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Nanni Moretti incontra la stampa

Scritto da on lunedì, 18 Aprile 2011No Comment

Inizialmente non era prevista alcuna conferenza stampa, per l’anteprima di Habemus papam. Poi è arrivata la rettifica, appena un giorno prima, ed il “conclave” dei giornalisti e degli altri addetti ai lavori ha potuto incontrare l’autore del film, Nanni Moretti, insieme ad una discreta rappresentanza del cast tecnico e artistico. Il motivo del colpo di scena è presto detto: a svelarlo lo stesso Nanni, che ha confessato alla stampa di aver lavorato molto per questo film e di essersi sentito stanco, una decina di giorni fa, tanto da decidere con i suoi collaboratori che non ci sarebbe stata conferenza stampa. Ma sono bastati alcuni giorni di riposo, per cambiare repentinamente idea. La tempistica scelta per annunciare tale ripensamento non ha fatto altro che confermare l’istrionismo e l’agire fuori dagli schemi tipici di un autore, cui nessuno potrebbe negare la capacità di creare contrapposizioni nette nel pubblico e nella critica. Non solo attraverso i film, ma con un modo di porsi di fronte agli altri senz’altro inconfondibile. Al buon Nanni si potrebbe forse rimproverare di aver riunito una parte consistente del cast (assenti però il protagonista Michel Piccoli, avvertito troppo tardi, ed il polacco Jerzy Stuhr, bloccato da impegni teatrali nel suo paese), senza che agli altri sia stato concesso molto spazio per intervenire. Se alcuni giornalisti si sono lamentati di questo, va anche detto che con l’eccezione di Margherita Buy, coinvolta direttamente nella discussione, la stampa ha fatto ben poco per allargare il raggio degli interventi, concentrando le domande quasi esclusivamente su Nanni. Riportiamo, quindi, alcune delle risposte offerte dal regista, tanto per rendere l’atmosfera dell’incontro.

Come mai è stato scelto il nome Melville, per il papa interpretato da Michel Piccoli?

Nanni Moretti : Con gli sceneggiatori Francesco Piccolo e Federica Pontremoli eravamo alla ricerca di un nome che ci piacesse ed io, reduce dalla retrospettiva che il Torino Film Festival, di cui sono stato direttore per alcuni anni, aveva dedicato al regista francese Jean-Pierre Melville, ho introdotto nel confronto con loro questa proposta che è piaciuta subito.

Farai vedere il tuo film agli uomini di chiesa?

Nanni Moretti : Non penso a nessun tipo di pubblico, quando giro un film. Quando ho fatto La stanza del figlio non pensavo certo a un pubblico di psicanalisti. Di conseguenza questo non rientra nemmeno tra i primi 500 problemi che potrei pormi, ora che il film sta uscendo nelle sale.

In Habemus papam il tema della fragilità dell’uomo può definirsi centrale?

Nanni Moretti : Volevo raccontare questo personaggio fragile, inadeguato, rispetto al potere che è chiamato ad impersonare. E poi volevo raccontare tale personaggio all’interno di una commedia, che potesse vantare molti altri personaggi e situazioni. Tanto per fare un esempio, nella prima stesura del soggetto c’era anche la sorella di Melville, l’attrice, che poi abbiamo “fatto morire” limitandoci a citarla nei dialoghi e non ritenendo necessario farla comparire in scena. Senza poi contare l’ampia galleria di cardinali, che ci siamo divertiti tantissimo a caratterizzare ognuno in maniera diversa, potendo poi contare sulla bravura dei qui presenti Renato Scarpa, Franco Graziosi, Ulrich Von Dobschütz, e degli altri scelti per interpretarli.

Quanto c’è di te in questo personaggio?

