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La Cura, il primo romanzo di Andrés Beltrami

Scritto da on giovedì, 24 Marzo 2011No Comment

“Questo luogo non è nulla per me.
Io sono qui. E le mie mani non fanno altro che curare.”

Per l’uscita del primo libro di Andrés Beltrami, Fandango Incontro venerdì 25 marzo alle ore 19.00,Via dei Prefetti 22 ,Roma, ha organizzato un incontro a Roma che vedrà la presenza dell’autore e di Chiara Valerio, letture affidate a Elisabetta Pellini.

In una casa sul mare, in un posto lontano che sembra l’avamposto di una terra chiusa e inospitale, con la nebbia che s’addensa nell’aria e la brezza che soffia leggera, una giovane donna, schiva e solitaria, assiste il padre malato con la stessa devozione che riserva ai suoi fiori, confinati al caldo, in una serra.
Tra quelle alte mura, al riparo dal mondo, c’è solo silenzio, un lento rincorrersi di gesti che si ripetono uguali da anni, da quando suo padre, immobilizzato in un letto, si è trincerato in un mutismo secolare alleviato dalle attenzioni esclusive della figlia. Una notte un uomo che sa di vento e di sale forza l’immota tranquillità di quella casa, spingendosi al di là del cancello, oltre il recinto che separa e che allontana, ma il cane, che è il custode di quel regno, lo aggredisce ferendolo a un fianco. È straniero, parla una lingua sconosciuta, ha sul corpo i segni di un lungo viaggio e negli occhi l’ombra di un passato doloroso. Da quando, da qualche giorno, una misteriosa nave color petrolio è approdata nel porto, a ostruire l’orizzonte, la giovane donna non pensa ad altro che a partire. Aprire la porta a quell’uomo indifeso, spaventato, bisognoso delle stesse cure di cui suo padre non può più fare a meno, farlo entrare senza chiedersi perché, rappresenta la sua grande occasione. Lei vorrebbe una vita altrove, lui nasconde una storia. La cura è il romanzo di un amore fatto di silenzi, che vive di gesti, perché se non c’è una lingua da condividere, le parole si fanno deboli, fragili, inconsistenti. È il racconto di una guarigione che attraversa il corpo per arrivare fino all’anima, in quelle regioni sommerse in cui tutti i sentimenti si assomigliano: l’accoglienza, la passione, l’amore filiale, la gratitudine. È la storia di una fuga che ha il volto e i pensieri di chi è costretto a partire, e la voce di chi si ritrova a cercare.

“Il primo pensiero è al padre. Si sente la testa pesante. L’uomo, che credeva morto, sta mormorando qualcosa, tenendo gli occhi chiusi. Lo guarda in volto, ha la barba lunga e i capelli arruffati. I suo vestiti sono logori e malandati. Lo scuote, lui riprende coscienza, la guarda. Cerca di alzarsi, lo aiuta. Sono in piedi, l’uomo lascia cadere tutto il suo peso sulle spalle di lei. Camminano come un’unica persona, in silenzio. Ad ogni passo l’uomo trattiene solo in parte un doloroso sospiro. Il cane li guarda muoversi rimanendo in silenzio, la coda e gli occhi abbassati, latra sommessamente e poi tace.
Entrano. Lui si lascia cadere nel buio della sala sulla poltrona sgualcita. Lei accende la luce che violenta aggredisce le pupille di entrambi. L’uomo la guarda e, osservandola, sembra perdere nuovamente i sensi.
Velocemente sale le scale e nella sala del divano, sul tavolino di vetro, afferra la cornetta, digita un numero.
-Dottore…- sussurra.
-Tuo padre?- risponde una voce maschile e assonnata.
-No, un uomo, è ferito…- s’interrompe, non sa se raccontare del cane.
-Vengo- dice la voce prevenendola.
S’infila i pantaloni, correndo apre una porta. Si guarda allo specchio, ha la faccia pallida, sporca di fango e sangue. Si lava le mani, senza guardarle. Si butta dell’acqua in volto. Entra in un’altra stanza, aprendo la porta e richiudendola, lentamente.
Il padre stasera non avrà il suo tè.”

Andrés Beltrami (1981) è nato a Mantova. Vive e lavora a Parigi.
Questo è il suo primo romanzo.

Collana: Galleria Fandango
Numero di pagine:198
Prezzo: 16,00 €
Isbn: 978-88-6044-190-4
Data di pubblicazione: 10 marzo 2011

“Beltrami ci offre un sapiente racconto d’atmosfera, trasformando uno spunto di cronaca in un’interrogazione sul tema dell’identità”.
Valerio Magrelli “La Repubblica”

“Una storia rarefatta di guarigioni e d’attrazione”.
Silvia Nucini “Vanity Fair”

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