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A Villa Ada la nuova Casa della Moda: c’è chi dice no

Scritto da on lunedì, 11 Luglio 2011No Comment

Cinquemila metri quadrati di verde, tra piante e alberi secolari, sulla sfondo della seicentesca dimora storica di Villa Ada. E’ questa la scenografia che l’amministrazione comunale immagina per la futura Casa della Moda di Roma.

Un polo dedicato alle creazioni degli stilisti italiani, con spazi anche per laboratori e per presentazioni di giovani talenti, la Capitale lo sogna da tempo. Ma la scelta della location individuata non convince. Ed è già braccio di ferro tra ambientalisti e Campidoglio.

Ieri cartelli di protesta contro la decisione annunciata dal Sindaco Alemanno sono comparsi sulle recinzioni del parco. “Villa Ada è bene comune non può essere sfilata ai romani”, così recitava uno striscione dei volontari di Legambiente. Perché il timore è che la conversione della Villa in Casa della Moda trasformi quest’area frequentatissima dai romani e non solo (anche i turisti che arrivano in città non di rado ci fanno una capatina), in un ambiente esclusivo e per pochi.

La Casa della Moda, secondo il nuovo progetto, dovrebbe nascere negli ambienti delle Scuderie Reali presenti all’interno del Parco, patrimonio in disuso e in stato di abbandono che, sulla base di questo disegno, verrebbe così valorizzato.

Ma se di riqualificazione si deve parlare, sostengono gli oppositori del progetto – non solo associazioni per l’ambiente ma anche comuni cittadini – andrebbe sviluppata un’idea che garantisca la fruizione a tutti e che abbia un impatto ambientale sostenibile. “A Villa Ada ci ho passato tante giornate ai tempi dell’università, adesso ci torno con la mia famiglia”, dice Pasquale – giovane papà – “ non voglio immaginare che cosa potrebbe diventare questo posto con un via vai di macchine e con il caos che porterebbero gli eventi legati alla moda”.

Sul tema della sostenibilità batte anche Legambiente, che in una nota pubblicata dall’Ansa ha sottolineato “Solo chi non conosce questa delicata villa storica può avanzare ipotesi del genere, che avrebbero un impatto ambientale insostenibile: basti pensare solo all’inquinante traffico di auto che innescherebbero”.

 di Valeria Torre

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