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Il ricordo di Jan Palach, una speranza nel cielo d’Europa

Scritto da on giovedì, 19 Gennaio 2012No Comment

Nel pomeriggio del 16 Gennaio 1969 Jan Palach, un giovane studente di filosofia, si fermò ai piedi delle scalinate del museo nazionale in piazza S, Venceslao, si cosparse il corpo di benzina e si diede fuoco. Pochi mesi prima le truppe dell’Unione Sovietica repressero militarmente la “Primavera di Praga”, ossia la stagione riformista; attuata maggiormente da studenti; che vi era in Cecoslovacchia nel 1968.

Morì il 19 Gennaio in seguito alle ustioni riportate, ma rimase lucido durante i suoi tre giorni di agonia. Ai medici disse di aver preso a modello i monaci buddhisti del Vietnam.

Jan Palach decise di non bruciare i suoi appunti e i suoi articoli (che rappresentavano i suoi pensieri e i suoi ideali) che tenne in un sacco a tracolla molto distante dalle fiamme. Trovata nel suo quaderno la sua più importante dichiarazione:

« Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zpravy. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’infiammerà »

Il suo fu un gesto di libertà, un gesto d’ amore verso il suo popolo e la sua terra oppressa dalle truppe sovietiche.  Sarebbe giusto ricordarlo ogni anno come un patriota del nostro popolo europeo, come uno dei tanti fondatori della nostra Europa, perchè la nostra storia passa anche attraverso la sua figura e la sua azione, che in un primo momento può sembrare folle, ma rappresenta la definitiva presa di coscienza da parte del popolo cecoslovacco della parola libertà. Ricordiamo, come sosteneva Paolo Borsellino, che “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.

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