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The wolf of wall street, Jordan Belfort

Scritto da on sabato, 25 Gennaio 2014No Comment

Jordan Belfort, cinquantunenne di origini ebraiche, e’ cresciuto nel selvaggio bronx di New York fino a quando Wall street non ha cambiato la sua vita e il suo animo, concedendogli di entrare a far parte, in pochissimo tempo, della cerchia esclusiva comprendente l’1% della popolazione.Jordan-Belfort

Nel suo libro racconta che racconta che inizio’ presso la sociea’ di investimenti F.Rotschild, dove conobbe il trader Mark Hanna, (interpretato nel film biografico, da McConaughey.) il quale lo inseri’ nel settore facendoli da guru. I suoi insegnamenti? Sniffare cocaina e masturbarsi almeno due volte al giorno!!

Il Quaalude negli Stati Uniti divenne di uso comune tra i tossicodipendenti e a metà degli anni Ottanta fu deciso di ritirarlo dal commercio, divenendo merce rara e molto preziosa.Questo lascia intendere la situazione surreale, perversa e kafkiana, che si poteva vivere negli uffici di Manhattan. Un vortice che inghiottiva chiunque ci mettesse piede, una sorta di tossicodipendenza dal denaro, dalla droga, dal sesso, dagli spasmi della borsa mondiale e da una vita crossborder fatta di eccessi sfrenati. Non a caso Belfort ha sofferto di gravi dipendenze: cocaina, Xanax e Quaalude (si legge “qualud”), conosciuto in Italia con il nome di metaqualone.  È un sedativo ad azione ipnotica, con effetti psichedelici molto simili a quelli visti nelle scene di “Paura e delirio a Las Vegas”. Belfort ha sempre affermato di avere avuto “abbastanza roba nel suo apparato circolatorio da sedare tutto il Guatemala”.

Il socio di Belfort fu un certo Dannie Porush, un vicino di casa che conobbe grazie all’amicizia che legava le due rispettive consorti. Per farla breve, i due decisero di fondare insieme una societa’ di investimento finanziaria che chiamarono Strattom Oakmont.

Alla base dei metodi utilizzati dai due per generare profitti era al limite della legalita’, ponendo in essere la maggior parte delle volte il reato di aggiotaggio.

 

Aggiotaggio: “Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifizi atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 516 a 25.822

Se l’aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate. Le pene sono raddoppiate:

1. se il fatto è commesso dal cittadino per favorire interessi stranieri;


Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto è commesso all’estero, in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani.
2. se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato, ovvero il rincaro di merci di comune o largo consumo.

La condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici”.

In pratica Belfort&co acquistavano azioni di una societa’ (penny stock) a bassissimo costo, ad esempio a 0,03 centesimi ad azioni, per rivenderle poi in massa a una serie di investitori poco informati o male informati da loro e il prezzo delle azioni cresceva a dismisura. In questo modo si garantiva un buon ricavo per la Stratton Oakmont, grazie alle commissioni sulle vendite azionarie. In seguito le azioni si sgonfiavano e gli investitori perdevano i loro investimenti. Grazie a questo sistema e allo spregiudicato talento di Belfort e compagni, la Stratton Oakmont si espanse rapidamente arrivando ad avere un giro d’affari da 1 miliardo di dollari, a fine anni novanta.

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Nel 1998, all’apice del suo successo, l’FBI riporto’ Belfort con i piedi per terra e soprattutto  incatenati in una cella penitenziaria. Per i reati federali commessi, Belfort avrebbe dovuto scontare 4 anni di reclusione oltre che al risarcimento delle sue vittime di circa 100 milioni di dollari.  In realta’, grazie alla sua preziosissima collaborazione con la polizia statunitense, la durata della reclusione fu ridotta a 22 mesi. Oggi sfrutta ancora la sua grande dote di motivatore e comunicatore, reinventandosi consulente e formatore motivazionale.

La vita del broker americano, raccontata nel libro e nel film “The Wolf of Wall Street” , ci fa capire quanto sia surreale che la borsa, i titoli azionari, le economie di tutto il mondo, i risparmi di una vita, si sorreggano su parole, dicerie, informazioni e supposizioni di soggetti (il piu’ delle volte sotto effetti di stupefacenti) che ogni mattina si svegliano e giocano a fare “Dio in terra”, ma con i soldi degli altri.

 

 

GIOVANNI MARIA LEPORI

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