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Intervista al Presidente dell’Arall, Donato Robilotta

Scritto da on mercoledì, 16 Marzo 2011No Comment

Negli studi di Media Live intervista al Presidente dell’Arall, Donato Robilotta.

Presidente noi ci siamo incontrati quando lei era consigliere regionale nella passata legislazione e ci aspettavamo di ritrovarlo assessore in questa, che cosa è successo?

Non fu presentata la lista del Pdl per la Provincia di Roma per dabbenaggine, mi spiace che, ancora oggi, chi ha sbagliato non si renda conto del danno che ha causato e che non abbia pagato. Un gruppo dirigente è stato escluso dalla Regione e io penso che la stessa Pisana con questo non ci abbia guadagnato. Ciononostante io continuo a fare politica e nello stesso tempo mi occupo dell’Arall che è l’associazione dei comuni e degli enti locali, in pratica faccio il sindacalista degli enti locali nei confronti della Regione e di altre istituzioni. Oggi in tema di federalismo è molto importante raccordare le varie istituzioni, affinché proprio il federalismo diventi un’opportunità per i cittadini e non un peso.

Parlando sempre di Arall, a suo avviso non ci sono troppi comuni?

La nostra regione è fatta di piccoli comuni, il 60% è sotto i 5 mila abitanti, bisognerebbe accorparli per alcune funzioni, come quella del catasto, dell’anagrafe, dei rifiuti, della scuola. Questo è proprio quello che stiamo cercando di fare, ma è un lavoro difficile anche perché non c’è ancora un interlocutore che abbia capito che questa è la partita che si deve giocare, anche in vista del federalismo. I piccoli e piccolissimi comuni vanno messi insieme, così come accade già in altre regioni d’Italia, come il Veneto, ad esempio, che in questo senso è già ben avviato. Proprio la regione Lazio potrebbe diventare il capo fila per il Centro-Sud. Ci sono già delle norme che il ministro Tremonti ha messo in finanziaria che obbligano i comuni sotto i 5 mila abitanti a mettersi insieme, pena la diminuzione dei finanziamenti.

Parlando, invece, dei trasferimenti dalla Regione ai Comuni, il cosiddetto articolo 23, quali danni sta creando questa situazione ai Comuni?

Da un lato c’è il problema del mancato trasferimento nella nostra regione di circa 255 milioni che riguardano tutti i comuni, dall’altro viviamo in un periodo di crisi e sappiamo che lo Stato ha dovuto tagliare tutta una serie di trasferimenti per poter evitare una maggiore pressione fiscale sui cittadini. Per poter recuperare risorse bisogna eliminare tutta una serie di enti inutili, come le comunità montane, i consorzi di bonifica e così via.

E le province?

Io non sono d’accordo sull’eliminare le province, se eliminassimo sei o sette enti che sono sul territorio, alcuni dei quali svolgono funzioni simili a quelle delle province, avremmo ottenuto un bel risparmio. Anche per quanto concerne i Comuni, soprattutto quelli grandi, dovrebbero smetterla di avere una gestione in house e cominciare a fare gare per l’affidamento dei servizi.

Lei ha detto che non è d’accordo con l’eliminare le Province, ma molti sostengono che eliminando queste si otterrebbe un grosso risparmio, ci spiega bene le motivazioni di questa posizione?

Io penso che sia più importante eliminare tutti gli enti intermedi che stanno tra queste e le Regioni. Le province nelle regioni grandi possono avere il compito di mettere insieme tutti i piccoli comuni che altrimenti sarebbero indifesi nei riguardi delle grandi città. La Provincia potrebbe diventare il portavoce degli interessi dei Comuni anche nei riguardi della Regione.

Quindi una riorganizzazione delle Province anche in funzione dell’eliminazione di alcuni Enti?

Sì, peccato che in Regione non si discuta di questo, Roma Capitale poteva essere una buona occasione per parlarne, per discutere di tutto, ma questo non è avvenuto, non c’è stata una discussione corale. Io spero, tuttavia, che ci possa ancora essere spazio per un dialogo, per una riforma in questo senso, che vada ad eliminare tutta una serie di enti. Io penso che la cosa più grave sia che ci siano grandi aziende municipali, come l’Ama, l’Atac che vengono ancora, gestite in maniera poco manageriale. Bisognerebbe sostituire l’affidamento diretto con le gare, non è che se un’azienda pubblica viene gestita da privati, non è più pubblica.

Lei, oltre ad essere Presidente dell’Arall, svolge anche un ruolo all’interno dell’Aiccre, ma che cos’è l’Aiccre?

È una piccola associazione dei piccoli comuni d’Europa, che idealmente collega questi con l’Europa. Io credo che oggi tutti abbiano bisogno di più Europa .

Cambiando totalmente argomento, il comune di Roma non ha ancora approvato il Bilancio e si parla di molti comuni che si sono “sbizzarriti” con i derivati. La prima domanda è appunto sulla Capitale, perché non è ancora stato approvato il Bilancio? La seconda riguarda invece le voci sui derivati, sono vere o no?

