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Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Mahler: la Nona

Scritto da on sabato, 2 20 Aprile11No Comment

Lunedi 4 Aprile alle ore 21 presso Sala Santa Cecilia ore 21.00, Antonio Pappano si cimenta in Sinfonia n° 9 di Gustav Mahler. Il concerto è dedicato alla memoria del Maestro Giuseppe Sinopoli, direttore musicale dell’Accademia di Santa Cecilia dal 1983 al 1987, in occasione dei 10 anni della scomparsa ( 20 Aprile 2001).
Gustav Mahler non riuscì a completare la sua Decima Sinfonia, ed è dunque la Sinfonia n. 9 il suo autentico testamento spirituale, summa della sua intera poetica e congedo dalla vita e dal mondo. Dopo le monumentali risorse impiegate nell’Ottava, detta “dei Mille” per il suo mastodontico organico composto da più cori, otto solisti vocali e un’orchestra rinforzata di ottoni, percussioni e organo, la Nona torna a parlare il linguaggio puramente strumentale dell’orchestra tardoromantica. Il viaggio ha inizio con un primo tempo di vaste dimensioni, come un veliero che lentamente salpa e prende il largo verso lidi misteriosi e sconosciuti. Seguono un Ländler, la tipica danza dei contadini austriaci (Mahler compose la Sinfonia nei pacifici silenzi dolomitici della Val Pusteria) che si accende di echi circensi e si conclude proprio come se gli artisti di un Circo si apprestassero a ripartire con i loro carrozzoni dopo aver smontato il tendone, e un’isterica, demoniaca Burlesca. Infine il grande Adagio, forse il più bello di Mahler, perorazione lirica e struggente che si spegne, nelle ultime battute, come una candela dalla luce sempre più fioca e come il respiro di un morente che si abbandona sereno all’altro viaggio, quello nella luce dell’oltretomba…
Guarda tutti gli appuntamenti del ciclo Mahler – Le Sinfonie: www.santacecilia.it/mahler
sinfonia n°9 parte 1
Gustav Mahler nacque nel 1860 a Kalischt (Boemia, oggi in Repubblica Ceca) da Bernhard e Marie Hermann. La sua famiglia era di origine ebraica-ashkenazita e di lingua tedesca. A pochi mesi dalla nascita, si trasferì ad Iglau. La sua infanzia fu molto triste, costellata dalla morte di diversi dei suoi fratelli. Aiutato dal padre (e dal maestro Epstein), che in giovinezza strimpellava il violino, nel 1875 riuscì ad entrare al conservatorio di Vienna, che frequentò tre anni, ottenendo consensi e suscitando gelosie probabilmente a causa del suo brutto carattere. In questo clima strinse una buona amicizia con Hugo Wolf, Hans Rott, i fratelli Rosè, il violinista Krizianovskij. Il sodalizio intellettuale e artistico con il compositore Anton Bruckner, si rivelò “utile” anche in campo lavorativo.

sinfonia n°9 parte 1

sinfonia n°9 parte 2

sinfonia n°9 parte 3

La prima composizione conosciuta di Gustav Mahler, risalente al 1876 è un Klavierquartett in la minore, nato come saggio per il conservatorio, di cui si possiede il primo tempo e 27 battute del secondo. A parte le composizioni distrutte o incomplete del periodo giovanile, ci sono pervenuti lieder per tenore e pianoforte su testi composti dallo stesso Mahler, dedicati alla giovinetta Josephine Poisl. Del 1880 è Das Klagende Lied (Canto di lamento), ancora su testo proprio. A seguire compose i cinque Lieder und Gesänge aus der Jugendzeit (Canti della giovinezza, 1880-1883 e 1887-1890) e i Lieder eines fahrenden Gesellen (Canti di uno in cammino o “Canti di un viandante”, 1884).

