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Nott, debutto alla “Grande” sul podio dell’Orchestra e del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Scritto da on mercoledì, 24 Novembre 2010No Comment

Inglese di Solihull, quasi cinquantenne, attuale Direttore Principale dei Bamberger Symphoniker ai quali non solo ha infuso il suo originalissimo stile ma li ha portati sui palcoscenici più importanti del mondo. E’ Jonathan Nott che salirà per la prima volta sul podio dell’Orchestra e del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sabato 27 novembre, Sala Santa Cecilia ore 18.00. Repliche lunedì 29 ore 21.00, martedì 30 ore 19.30.
Per il suo debutto ceciliano, Nott ha scelto il suo repertorio d’elezione, ovvero il sinfonismo tedesco accostando tre composizioni corali di Brahms alla Sinfonia n. 9 “Grande” di Franz Schubert.
La prima parte del concerto, dunque, sarà tutta brahmsiana con Nänie (Nenia) per coro e orchestra, opera della maturità del musicista amburghese scritta nel 1881 su testo di Schiller, Gesang der Parzen (Canto delle Parche) per coro a sei parti e orchestra datato 1882 su testo tratto dal finale del IV atto dell’Ifigenia di Goethe e infine lo Schicksalslied (Canto del destino) del 1871 anch’esso per coro e orchestra creato su testo di Hölderlin. Tutti e tre i brani, appartenenti al cosiddetto “ciclo greco”, sono accomunati da un sentimento di sofferenza e finale consolazione e hanno dichiarati riferimenti all’antichità classica.
Da Brahms, Nott e l’Orchestra di Santa Cecilia passeranno alla Grande di Schubert. Questa Sinfonia fu scoperta da Robert Schumann che durante una visita al fratello di Schubert rovistò tra le carte del compositore scomparso. Schumann si accorse immediatamente della qualità eccelsa di questo lavoro e la propose a Mendelssohn per la prima esecuzione. La Grande – così soprannominata per distinguerla dalla Sesta Sinfonia schubertiana, nella medesima tonalità, nota come la Piccola – è un brano dalle dimensioni imponenti: dura ad esempio più di ogni Sinfonia beethoveniana esclusa la Nona. Il carattere innovativo e “romantico” si mostra fin dall’inizio, affidato al timbro evocativo del corno, ma ogni battuta di questo capolavoro trabocca letteralmente di idee musicali e ci mostra l’ispirazione schubertiana ai massimi livelli. Basterà qui citare rapidamente l’aggraziato percorso, imprevedibile e visionario del primo movimento, il respiro melodico del toccante secondo movimento, lo slancio ritmico, danzante e tutto Viennese, dello Scherzo, e infine il carattere vorticoso, insistito e trascinante del grande Finale.

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