le signore della casa d’appuntamenti in cui viene ospitato, a generare una certa tenerezza. Il minimalismo regna sovrano, i dialoghi tendono verso una sciatteria senz’altro voluta ma a tratti indisponente, eppure una regia attenta a ogni dettaglio ambientale e la bravura degli attori tengono in piedi la baracca, regalando con la massima semplicità situazioni che possono spingere il pubblico a empatizzare coi personaggi, con quel loro vuoto emotivo da riempire. I protagonisti si incontrano pertanto in una Roma sonnacchiosa, indifferente, affrescata con sobrietà dalla mano esperta del regista, una Roma cui fanno da controcampo le smaglianti rovine di Villa Adriana a Tivoli, ritrovo preferito del Professore che lì soltanto non sembra trovarsi a disagio. La nota più positiva del film è rappresentata comunque dalle scelte di casting: a parte i riusciti ritratti delle “donne di malaffare”, tra cui spicca la tenutaria scontrosa e autoritaria ben impersonata da Iaia Forte, le emozioni maggiori derivano principalmente dalla delicatezza con cui vengono tratteggiati gli incontri tra il Professore e la Marchesa, ovvero tra il loro differente senso di inadeguatezza. E se Giuseppe Battiston, con la sua particolare fisicità e il talento genuino, si conferma tra i migliori interpreti italiani attualmente in circolazione, sorprende un po’ Ambra Angiolini, cui non attribuivamo di certo la maturità e la sensibilità raggiunte invece in questa ennesima apparizione cinematografica, di gran lunga più ispirata delle precedenti.

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