Nanni Moretti : In quale dei due? In papa Melville o nel personaggio dello psicanalista che realmente interpreto nel film? Potrei rispondere che c’è qualcosa in entrambi, ma ci tengo a precisare che non mi sono visto nel ruolo di Michel Piccoli nemmeno per un attimo, sia per motivi anagrafici, che per tante altre ragioni. Curiosamente, quando cominciavo ad accennare agli amici l’idea di un film sul papa depresso, molti dicevano subito: “E allora lo farai tu!”. Invece no, mentre per Il caimano la possibilità che io ricoprissi il ruolo di Silvio Orlando era stata suggerita dai alcuni collaboratori e presa almeno in considerazione, per essere poi scartata quasi subito, qui una soluzione del genere non l’abbiamo mai nemmeno ipotizzata. Mi spiace, piuttosto, che con noi stamattina non ci sia Esmeralda Calabria, la mia montatrice, perché proprio in sede di montaggio abbiamo acquisito una consapevolezza maggiore dell’umanità profusa da Michel Piccoli nel suo personaggio. Della grandezza di Piccoli come attore sapevamo già tutto, è chiaro, ma solo strada facendo ci siamo resi conto di quanto stesse dando al film.

A chi consiglieresti il percorso, compiuto dal papa nel film?

Nanni Moretti : A tutti, se non diventa troppo autodistruttivo. Un po’ di senso critico aiuta a svolgere meglio il proprio ruolo. Riportandolo al mio percorso, quando si sono visti tanti film è normale che ci si rimetta in discussione, che subentrino i dubbi. In questo caso mi sono impegnato per fare un film che non si fosse già visto altre volte.

A Margherita Buy vorremmo invece chiedere se il suo personaggio, che rientra tra le poche figure femminili ed è  in grado per giunta di stabilire un dialogo con il papa, non rappresenti la volontà di affermare un ruolo differente della donna nella chiesa cattolica.

Margherita Buy : Non mi pare assolutamente che sia così, le circostanza sono altre: quelle che portano una psicanalista a ricevere una persona con problemi molto seri, ignorandone la vera identità, ed a trattarlo in modo professionale. Se con la mia apparizione si fosse voluto alludere ad altro, lo si sarebbe fatto in modo più dichiarato.

Tornando a Nanni Moretti, ci si chiedeva come tu abbia impostato il problema della verosimiglianza degli ambienti. C’era da stare attenti, un po’ come allestire il set di un film di guerra…

Nanni Moretti : Guardate, a proposito di film di guerra ce ne sarebbero di aneddoti da raccontare! Tra attori e membri del cast tecnico, uno dopo l’altro ne sono finiti in ospedale almeno tre o quattro, per piccoli incidenti. Esemplare il caso di Franco Graziosi: nel film interpreta il monsignore che al torneo di pallavolo da me organizzato per i cardinali in Vaticano non vorrebbe giocare, perché troppo anziano, poi è andata a finire che mentre si provava la scena s’è fatto male sul serio. Così lo abbiamo accompagnato, come era successo con gli altri, al Santo Spirito. Ed al Santo Spirito gli infermieri ci hanno detto: “Dite la verità, state girando un film di guerra?” Per quanto riguarda il discorso della verosimiglianza, ci siamo confrontati con gli stessi problemi di chiunque voglia ambientare un film in Vaticano, laddove persino in Piazza San Pietro è praticamente impossibile ottenere l’autorizzazione per fare riprese, essendo già territorio non italiano. Così le varie produzioni sono solite arrangiarsi tra la Reggia di Caserta e altri edifici storici, noi in particolare abbiamo utilizzato diverse location qui a Roma, tra cui Palazzo Farnese e l’Accademia di Francia, ovvero Villa Medici. Ad esempio il fatto di poter girare nel cortile e nei corridoi di un posto come Palazzo Farnese è stata un’emozione notevole, trattandosi poi di una sede diplomatica. C’è da dire che comunque si sono fatti pagare bene! Molto impegnativo è stato anche ricostruire in studio scenari complessi, come quello della Cappella Sistina. Per tutto questo devo dire grazie ai miei collaboratori, in primis Paola Bizzarri, la bravissima scenografa che con la costumista Lina Nerli Taviani ha dato un apporto fondamentale alla realizzazione di Habemus papam.

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