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Sesso e Amore… con Victoria Petroff

Scritto da on giovedì, 15 Aprile 2010No Comment

Appuntamento ricco di riferimenti culturali e di spunti di riflessione, attraverso conversazioni con interessanti personaggi provenienti dal mondo dell’arte e della fotografia, per parlare stavolta del corpo e di tutto ciò che può essere veicolo di seduzione, guardandolo dalla prospettiva diversa di chi  del corpo fa uno strumento di indagine intellettuale.
Nel contesto della trasmissione è stato dato spazio anche a una di quelle voci solitamente inascoltate, quella di chi il sesso lo fa a pagamento. Mikaela, escort di professione, si racconta davanti alle telecamere, preferendo, però, mantenere l’anonimato.

Intervista a Marco Rossati, Direttore della Scuola di Pittura e del Nudo di Roma, esponente di punta della pittura figurativa contemporanea e della pittura di nudo, che può annoverare fra i suoi maestri Giorgio De Chirico e che ci introduce al ruolo della nudità nella storia dell’arte.

Pittura e nudo. Dov’è l’arte?
L’arte scaturisce dalle forme della natura. L’artista, allora, è colui che riesce a sintetizzarne la bellezza nell’opera. In questo senso il nudo e il corpo sono l’asse portante dell’arte di tutti i tempi.

La rappresentazione del nudo riflette le differenti condizioni della storia del costume e della società?
Direi di più; il modo di rappresentare il nudo rispecchia un intero sistema culturale, e può prendere le forme più diverse a seconda delle epoche, fino addirittura a scomparire o ad essere deformato in modo negativo, come accadeva, per esempio, durante il Medioevo, quando la cultura fortemente religiosa impediva la rappresentazione del corpo umano nudo.
Nel contesto di culture più laiche, invece, il nudo torna ad affermarsi. In epoca classica esso è costruito secondo criteri di armonia, mentre nella contemporaneità il nudo è spesso rappresentato in chiave ironica e sarcastica o più esplicitamente legato all’erotismo e alla sensualità.

Quanto tempo impiega per dipingere un nudo?
Già un dipinto di dimensioni medie, circa 70 cm × 100 cm, richiede tempi di lavorazione piuttosto lunghi; uno o due mesi, per apportare, poi, anche le rifiniture.

Spesso la figura della modella viene erroneamente associata a quella della escort..
E’ effettivamente un’associazione frequente, ma quanto mai sbagliata. Il ruolo della modella è chiaramente ben diverso; anzi, si tratta di ragazze di grande moralità, se mi si lascia passare il termine in maniera elastica. Spesso, poi, sono studentesse universitarie che posano come modelle per arrotondare le entrate e per potersi sovvenzionare gli studi.

Le è mai capitato di innamorarsi di una sua modella?
Beh, il pittore è come il medico, è esente da queste dinamiche. Può, semmai, verificarsi la situazione inversa, e cioè che un pittore impieghi come modella una sua amante.
rpo fa uno strumento di indagine intellettuale.

E’ possibile vedere il video dell’intervista al seguente link: Italialivetube

Intervista a Gino Guida, artista contemporaneo, classe 1932, che dopo aver maturato esperienze nel campo dei fumetti e dei cartoni animati, dal ’57 sceglie di dedicarsi esclusivamente alla pittura, elaborando un linguaggio che si caratterizza per la resa analitico-descrittiva, approdando ad una semplificazione delle forme che, però, non è mai schematizzazione, perchè su di esse imprime la sua capacità di penetrazione, arrivando a sfiorare le note del surrealismo.
Il maestro ci spiega il ruolo che il corpo assume nella sua pittura.

