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Teatro Arcobaleno: la Calabria raccontata nello spettacolo di Giuseppe Argirò

Scritto da on martedì, 15 Marzo 2011No Comment

Dal 18 al 27 Marzo
Teatro Arcoboleno
Via F.Redi 1/A, Roma

Scritto, diretto e interpretato da
Giuseppe Argirò

STATALE 106

Viaggio verbale, ironico e drammatico,
che percorre e descrive il mistero della Calabria come una regione segreta, misteriosa e arcana
fino a raccontare tutte le altre storie dell’eterna battaglia dell’uomo contro la società.

Unica arma potentissima dell’attore, per assicurare una via di salvezza e di sopravvivenza per l’avvenire:
l’ironia e la risata del pubblico.

Adriana Palmisano con “Donne d’Itaca Lab”, ripresenta a Roma al Teatro Arcobaleno dal 18 al 27 marzo 2011 a grande richiesta dopo l’ultimo successo che ha registrato il tutto esaurito al Piccolo Eliseo nel 2010, STATALE 106 scritto, diretto e interpretato da GIUSEPPE ARGIRÒ con le musiche del PARTO DELLE NUVOLE PESANTI, e dopo i consensi di pubblico e di critica ottenuti durante le rappresentazioni su gran parte del territorio nazionale, dal nord al sud fino al cuore della Calabria e anche della Sicilia dove gli esclusivi, forti e audaci temi trattati sono stati riservatamente riconosciuti ma inevitabilmente apprezzata anche la morbidezza, la levità e l’ironia con le quali il nostro autore/attore ha saputo offrirli in un carosello di vicende, a volte tragico a volte ironico fino al grottesco, che coinvolge non solo la Calabria, bensì tutte le storie del mondo: dall’antica Grecia fino agli ultimissimi disagi della nostra epoca.

E’ la strada la vera protagonista di “Statale 106”, un viaggio verbale che percorre e descrive la Calabria come una regione segreta, misteriosa e arcana in cui prendono vita figure e personaggi senza tempo, uniti dalla comune appartenenza a una terra ancestrale che ha bisogno di trovare la sua voce scenica. E il dialetto calabrese originario, alternato con un italiano conquistato come una lingua straniera adatta solo alla comunicazione ufficiale, denuncia con la sua naturale violenza e con la sua paradossale comicità un luogo dominato dal potere di pochi che ottengono autorità e fama a discapito di altri.
La narrazione diventa allora mito classico e satira contemporanea per chiarire e spiegare l’odierna condanna all’inciviltà di un mondo che non conosce democrazia. Il cammino dell’affabulazione supera le cronologie e incontra virtualmente un’altra strada pericolosa, quella via di Baghdad che ha ospitato i tragici risvolti della liberazione di Giuliana Sgrena e in cui ha trovato la morte un eroe di oggi come Nicola Calipari, non a caso nato a Reggio Calabria.
La strada diventa il contenitore, divertente e serio, di tutte le storie raccontate: dalla Calabria all’Iraq, dall’America di Bush al meridione dei briganti, da Paride che prende Elena fino a Calipari che salva la Sgrena.
Come sempre nella tradizione orale e nell’arte del racconto, passato e presente si confrontano e fondono a dimostrare l’eterna battaglia dell’uomo contro una società che non riesce a contenerlo e finisce per sacrificarlo. All’attore non resta che un’unica potentissima arma come l’ironia per assicurare una via di salvezza e di sopravvivenza per l’avvenire: la risata del pubblico.

“Ho scritto questo monologo…” dice Argirò, “…pochi giorni dopo l’omicidio di Nicola Calipari, un uomo perbene, servitore dello stato, ucciso dal fuoco amico. Il 22 marzo 2005 il Presidente della Repubblica Ciampi lo insignì della medaglia d’oro al valor militare e proprio nella stessa data, a distanza di cinque anni, desidero ricordare a un Paese senza memoria che chi salva una vita è un uomo giusto per sempre. Per me la 106 Ionica, conosciuta come la strada della morte, è un pretesto per raccontare il potere e i suoi abusi, di cui ognuno di noi è vittima. Dal mito a oggi, il teatro è l’unica forma d’arte veramente democratica perché è un evento dal vivo che non può incorrere in una censura preventiva”.

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