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Tron – Le origini

Scritto da on mercoledì, 2 20 Febbraio11No Comment

Il successo di nicchia che ha avuto, anche in Italia, un film così brillante a livello di effetti speciali come Tron Legacy, ci spinge a investigare sulle origini del mito. I veri appassionati sanno già molto a riguardo: il capostipite Tron, realizzato dalla Disney  nel 1982, non fu all’epoca un campione di incassi, ma rappresentò ugualmente una piccola rivoluzione nel cinema digitale, diventando col tempo un “cult movie” e un punto di riferimento per il pubblico della science fiction. A rivederlo oggi, il film scritto e diretto da Steven Lisberger ha conservato intatto il suo fascino, fatto di scenari futuribili e di invenzioni scenografiche che, paradossalmente, hanno acquisito un particolare effetto “vintage”. La pazzesca avventura del “creativo” Kevin Flynn (alias Jeff Bridges), fatto scivolare da macchine divenute intelligenti all’interno di un mondo virtuale, dove dovrà persino combattere con altri programmi per la propria sopravvivenza, è infatti intrisa dell’estetica e delle modalità di gioco dei videogames di una volta. Dai giochi da bar, in cui Kevin è un asso, a un universo parallelo che di quei giochi e di altri programmi sempre più sofisticati è lo specchio.

Con le sue dinamiche sentimentali semplici, quasi infantili, sia che si tratti del mondo reale sia che ad essere umanizzati siano i programmi in funzione nel mondo appena “scoperto”, Tron sprigiona un magnetismo tutto particolare. La tematica cara alla letteratura “cyperpunk” delle grandi multinazionali (in questo caso la ENCOM, colosso dell’informatica), che fanno un uso distorto delle acquisizioni del progresso scientifico, vi risulta appena accennata, ma serve a costruire suspance intorno a un plot avventuroso, in cui non mancano certo colpi di scena e personaggi cui affezionarsi. La carica ansiogena che comunque traspare venne ben recepita in un articolo, cui affidiamo volentieri le nostre conclusioni, comparso a suo tempo sulla rivista Segnalazioni cinematografiche: “Una paura traspare nel film, la paura del ventunesimo secolo: l’uomo, stregone, apprendista, che diventa schiavo della tecnica elettronica da lui stesso inventata e che non riesce più a controllare. Già questo asservimento si era presentato all’inizio dell’era industriale, con il diffondersi della macchina; ma la schiavitù della macchina riguardava prevalentemente il piano materiale, con le inevitabili conseguenze sul piano psicologico, morale e sociale: ora si tratta invece della libertà dell’uomo, di una schiavitù che annienta la persona umana e riduce l’uomo ad un ingranaggio di un’enorme, mostruosa macchina. Tuttavia gli spettatori possono rassicurarsi e non perdere la pace. Da un elaboratore elettronico può uscire solo ciò che è entrato e la sua cosiddetta ‘intelligenza’ è programmata dall’intelligenza umana. In ‘Tron’ due mondi si contrastano: quello dei ‘creativi’ e quello dei ‘programmati’.”    

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