In un polittico da Lei realizzato compare un ritratto erotico di sua moglie accanto ad un suo autoritratto malinconico. Erotismo e malinconia, perché questo accostamento?
E’, in verità, una malinconia beffarda. L’autoritratto vuole essere in realtà una rappresentazione autoironica nel contesto di uno sguardo severo al maschilismo, nell’ambito più amplio di una severa critica alla crisi della borghesia.
Il ritratto erotico di mia moglie rappresenta, allora, l’immagine della donna gratificata dagli ossequi dell’uomo; tuttavia, accanto al condizionamento esercitato dal maschio, vi è anche un atteggiamento di distacco da una gratificazione così bassa che conferisce alla figura una certa nobiltà, una sua fierezza.

Il Polittico appena citato risale al 1979. Nel 2004 lei propone un’altra opera, Adamo ed Eva, in cui nuovamente compaiono un uomo e una donna, e anche qui, come nel caso precedente, la figura maschile è rappresentata nell’oscurità mentre quella femminile è immersa nella luce. Un elemento che, quindi, ritorna a distanza di anni. Come mai?
E’ un modo per rappresentare il rapporto di conflittualità tra donna e uomo; quest’ultimo appare scuro perchè rappresentato come un kuros, il giovane della Grecia classica; lei, invece, è un’immagine femminile reale, presente in tutta la sua fisicità, e in atteggiamento di fiero distacco che vuole esprimere la superiorità rispetto sul maschio.

Nell’86 ha rilasciato un’intervista alla rivista Penthouse. Singolarmente, così, in un contesto che dà spazio ad un personaggio come Cicciolina, compare l’intervento di un artista. Come mai?
Si trattava di una rivista che amava affrontare tematiche legate alla sfera della sessualità e dell’intimità, i redattori erano curiosi di conoscere come il sesso incida sull’evoluzione di un artista, e così sono stato contattato.

Negli ultimi anni la sua pittura è approdata ad un linguaggio astratto. Ci sono delle opere che preludono a questa evoluzione, come nel caso di dove nel contesto di rappresentazioni di paesaggio compaiono elementi di corpi femminili. Che cosa significa questa scelta?
Questo connubio tra corpo e paesaggio vuole essere un modo per caricare il paesaggio di significati che non siano di tipo puramente paesaggistico, per giungere ad una semplificazione molto accentuata che sfocia, poi, nell’astrazione, in questi quadri appena accennata.

E’ possibile vedere il video dell’intervista al seguente link: Italialivetube

Intervista a Mikaela, escort:

Che dinamiche ci sono dietro la scelta di una simile professione?
Non posso nascondere che anche il fattore finanziario è determinante nel contesto di una simile decisione.

Che cosa cercano gli uomini che si rivolgono a Lei?
Non saprei dire con esattezza cosa cercano. Probabilmente all’inizio c’è un approccio di tipo esclusivamente sessuale, ma poi il rapporto si trasforma in una relazione di confidenza, di compagnia, probabilmente è proprio questo quello che tanti vogliono.

Anche le coppie vengono da Lei? Che cosa chiedono?
Si, ci sono anche dele coppie ed è una cosa che io trovo molto simpatica, significa che il gioco non è soltanto per l’uomo, ma per tutti e due.

Che rapporto hanno con Lei le coppie?

Io sono un gioco, una fonte di stimolazione per la coppia, questo significa che può esserci anche un contatto fisico tra me e loro, ma non si arriva mai al rapporto completo.

Lei è un gioco per gli altri. Come La fa sentire questa cosa?

A me non disturba, anche perchÉ io non mi sento un oggetto. Magari inizialmente gli altri mi trattano come tale, ma dopo si instaura un rapporto amichevole, confidenziale.

Capita che dicano parolacce o che le rivolgano a Lei?

No, con le coppie questo non succede.

Che idea si è fatta degli uomini? Sono perversi?
Devo dire che io trovo normale questo modo di vivere la sessualità.

Qual’è la prima cosa che Le chiede un uomo quando La contatta al telefono?

Qualcuno mi fa domande sulle mie prestazioni, ma molto più spesso la conversazione telefonica serve soltanto per accordarsi per un primo appuntamento.

E’ mai capitato che uno degli uomini con cui ha contatti lavorativi si sia innamorato di Lei?

