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Il mercante di stoffe

Scritto da on martedì, 10 Maggio 2011No Comment

Il mattatore della serata organizzata al Nuovo Cinema Aquila per presentare Il mercante di stoffe, film dalla genesi particolarmente travagliata, è stato senza dubbio Sebastiano Somma. L’attore, grintoso come sempre, si è accalorato nel raccontare ad un pubblico composito, formato perlopiù da giornalisti o da persone che hanno partecipato alla realizzazione dell’opera, le traversie che hanno accompagnato un percorso produttivo interrotto più volte, con gli attori costretti a tornare sul set a distanza di mesi dall’inizio delle riprese. Lo stesso Somma ha ammesso di aver offerto nei momenti più critici il suo contributo, intervenendo nella catena produttiva in vari modi: oltre ad investirci di suo e a convincere funzionari ministeriali a rilanciare il progetto, così da non sperperare il denaro pubblico stanziato all’inizio, si è anche prodigato affinché il film ottenesse una distribuzione alternativa, grazie a Microcinema ed al circuito di sale predisposte in digitale, su cui questa nuova realtà fa affidamento. Di tutto ciò siamo ovviamente grati a Sebastiano Somma. Mentre ci è piaciuto di meno il modo in cui il carismatico interprete di origini campane ha monopolizzato l’incontro, tenendo un po’ in ombra gli altri invitati; a partire dal regista Antonio Baiocco, il quale è stato chiamato a parlare solo verso la fine ed ha commentato con fare discreto quello che, a detta di tutti, non sarà forse un capolavoro, ma si presenta quale vibrante storia d’amore capace di emozionare in modo semplice e diretto.

Difatti Il mercante di stoffe, ambientato in località del Marocco dal notevole fascino paesaggistico e antropologico, è innanzitutto una fiaba romantica, passionale, infine amara, che racconta l’incontro/scontro tra due culture, attraverso un sentimento così tormentato da ricordare certi romanzi d’appendice. Lui, commerciante tessile arrivato dall’Italia per contrattare tessuti di qualità ancora prodotti a mano, incontra una splendida cavallerizza dallo sguardo fiero e dal carattere indomito, ribelle. Ma la storia tra loro non sarà affatto facile, visto che l’uomo è legato sentimentalmente a una donna italiana il cui affetto è vivo, presente, mentre la giovane maghrebina è stata promessa in matrimonio a un giovane e cinico individuo del posto, che per giunta odia gli stranieri. Del resto siamo nella prima metà del Novecento. Una sgradevole figura di avventuriero fascista fa capolino nella storia, ricordandoci quanto stia succedendo nel frattempo in Italia. Al contempo il clima che si respira nel povero villaggio marocchino alterna slanci di generosa ospitalità a diffidenze arcaiche. Accade così che, tra tempeste di sabbia e riverberi di antiche leggende, un amore dai contorni fiabeschi si tinga (neanche volesse rivaleggiare con le stoffe a lungo inseguite dal mercante italiano) di coloriture tragiche. Storiella semplice. Connotata a volte da un esotismo fin troppo gridato, esibito. Ma raccontata con un certo smalto visivo (eleganti e ricche di fascino le scene girate nel deserto, come anche alcuni interni: sia Adolfo Batoli che Maurizio Calvesi sono ottimi direttori della fotografia), musicata bene da Tony Esposito e Sasà Flauto, diretta poi da Antonio Baiocco con la necessaria umiltà; un’umiltà che lo ha portato a prendere atto delle difficoltà produttive e del venir meno del sostegno inizialmente promesso, sicché alla spettacolarità o a colpi di genio che, forse, non sono nemmeno nelle sue corde, si è sostituta una direzione attenta e puntuale degli attori. Cosi da valorizzare quel cast ibrido, in parte italiano e in parte maghrebino, caratterizzato da un diseguale talento artistico ma dalla identica volontà di dare slancio e sincerità ai propri personaggi. Tra i quali spiccano, naturalmente, i due amanti incarnati con la giusta passionalità da Sebatiano Somma e dalla bellissima Emanuela Garruccio.

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