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Al Teatro Palladium: "La trilogia degli occhiali" dal 13 al 23 Dicembre

Scritto da on lunedì, 12 Dicembre 2011No Comment

Testo e regia  Emma Dante
Con Carmine Maringola, Claudia Benassi, Stéphanie Taillandier, Onofrio Zummo, Manuela Lo Sicco/ Elena Borgogni, Sabino Civilleri
Coproduzione Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Stabile di Napoli, CRT Centro di Ricerca per il Teatro
con la collaborazione di Théâtre du Rond Point – Parigi

Emma Dante torna al Palladium per presentare la Trilogia degli Occhiali,
articolata in tre spettacoli autonomi, “Acquasanta”, “Il castello della Zisa” e “Ballarini”,
ma strettamente legati tra di loro.

Scrive la regista palermitana a proposito di Acquasanta: «Un uomo si ancora sul palcoscenico, a prua di una nave immaginaria. Sta. Esperto nel manovrare gli ingranaggi che muovono la simulazione della nave, ‘o Spicchiato si salva dalla finta burrasca che mette in scena per rievocare i ricordi della sua vita di mozzo. È imbarcato dall’età di 15 anni e non crede alla terraferma, per lui è ‘n’illusione. Sopra la sua testa pende il tempo del ricordo: un giorno la nave salpa senza di lui, lasciandolo solo e povero sul molo di un paese straniero: la terraferma. Proprio lui che giorno e notte ha bisogno di parlare con il suo unico grande amore: il mare. Le voci della ciurma, del capitano, gli rimbombano nella testa e ‘o Spicchiato, cantastorie, tira i fili dei suoi pupi. Ma nell’attesa del ritorno della nave, il mozzo, a prua, diventa di legno come polena di un vecchio galeone».

«Nicola ha gli occhi aperti ma non vede. Vive in un istituto assistito da due donne –scrive Dante su Il castello della Zisa–, sta seduto in stato catatonico su una piccola sedia, da quando, bambino, fu strappato alla zia nel quar

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tiere popolare della Zisa dove viveva davanti a un favoloso castello… in quel castello è rinchiusa la sua infanzia, la sua spensieratezza… dalla mattina alla sera davanti alla finestra se ne stava a contare i diavoli appollaiati sul tetto e a difendere il castello che di notte diventava d’argento “cu tutti ‘i stedduzzi (stelline) che ci facevano da coroncina”. Ma un giorno, Nicola, guardiano del castello con la maschera di drago e i guanti di artigli, viene spodestato. Allora s’incanta, per sempre. Siamo noi che gli vediamo alzare gli occhi al cielo, emettere un urlo, quell’urlo imprigionato nel suo corpo, siamo noi che lo sentiamo parlare, raccontare, accendersi di passione. Dura il tempo di un fiammifero questo nostro risveglio».

Ballarini è invece una storia d’amore: «Una vecchia donna china su un baule aperto –spiega la regista–, si alza con in mano una spina elettrica e una presa; non appena le collega sopra la sua testa si accende il firmamento. Da un altro baule appare un uomo vecchio che la guarda e le sorride amoroso. Ballano. Lui con la testa poggiata sulla spalla di lei. Lei aggrappata alla giacca di lui. Meno 5, meno 4, meno 3, meno 2, meno 1… Al rintocco della mezzanotte lui fa scoppiare un piccolo petardo. Lui e lei si baciano. Lui infila la mano in tasca ed estrae una manciata di coriandoli. Li lancia in aria, festoso. La guarda. Lei lo guarda: “tanti auguri, amore mio.” Lei fa suonare un vecchio carillon. Si tolgono la maschera da vecchi, inforcano gli occhiali e riprendono a ballare. Sulle note di vecchie canzoni lui e lei festeggiano l’arrivo di un nuovo anno ballando a ritroso la loro storia d’amore». Con il suo teatro fisico, talvolta selvaggio e stavolta in un’atmosfera di melanconica solitudine, Emma Dante ripercorre storie di povertà, vecchiaia e malattia, dove i protagonisti inforcano occhiali, metafora della difficoltà di vedere il mondo e di immaginare un futuro.

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