Si, è una cosa che talvolta succede. Io cerco il modo più opportuno per allontanarlo da me; mai, però, con sgarbo, perché bisogna sempre avere rispetto dei sentimenti degli altri.

E Lei… si è mai innamorata di uno di loro?

Probabilmente mi innamoro un po’ di ognuno di loro, perchÉ in fondo in ognuno c’è qualcosa da apprezzare e da amare.

E’ possibile veder il video dell’intervista al seguente link: Italialivetube

Intervista a Matteo Minetti, fotografo che ha approcciato all’arte della fotografia studiando all’ICP di New York, rientrato a Roma nel 2002, negli ultimi anni ha rivolto la sua attenzione dall’immagine bidimensionale della fotografia a quella della ripresa video.

Il corpo come campo d’indagine delle arti. Quali sono gli obiettivi di questa ricerca?

L’indagine sul corpo acquista carattere differente a seconda del fatto che sia intesa come ricerca individuale dell’artista  oppure ci sia una committenza dietro. Nella fotografia, molto più spesso di quanto accade nella pittura, dietro un servizio c’è generalmente la richiesta di un committente. Il lavoro può essere legato  alle esigenze di chi lo acquista, può trattarsi di un servizio destinato alla pubblicità oppure ad un sito pornografico… direi che la domanda lascia spazio ad un ampio ventaglio di risposte.

Il nudo maschile si è imposto con più difficoltà nella storia della fotografia. Perché?

Beh, formulare la domanda in questi termini significa presuPporre che il nudo maschile si sia in qualche modo imposto, e invece non è affatto così; c’è senz’altro una predominanza del nudo femminile.


Che cosa fa la differenza tra un nudo artistico e un nudo volgare?

La volgarità può risiedere nell’oggetto stesso dell’immagine fotografica, oppure nel pubblico che fruisce di essa, o ancora può essere iltratto distintivo dell’autore.

Lei ha studiato negli Stati Uniti. Ha riscontrato delle differenze nel modo di fruire il nudo rispetto al l’Italia?

Certamente si. In Italia il nudo è fortemente legato alla sfera sessuale e, data l’influenza esercitata dalla cultura cattolica, è associato ad un’idea di peccaminosità. Tutto cio che è esposizione del corpo e, quindi, chiaramente il nudo, è percepito come peccato. Questo fa si che spesso anche i modelli e le modelle siano piuttosto reticenti a posare nudi per paura di compromettere la propria immagine.

La rappresentazione del nudo può essere uno strumento per raggiungere il successo?
Se essa riesce ad abbracciare un’amplio bacino di fruitori, ad avere un impatto forte, indubbiamente può contribuire a far raggiungere il successo, anche se pure in questo caso ci si trova a fare i conti con l’ambiente sociale fortemente repressivo, per cui il successo potrebbe anche rivelarsi un’arma a doppio taglio.

E’ possibile vedere il video dell’intervista al seguente link: Italialivetube

Intervista a Nino Taranto, cabarettista e attore

Sei stato occupato fino al 28 Marzo al Teatro Petrolini di Roma con uno spettacolo, La mia donna è sempre più differente, in cui hai giocato molto sulle diversità tra uomini e donne. Quali sono le differenze, soprattutto nelle relazioni sentimentali?
Nel mio spettacolo racconto soprattutto quello che combinano le donne, che io ritengo vincenti, non perché l’uomo sia stupido, piuttosto perché loro non danno mai risposte, fanno solo domande. Faccio un esempio, se domando ad un amico “Che ore sono?”, lui semplicemente risponde: “Sono le sette”; se, invece, faccio la stessa domanda a mia moglie, ecco che comincia: ”Perché, che devi fare” E io “ Devo sentire Tonino”, e lei di nuovo: “Che gli devi dire?”

Forse la donna ha una complessità mentale che a voi sfugge…
Alla donna piace tormentarsi; ci vorrebbe una legge: qualsiasi cosa un uomo dica o faccia a una donna, dopo otto mesi cade in prescrizione… Le donne ricordano cose di 12 anni prima e l’uomo non sa neppure a cosa si riferiscano.