Purtroppo è vero che ci sono questi derivati, che sono la conseguenza del fatto che molti Comuni sono abbandonati a loro stessi, soprattutto quelli più piccoli, un Comune di mille abitanti non ha neanche un dirigente. Per quanto riguarda il comune di Roma, invece, io penso che il problema risieda nel diminuzione dei trasferimenti da parte dello Stato, inoltre la Regione non ha messo, come era solita fare, i 100 milioni per il trasporto locale.

Qualcuno però dice che si sta posticipando la chiusura del Bilancio a causa di titoli tossici, è vero?

Stanno cercando di evitare un indebitamento massiccio per quanto concerne il trasporto pubblico locale, che rappresenterebbe il “buco” maggiore in questo bilancio. In ogni caso il termine ultimo è il 30 marzo p.v. per allora dovrà essere approvato.

Alcuni Comuni del Lazio, come Anagni, Pontecorvo, sono sul piede di guerra a causa dei tagli sulla sanità. Tagli obbligatori vista la situazione, ma lei cosa pensa si sarebbe potuto fare per evitare queste tensioni?

Noi partiamo da una Sanità che perde 1 miliardo e mezzo di euro all’anno, ad un certo punto si è dovuto dare un freno a questa situazione, freno che comunque ci ha portato a 10 miliardi di debito. Non possiamo più permetterci di fare debiti, i tagli erano obbligatori, o si aumentavano le tasse, già tra le più alte d’Italia, o si facevano questi tagli.

Ma secondo lei così facendo si abbasseranno i costi?

I costi si stanno già abbassando. L’unica cosa, io avrei spiegato prima ai cittadini cosa stava per succedere, prima di firmare, e avrei tagliato maggiormente su Roma, che ha un surplus di offerta sanitaria, e meno nelle Province. Rispetto ad Anagni, però, c’è da dire che a 10 Km da questa c’è l’ospedale di Colleferro, non capisco, quindi, la protesta dei cittadini, capirei di più la protesta dei cittadini di Ceccano, dove ai tagli non è seguita una compensazione. Io avrei chiuso, piuttosto, due o tre ospedali a Roma, come il Cto che è inutile, oggi tutti gli ospedali hanno il reparto di ortopedia, e a pochi passi da questo c’è il Sant’Eugenio. Io ritengo che di base si debba dare tutto a tutti, ma le famiglie più agiate a mio avviso dovrebbero contribuire, un signore che ha un reddito di 200 mila euro perché non dovrebbe pagare i servizi della sua degenza in ospedale? Io sono anche d’accordo con il ticket al Pronto soccorso? Il 70% degli accessi al Pronto Soccorso sono impropri.

Quanto incide sul debito sanitario il rapporto con le multinazionali?

Incide, ma il problema non è questo. Adesso per risparmiare usiamo i farmaci generici, ma questi hanno si lo stesso principio attivo, ma non lo stesso dosaggio per cui non hanno lo stesso effetto, bisognerebbe fare come fanno in Francia, invece, dove ti danno due pastiglie le usi e poi ritorni a prenderne altre se ne hai bisogno, non come in Italia dove ti danno tutta la confezione e se non la usi tutta va sprecata.

Perché nella sanità pubblica i posti letto hanno un costo così elevato?

A causa del costo del personale, sui posti letto il costo del personale incide per il 70%. Parlando proprio di personale il problema è che ne abbiamo troppo e poco che ci serve, abbiamo un mare di impiegati e pochi infermieri. La Regione dovrebbe prendere il personale che non serve e ricollocarlo fuori dalla sanità, nei vari enti, così da liberare delle risorse, togliendo il blocco del turnover.

Il mondo di oggi è un mondo globalizzato, ad esempio, quello che è capito in Giappone ha dei risvolti anche qui da noi, basti pensare alle ripercussioni del crollo della borsa giapponese sulla nostra economia, ma soprattutto al nucleare e a tutte le discussioni che sono nate su questo argomento. Lei cosa ne pensa?

Ciò che è accaduto in Giappone è straordinario, io credo che fare delle riflessioni sull’onda dell’emozioni sia un’errore che abbiamo già commesso, come con Chernobyl .

Ma in che modo la globalizzazione si “sposa” con il Federalismo?

Il federalismo avvicina il servizio al cittadino, lo semplifica e lo rende trasparente. Purtroppo in Italia, a differenza degli altri Paesi, il federalismo è stato calato dall’alto, normalmente è il contrario.

La legge elettorale si dovrebbe cambiare o no?

La legge elettorale, sia alla camera, che al senato è sbagliata, credo che i parlamentari dovrebbero essere eletti dal popolo e non nominati da un segretario.

E’ possibile vedere il video della prima parte dell’intervista cliccando su: ItaliaTube

E’ possibile vedere il video della seconda parte dell’intervista cliccando su: ItaliaTube

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