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Tron Legacy

Scritto da on giovedì, 3 Febbraio 2011No Comment

Uscito alla fine di dicembre in Italia, dove ha retto bene in sala almeno fino alla metà di gennaio, Tron Legacy era senz’altro tra i film in 3D più attesi della stagione. La Disney ha scelto contributi artistici di rilievo per questo coraggioso remake. Coraggioso, perché è vero che così si è reso omaggio a un film considerato “cult” dai fan più accaniti, ma per inciso è giusto ricordare che il Tron originale, firmato da Steven Lisberger, non rese al botteghino quanto una simile produzione (decisamente impegnativa, per i primi anni ‘80) faceva sperare. Alla prova del nove la dimensione contemplativa, l’andamento sornione e le seducenti scenografie digitali tendenti al dark hanno rappresentato, per il remake terminato nel 2010, una scommessa vincente.

L’appeal del lungometraggio diretto da Joseph Kosinski ha radici che si poggiano, tra l’altro, su una sorta di effetto nostalgia, vidimato in qualche modo dalle scelte di casting; significativa, infatti, la scelta di recuperare due interpreti di assoluto spessore dal cast del 1982: il protagonista di allora Jeff Bridges (Kevin Flynn alias Clu) e un comprimario importante come Bruce Boxleitner (Alan Bradley alias Tron). Non ha deluso poi la scelta dei nuovi protagonisti, con il giovane Garrett Hedlund ad interpretare il figlio di Kevin Flynn, Sean, coinvolto suo malgrado in una esplorazione dello spazio cibernetico consequenziale alla disperata ricerca del padre, scomparso da anni; ed ecco brillare al suo fianco la rivelazione Olivia Wilde, che con quei deliziosi capelli a caschetto dà vita a un enigmatico personaggio femminile, Quorra, rispetto al quale si lascia intendere che possa essere una creatura della rete, diversa sia dai “creativi” che dai loro programmi.

Olivia Wilde in "Tron Legacy"

Molto curata è l’atmosfera del film, in cui si allude alla rete e alle conquiste dell’informatica quale terreno di scontro tra determinate concezioni autoritarie e quella liberalizzazione delle idee, dei canali di informazione, che costituirebbe un sicuro elemento di crescita per l’umanità intera. Sempre sottile è all’interno dell’opera il confine tra distopia dal retrogusto totalitario e utopia umanistica. Ma dal 1982 ne è passata di acqua sotto i ponti, per cui a livello iconografico e tematico Tron Legacy appare debitore di svariate saghe cinematografiche, da The Matrix alla nuova trilogia di Star Wars. L’aspetto quasi miracoloso, semmai, è che nonostante la natura derivativa degli innesti il film di Kosinski conservi un gusto del tutto peculiare per l’immagine, per la ricostruzione ammiccante e fantasiosa di un universo alternativo. L’evoluzione del cinema digitale si avverte in tutta la sua forza (compreso il ricorso al 3D) nel necessario “update” delle scene cult, con cui è stato spesso identificato il precedente lungometraggio: ad esempio la crudeltà dei giochi gladiatori cui vengono sottoposti i programmi ribelli, in particolare la corsa delle moto e i combattimenti coi dischi. Ma il discorso del confronto generazionale viene anche ripreso nel turbolento rapporto tra Sean e Kevin Flynn (col suo “doppio” negativo Clu 2.0 a movimentare ulteriormente il quadro), rapporto delineato in modo ruvido ma efficace dai co-sceneggiatori Edwars Kitsis e Adam Horowitz, già attivi nel team della serie televisiva Lost. A impreziosire il tutto, l’ipnotica colonna sonora realizzata dai sempre geniali Daft Punk.

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