Finora ha parlato delle donne, degli uomini che cosa ci può dire?

Gli uomini sono pigri… poi c’è anche qualcuno che si rovina e diventa laziale… A parte gli scherzi, tanti uomini insieme nel giro di pochi giorni diventano amici, di più, fanno gruppo; le donne nella stessa situazione in meno di tre giorni cominciano a parlare male l’una dell’altra.

Tornando invece al rapporto uomo e donna, c’è tanta incomunicabilità tra le coppie al giorno d’oggi secondo te?
Io ritengo le donne siano più attente ed intelligenti, con questo non intendo dire che l’uomo sia stupido, ma la donna si rivela certamente più capace di lui a prendere la situazione in mano, è in grado di fare più cose contemporaneamente. Se un uomo riceve una telefonata mentre guarda la televisione, sicuramente abbassa il volume. Se capita ad una donna, non solo continua a gurdare la tv, ma allo stesso tempo gira il sugo e riesce anche a non farlo attaccare. Con queste prerogative è chiaro che spetti alla donna la gestione del rapporto. Insomma, per rispondere alla domanda, uomini e donne comunicano in maniera diversa. La donna ha una comunicazione più amplia, la nostra è molto più semplice, noi non leggiamo fra le righe, se ci devi dire qualcosa, devo dirla e basta.
L’uomo dà soluzioni; la donna, invece, non cerca risposte, parla soltanto perchè ha bisogno di esporre… “e noi non gliela famo”.

Tu sei abituato a far ridere, a creare situazioni divertenti. Nella tua vita personale ci giochi mai con quasta tua capacità? Può essere una scappatoia nei momenti di difficoltà?
Certe volte si, è una tecnica.

E’ possibile parlare di temi socialmente utili, rimanendo pur sempre nel contesto della comicità?
Guai a non farlo, a me piace fare la satira di costume. Mi piace raccontare le cose che vedo, osservo e poi rimetto in piazza le cose viste. Attraverso il sorriso si possono presentare anche le cose più drammatiche.

Ricordi la prima volta in cui hai registrato un momento particolare e hai pensato “Su questo ci scrivo qualcosa”?
Ogni cosa che scrivo nasce non da una situazione, ma da un suono, da una parola, da una musica. Quello che mi colpisce è sempre qualcosa di molto fisico, magari mi viene una battuta e poi ci costruisco un percorso intorno.

Parliamo dei tuoi progetti futuri. Porterai ancora in giro il tuo spettacolo?
Si, certo, e proporrò la versione ideata per il cabaret, che rispetto allo spettacolo non ha la scenografia e non prevede la presenza di Gabriele Marconi, che mi accompagna, invece, in teatro. Tuttavia un valore aggiunto è un rapporto molto diretto con il pubblico, che viene costantemente coinvolto.
E  poi ancora interpreterò il ruolo di Don Abbondio nei Promessi Sposi, un progetto che verrà presentato a metà Maggio a Bari, successivamente in Inghilterra e infine a Roma. E’ un Don Abbondio diverso da come lo vede il Manzoni, è anche comico.

Che consigli daresti ad un giovane che vuole intraprendere questa strada?

Di studiare, di imparare con umiltà e fatica quello che è il mondo del teatro, di non avere fretta; si può emergere anche in tarda età, con un percorso di 10/12 anni alle spalle, cosa che dà l’esperienza necessaria per non bruciarsi. Generalmente chi arriva prima non ha una storia da raccontare, e diventa difficile andare avanti.

Quale può essere un canale per fare arrivare il teatro alla gente?
I comici non hanno spazio; anche Zelig, che sicuramente oggi è il principale laboratorio creativo nel campo della comico, concede all’artista soltanto ¾ minuti, non è sufficiente per entrare nel cuore della gente. Ci vorrebbe un reality comico, sarebbe qualcosa di diverso, qualcosa che ancora non c’è.

E’ possibile vedere il video dell’intervista al seguente link: Italialivetube

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