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Provincia: Intervista a Federico Iadicicco (Pdl)

Scritto da on martedì, 31 Gennaio 2012No Comment

Abbiamo realizzato un’ intervista a Federico Iadicicco, dal 2008 consigliere alla Provincia di Roma per il Popolo della Libertà, e vice presidente della commissione cultura.

Le chiediamo come ritiene si sia comportato il governo Monti sin qui? Crede che le misure prese ed annunciate in tema di liberalizzazioni, lavoro e pensioni siano le risposte giuste per contrastare la crisi economica e rilanciare il paese?

“Sembra paradossale: benché il Governo Monti non sia un governo politico, in realtà dimostra di essere fortemente ideologico. Si è abbattuto, con furia giacobina, sul ceto medio impoverito senza possedere le corrette chiavi di lettura di questa crisi globale. Credo che le cause della crisi siano da ricercare in un’assenza di regole all’interno dell’economia mondiale e che quindi la risposta non sia deregolamentare, ma regolamentare. Aprire i mercati può essere positivo se libera energie e valorizza la Persona, ma negativo se diventano un ulteriore strumento a favore dei poteri forti. Al di là di alcuni slogan e molta demagogia, le azioni sin qui intraprese dal Governo Monti mi sembrano penalizzare gli interessi diffusi del Popolo a favore delle oligarchie tecnocratiche che l’esecutivo rappresenta.”

Manca all’ incirca un anno e mezzo alle prossime elezioni, cosa e’ chiamato a fare e ad essere il PDL, secondo lei, per vincere le elezioni e tornare alla guida del paese?

” Ritengo che il Popolo della libertà debba assolutamente rinnovare la classe dirigente. I congressi che si stanno per celebrare sono l’occasione per mettere alla guida del partito dei giovani preparati e soprattutto liberi dai vincoli ideologici del ‘900. Fatto questo, ritengo sia necessario riformare la legge elettorale, modificando il premio di maggioranza al Senato da regionale a nazionale e introducendo le preferenze per la scelta dei parlamentari. Dopodichè bisogna far cadere il disastroso Governo Monti riconsegnando agli Italiani il diritto di scegliere da chi essere rappresentati.”

Sembra essersi conclusa l esperienza politica di Berlusconi e tutto ciò che ne conseguiva in fatto di carisma e leadership; cosa lascia in eredità e quale e’ la sua opinione in merito al segretariato di Alfano?

“L’eredità politica, dopo quindici anni, è proprio la nascita del Popolo della libertà come luogo di incontro di alcune grandi tradizioni politiche nazionali che, in un processo di sintesi e non di sommatoria, possono diventare la casa del Nuovo Umanesimo come alternativa al relativismo e al nichilismo mercatista. Alfano ha il compito difficile ma entusiasmante di dare forma e contenuti a questo progetto politico. Sarà importante per lui non cadere nelle pastoie del correntismo, costruendo intorno a lui una nuova classe dirigente.”

Lei e’ da molti anni attivo sul territorio di Roma e provincia, e da consigliere dell’ opposizione ha portato avanti molte battaglie, sull’ edilizia scolastica in particolare. Che giudizio da dell’ operato di Zingaretti?

“Purtroppo Zingaretti ha perso la grande occasione di dimostrare che la provincia quale Istituzione di area vasta non solo è utile, ma è determinante per lo sviluppo del territorio. Si è occupato esclusivamente di lanciare la sua personale scalata al Pd e la sua candidatura a Sindaco di Roma, disinteressandosi completamente all’amministrazione dell’Ente. La condizione delle strade e delle scuole o lo stato di abbandono delle relazioni con le amministrazioni comunali dimostrano il fallimento di questo Centrosinistra.”

Lei da cattolico, ritiene sia necessario un nuovo corso etico in politica ed urgente la presenza di politici cattolici che con l’ esempio e la testimonianza siano un segno ed una rottura con l ideologia laicista e materialista? Come coniugare un’ esperienza esclusiva e personale come quella della fede con l’ ambito relazionale e sociale della politica?

“Credo che il principale compito di un cattolico, non solo nell’impegno politico ma in ogni azione che compie nella sua vita, sia quello di dare testimonianza dell’incontro con Gesù Cristo. Penso sia doveroso condurre una battaglia antropologica non come opportunità esclusiva dei credenti, ma come occasione di dialogo sul piano della ragione tra credenti e non credenti al fine di ridare centralità e dignità alla Persona dal concepimento alla morte naturale. Solo l’affermarsi di un’antropologia positiva potrà migliorare la condizione sociale, politica e culturale dei Popoli. Non è attraverso l’ideazione di modelli sociali ideali, ma attraverso la ricerca di quello che c’è di più profondo nel cuore dell’uomo che si può dare dignità e senso alla vita.”

A cura di Andrea Saponaro

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