Dopo aver completato gli studi al conservatorio Mahler ebbe le prime esperienze nella direzione d’orchestra a Bad Hall nel 1880, negli anni seguenti continuò la sua carriera di direttore presso altri importanti teatri d’opera dell’Europa centrale: Lubiana nel 1881, Olomouc nel 1882, Vienna e Kassel nel 1883, Praga nel 1885, Lipsia nel 1886 e Budapest nel 1888. Nel 1887 Mahler fu chiamato a sostituire il celebre direttore Arthur Nikisch per il ciclo l’Anello del Nibelungo di Richard Wagner; il grande successo ottenuto contribuì ad accrescere la sua fama ed il suo prestigio come direttore sia fra i critici musicali sia presso il pubblico. Analoga fortuna non ottennero invece le sue composizioni: risalgono a questo periodo il completamento dell’opera teatrale Die Drei Pintos di Carl Maria von Weber, che riscosse critiche altalenanti e non è riuscita ad entrare stabilmente nel repertorio operistico, e la Prima sinfonia in re maggiore Il Titano, ispirata all’omonimo romanzo di Jean Paul, che fu più volte riveduta dall’autore anche a causa della fredda accoglienza ricevuta.

Dal 1893 al 1896 Mahler trascorse i periodi di vacanza estivi a Steinbach am Attersee in Alta Austria, località in cui continuò la revisione della Prima Sinfonia (la prima esecuzione era stata nel 1889), compose la Seconda Sinfonia, abbozzò la Terza Sinfonia, e scrisse la maggior parte dei lieder del ciclo Des Knaben Wunderhorn (in italiano Il corno magico del fanciullo), basato su un famoso ciclo di poesie curato da Achim von Arnim e Clemens Brentano.

Nel 1897 Mahler, che aveva allora 37 anni, ricevette l’incarico di direttore della K. u K. Hofoper (Imperial Regia Opera di Corte), vale a dire la posizione musicale più prestigiosa dell’Impero austriaco; poiché si trattava di un “ufficio imperiale” secondo la legge austro-ungarica in vigore l’incaricato non poteva essere di religione ebraica. Mahler, che mai era stato un ebreo devoto e praticante, si era già convertito per tempo al cattolicesimo, religione che comunque non gli era estranea: da ragazzo infatti era stato corista in una chiesa cattolica, dove il maestro del coro gli aveva anche insegnato a suonare il pianoforte[1].

Con il passare degli anni Mahler continuò ad essere attratto dal cattolicesimo, ed elementi ed influenze cattolici si possono osservare nei suoi lavori, ad esempio l’uso dell’inno Veni Creator Spiritus nella sua Ottava Sinfonia[2]. In ogni caso la presenza dello spirito e dello stile ebraico rimane ampiamente presente in tutta la sua musica, per esempio l’uso di temi in stile Klezmer nel terzo movimento della Prima Sinfonia.

Nel 1899 e nel 1910 egli diresse le versioni da lui rivedute della Seconda e della Quarta Sinfonia di Robert Schumann[3].

Nei dieci anni di direzione all’Opera di Vienna, Mahler rinnovò profondamente il repertorio di quell’istituzione musicale e ne migliorò la qualità artistica, riuscendo a piegare sia gli esecutori sia gli ascoltatori alla sua visione della musica e dell’arte. Quando egli ricevette l’incarico, le opere più popolari erano il Lohengrin, la Manon di Massenet, e Cavalleria rusticana; il nuovo direttore decise un nuovo corso più concentrato verso il repertorio del periodo classico, cominciando dalle opere di Christoph Willibald Gluck e di Wolfgang Amadeus Mozart, avvalendosi anche della collaborazione del pittore Alfred Roller[4] per la messa in scena di originali produzioni del Fidelio, di Tristan und Isolde, e del ciclo L’anello del Nibelungo.

Agli inizi del Novecento Vienna era una delle città più grandi ed importanti del mondo, capitale di una grande impero multinazionale nell’Europa Centrale e centro molto vivace dal punta di vista artistico e culturale; Mahler conosceva molti fra gli intellettuali ed artisti che a quel tempo vivevano a Vienna, fra gli altri i pittori Gustav Klimt ed Egon Schiele.

Mahler lavorava per nove mesi l’anno all’Opera di Stato, gli restava così solo il periodo estivo per dedicarsi alla composizione[5]; egli era solito passare le estati a Maiernigg sul lago Wörthersee ed in questa località idilliaca compose quattro sinfonie (dalla Quinta all’Ottava), i Rückert Lieder, i Kindertotenlieder (Canti per i fanciulli morti)[6], entrambi basati su poesie di Friedrich Rückert, e Der Tamboursg’sell, l’ultimo dei suoi lieder per Des Knaben Wunderhorn.

