Apocalypse Music a Santa Cecilia "Il libro dei Sette Sigilli"
A Santa Cecilia Il Libro dei Sette Sigilli capolavoro di Schmidt
ispirato all’Apocalisse di Giovanni
nella traduzione tedesca di Martin Lutero
E’ considerato il suo capolavoro e il testo su cui è costruito resta uno degli scritti più controversi e difficili da interpretare non solo di tutta la Bibbia (ultimo Libro del Nuovo Testamento), ma probabilmente della storia della letteratura di tutti i tempi. E’ Il Libro dei Sette Sigilli di Franz Schmidt oratorio per soli, coro e orchestra che sabato 11 febbraio sarà di scena a Santa Cecilia (ore 18 Sala Santa Cecilia repliche lunedì 13 ore 21 e martedì 14 ore 19.30) per la Stagione Sinfonica. La splendida e gigantesca opera, presentata per la prima volta a Vienna nel 1938 sotto la direzione di Oswald Kabasta, fu creata dal compositore austriaco sul testo dell’Apocalisse di Giovanni tradotta da Martin Lutero.
Sul podio dell’Orchestra e del Coro di Santa Cecilia ci sarà Leopold Hager (Fabio Luisi, è stato costretto a rinunciare ai concerti a causa di sopraggiunti e inderogabili impegni) e un cast di grande calibro sarà impegnato in questa opera assai di rado presente nei cartelloni: Günther Groissböck (La voce di Dio, basso), Herbert Lippert (Giovanni, tenore), Maureen Mc Kay (soprano), Stephanie Atanasov (contralto), Timothy Oliver (tenore), Jacq
ues-Greg Belobo (basso); organista Michael Schönheit.
Nell’Austria degli anni ’30, ancora profondamente turbata dal cataclisma che con la fine della Prima Guerra Mondiale spazzò via il “Mondo di Ieri” dell’Impero Asburgico, e teatro del tragico “Anschluss” che ne sancì l’annessione forzata al Terzo Reich di Adolf Hitler, la vita musicale oscillava tra le avanguardie dodecafoniche e un estenuato tardo-romanticismo post mahleriano, entrambi espressione del tormento di una città che, come Vienna, manteneva saldamente un ruolo centrale nella vita culturale della mitteleuropa. Franz Schmidt, carismatico insegnante di composizione e stimato compositore di due opere e quattro sinfonie, pur ammirando Schönberg e Berg, che a loro volta ne ricambiavano con rispetto la stima, fu tra coloro che preferirono adottare un linguaggio riconoscibile come derivazione dei grandi modelli del passato, quali Brahms e Bruckner. Così il suo gigantesco capolavoro Il libro dei Sette Sigilli, appunto, si costruisce su un lessico musicale immaginifico, nobile, profondo e soprattutto di grande impatto emotivo.
Nella partitura, che si ricongiunge alla grande tradizione degli oratori da Bach a Mendelssohn e che culmina in un portentoso “Alleluia”, Schmidt racchiude ed elabora tutte le proprie possibilità compositive: il sinfonista, colui che riesce abilmente a plasmare la musica vocale più accesa e drammatica, il virtuoso d’organo e il più abile contrappuntista. Il Libro dei Sette Sigilli, pur nella sua immaginifica costruzione, sa parlare anche dei problemi legati al proprio tempo, in una visione quasi apocalittica e trasfigurante.