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Four Lions, storia di terroristi vestiti da clown

Scritto da on venerdì, 3 Giugno 2011No Comment

La Jihad è, come dire, un argomento sulla bocca di tutti, trainato com è dal mondo dei media. Come spesso accade, il cinema vi si inserisce tentando anche di storicizzare qualcosa che è profondamente radicato ormai nell’attualità, e cerca di aggiungere qualcosa in più a livello critico. Four Lions di Christopher Morris sceglie la strada della satira e si bea proprio della miriade di immagini che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo. Vediamo infatti la classica intervista col terrorista accovacciato a fissare la videocamera e minacciare l’occidente corrotto con tanto di mitra, l’incapacità di un fondamentalista di parlare se non tramite slogan, la facilità con cui si fonda un sito jihadista su internet, o quella con cui riuscire a fabbricare dell’esplosivo come una giovane marmotta. Parlare in modo così diretto, ma su un piano demenziale, di quattro provetti terroristi ormai perfettamente integrati in Inghilterra, tre di origini mediorientali, un altro invece inglese convertito all’Islam, può certamente portare sgomento, incredulità, per qualcuno magari indignazione visto anche che gli Inglesi hanno vissuto degli attentati sulla loro pelle. Difficile dire se il film in questo sia stato più furbo o più coraggioso, senza dubbio però Morris, professionista riguardo alla satira e alla parodia sull’attualità soprattutto in ambito televisivo, ha cercato di far breccia cercando in ogni momento di far ridere. Aldilà delle tante discussioni sul ruolo che ha e continuerà ad avere l’Occidente, sia vittima per mano degli attentati di natura islamica, sia spettatore di un evento che, detto in modo piuttosto poco dialettico tira audience, e si potrebbe continuare in una chiave culturale, economica (gli immigrati rimangono comunque generalmente la Working class nel paese che li ospita) o politica (la strategia del potere di creare continuamente un nemico per poter giustificare se stesso), tutto ciò può far parte intrinsecamente di Four Lions, ma aldilà di questo prefeririamo interrogarci se effettivamente il film faccia ridere o meno. Si può ridere come talvolta accade in un horror per esorcizzare la cruenza dell’intento omicida, animato però da quattro idioti che non sanno fornire una buona ragione al loro gesto, si può ridere di testa pensando all’intelligenza del ribaltamento delle logiche (per esempio un terrorista che sogna la leadership, vuole mettere le mani sul mondo ma non è in grado di mettere in riga sua moglie), o si può ridere di pancia grazie a tante gag demenziali. Dove Four Lions latita è proprio nella costruzione delle tante, troppe forse, gag che risultano posticcie, talvolta costruite faticosamente, talvolta così semplici da risultare stucchevoli (forse anche gli attori non sono così all’altezza e il doppiaggio non è dei migliori). Con stile da mockumentary, Morris si muove spesso macchina a mano e fotografia volutamente sciatta, cercando di non interpretare per nulla le azioni dei quattro folli attentatori, che come commedia vuole, sono estremamente seri nei loro gesti grotteschi. Probabilmente Four Lions ha il pregio di riuscire a far entrare lo spettatore in questo gioco furbescamente perverso come un diesel, cioè più si va avanti più il film migliora, fino ad arrivare al gioco delle maschere dove appunto i quattro attenatori si vestono da grandi mascotte per partecipare alla Maratona di Londra e tentare di realizzare il loro sogno di saltare in aria con tante altre persone.

A conti fatti Four Lions risulta comnuque inferiore alla potenzialità satirica che hanno già talune immagini e certi personaggi, vedi i video ma anche gli aneddoti e i racconti su Bin Laden. Enrico Ghezzi che tramite Blob è riuscito con un semplice gioco di doppiaggio a trasformare il grande nemico pubblico in un partecipante all’Isola dei Famosi, va molto più a segno del (la)borioso film di Morris. Così come vi riescono taluni che imitano i talebani nel loro abbigliamento e nella loro goffaggine, o anche Eminem in un mirabile videoclip in cui apparivano ballare insieme Elvis, Bush, Bin Laden. Qualcuno dirà che questi sono esempi di come noi occidentali vediamo il mondo islamico, totalmente di parte, ma alla fin fine Four Lions non si discosta più di tanto da ciò, poiché apparentemente cerca di far vedere dal di dentro il mondo del terrorismo, cercando di mostrare come queste persone siano molto simili a noi, ma così facendo incappa e si bea di tutti i luoghi comuni che conosciamo sull’ Islam senza darci nulla di più sull’argomento. Nel cinema vi sono vari esempi, da Il Grande dittatore in poi, in cui si prende il punto di vista del male per poter riflettere in modo più profondo su cose tragiche, tra questi curiosamente vi sono elementi propriamente iconografici che fanno somigliare Four Lions a un film sul terrorismo di sinistra come La terza Generazione di R.W.Fassbinder. Chissà se Morris si è ispirato per la mascherata finale al film tedesco dove i terroristi oraganizzavano un attentato durante una parata carnevalesca, anch’essi ridicoli ed estremamente seri. Tuttavia il film dell’autore di Querelle De Brest, partendo dalla satira arrivava ben oltre mentre crediamo che Four Lions non farà molta strada nella storia del cinema.

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