Nel giugno del 1901 Mahler si trasferì in una nuova villa sul lago sempre a Maiernigg in Carinzia[7]. Il 9 marzo 1902 Mahler sposò Alma Schindler, di vent’anni più giovane e figliastra del noto pittore viennese Carl Moll. Alma era musicista e compositrice, tuttavia il marito le proibì di continuare a cimentarsi con la composizione, anche se appartengono alla mano di Alma delle copie manoscritte di alcune partiture di Gustav.[senza fonte] Mahler interagì in modo creativo anche con altre donne, fra cui la violista Natalie Bauer-Lechner, di due anni più vecchia, che aveva conosciuto durante il periodo di studi a Vienna. Alma e Gustav ebbero due figlie: Maria Anna (detta Putzi, 1902-1907), che morì a quattro anni di difterite nel corso delle vacanze estive a Maiernigg, ed Anna (detta Gucki; 1904-1988), che, pure ammalatasi dello stesso morbo, riuscì a guarirne e divenne da adulta una scultrice[8].

Nel 1908 e per tre anni Mahler mutò il luogo delle vacanze estive e della attività compositiva, e scelse un maso in prossimità di Dobbiaco (Toblach), nota località climatica dell’Alta Val Pusteria, nell’allora Tirolo del Sud. Ivi sostanzialmente compose la sua Nona Sinfonia, il Lied von der Erde e l’incompiuta Decima.

Nel 1910 Mahler, colpito dalla scoperta del tradimento della moglie, fu consigliato di rivolgersi a Sigmund Freud, il quale lo incontrò una sola volta e quindi poté dargli solo alcuni consigli, i biografi (Quirino Principe e altri) riferiscono di un lungo colloquio di tre, quattro ore; Freud, durante l’incontro, una lunga passeggiata, seppe da Mahler che egli chiamava a volte la moglie Alma col nome della madre: Marie, e quindi formulo l’ipotesi (non la diagnosi) che Mahler fosse affetto dal cosiddetto complesso della Vergine Maria. Alma smentì questo fatto, fortificando la sua tesi con la prova che Mahler aveva difficoltà a pronunciare la “r”, e quindi sarebbe stato scomodo per lui chiamarla Marie. Freud tempo dopo, ricordando l’episodio dichiarò: «Ebbi la possibilità di ammirare le capacità di penetrazione psicologica di quell’uomo di genio. Nessuna luce illuminò ad un certo punto i sintomi della sua nevrosi ossessiva. Era come scavare con un bastoncino in un edificio misterioso»[9].

Malato gravemente di cuore all’incirca dal 1907, Mahler fu più volte costretto a sottoporsi a delicate terapie mediche, e si rivolse invano a celeberrimi specialisti che, però, non poterono far altro che constatare la gravità del suo male, una endocardite maligna ed incurabile. Tra i vari specialisti in cardiologia a cui si rivolse, va ricordato il celebre batteriologo Andrè Chantemesse, il quale fu un pioniere della scienza ma anche un uomo assolutamente privo di tatto, che molto rudemente informò il suo paziente dello stato del suo male dicendo: “Non ho mai visto degli streptococchi svilupparsi in una maniera così meravigliosa, guardi questi filamenti, sembrano alghe marine!”, lasciando letteralmente Mahler ammutolito per l’orrore[senza fonte].

Tornato apposta a Vienna dall’America (dove risiedette per circa un anno e dove ottenne strepitosi successi concertistici), Mahler morì nel sanatorio Loew di Vienna nell’anno 1911. I contributi alla sua biografia ci sono dati dalla moglie Alma e dall’amica Natalie Bauer-Lechner.

Biografia del Maestro Giuseppe Sinopoli da (Wikipedia).

Dopo aver iniziato a studiare Organo al conservatorio di Messina proseguì al conservatorio di Venezia dove studiò Armonia e Contrappunto, interessandosi anche alla musica contemporanea ed elettronica; non si diplomò, ma si laureò in Medicina e Chirurgia a Padova specializzandosi in Psichiatria, poi frequentò i corsi estivi di Darmstadt con György Ligeti e Karlheinz Stockhausen. Fu inoltre allievo (e successivamente assistente) ai corsi di composizione di Franco Donatoni all’Accademia Chigiana di Siena, e studiò direzione d’orchestra con Bruno Maderna, e a Vienna con Hans Swarowsky.

Negli anni settanta Sinopoli fu noto soprattutto come compositore e specialista di musica contemporanea: esordì come direttore d’orchestra a Siena, verso la prima metà degli anni settanta dirigendo un brano da camera scritto da un allievo di Donatoni, in seguito fondò nel 1975 l’Ensemble Bruno Maderna. A partire dal 1978, tuttavia, si impegnò sempre più nella direzione di un repertorio più tradizionale: a cominciare dalla direzione dell’Aida di Verdi al Teatro La Fenice di Venezia, si dedicò intensamente a Bruckner, Mahler e Richard Strauss, compositori verso il quale lo portavano affinità crescenti (le sue incisioni delle opere di Strauss, realizzate principalmente per la Deutsche Grammophon, sono importantissime e sfidano in eccellenza, quando non superano, quelle di Georg Solti, che incideva per la Decca Records).

Come direttore d’orchestra ha lavorato con tutte le maggiori orchestre europee: la Deutsche Oper di Berlino, la New Philarmonia di Londra (di cui dal 1984 al 1994 fu direttore principale, e dal 1987 anche direttore musicale), l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, i Wiener Philharmoniker; ha diretto inoltre prestigiosi complessi musicali come l’orchestra del Covent Garden di Londra, la Philharmonic del Teatro Metropolitan di New York, i Berliner Philharmoniker, la Staatskappelle di Dresda (di cui fu direttore principale dal 1992), l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI.

Ha debuttato al Teatro La Scala di Milano nel 1994, mentre già nel 1985 ha diretto il Tannhäuser di Wagner al Festival di Bayreuth, dove nel 2000 fu il primo direttore d’orchestra italiano in tutta la storia del festival a dirigere il Ring des Nibelungen. E proprio a Bayreuth che prima con Parsifal e dopo appunto con la Tetralogia Sinopoli conosce la sua consacrazione come grandissimo interprete wagneriano. Le sue letture di Ring e Parsifal appaiono infatti molto vicine a quelle della tradizione interpretativa bayreuthiana degli anni cinquanta, in particolare a quelle di Hans Knappertsbusch che Sinopoli richiama molto da vicino con i suoi tempi lenti, la maestosità dell’impianto fonico, la monumentalità e la liturgica ieraticità dell’impostazione dell’opera in generale. Purtroppo, ad oggi non risulta che di queste letture sia stata commercializzata una edizione discografica, che appare quanto mai opportuna.

Sinopoli fu un ottimo compositore (pubblicato da Suvini Zerboni e da Ricordi): le sue composizioni giovanili risentono dello stile strutturalista, con interessanti aperture verso i procedimenti combinatori di matrice donatoniana, mentre i lavori più tardi si riavvicinano ad un espressionismo lirico di matrice mitteleuropea, talora specificamente berghiana; lavoro significativo di questo suo tardo periodo compositivo è l’opera Lou Salomé (1981, su libretto di Karl Dietrich Gräwe), che fu tra l’altro la sua ultima composizione. Sinopoli, dal 1981, dopo neanche un decennio di attività compositiva, decise di abbandonarla per dedicarsi definitivamente alla direzione d’orchestra.

Morì a Berlino improvvisamente, stroncato da un infarto mentre stava dirigendo l’Aida di Giuseppe Verdi alla Deutsche Oper.

Oltre che laureato in psichiatria, Sinopoli fu un grande appassionato di archeologia. Laureando all’Università di Roma (avrebbe dovuto sostenere la tesi il giorno del suo funerale), gli è stata riconosciuta la laurea in Archeologia “post mortem”.
La sua collezione di vasi archeologici è stata pubblicata in un volume edito da Marsilio (“Aristaios. La collezione Giuseppe Sinopoli”).

La città di Roma, di cui aveva diretto non senza troppe difficoltà le principali istituzioni musicali (l’Accademia nazionale di Santa Cecilia, di cui fu direttore musicale dal 1983 al 1987, ed il Teatro dell’Opera, di cui fu direttore artistico e musicale dal 1999 al 2001) lo celebrò con esequie pubbliche in Campidoglio, e gli ha dedicato una sala dell’Auditorium Parco della Musica.

Sinopoli lasciò la moglie Silvia, i due figli Giovanni e Marco, e diversi fratelli fra cui Anna Sinopoli, scienziato e professore ordinario.

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