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U.S.A. Great Dance: l’American Ballet Theatre all’Olimpico

Scritto da on lunedì, 28 20 Marzo11No Comment

Dal 24 al 27 marzo il Teatro Olimpico ha ospitato una delle compagnie di danza classica più rinomate al mondo, l’American Ballet Theatre. Direttore d’eccezione il coreografo Wes Chapman, che ha portato sul palco dieci splendidi danzatori giovanissimi dai 16 ai 19 anni. 5 ragazze e 5 ragazzi si sono alternati in pas de deux, trii e coreografie di gruppo, tratte dai balletti dei celebri Maestri americani come Robbins, Balanchine e Tudor, nonché creazioni originali di talenti emergenti.  Due ore di intense emozioni dalle prime note di pianoforte di Morton Gould, la prima coreografia Interplay di Jerome Robbins che creò appositamente per l’ABT nel 1948, mostra il rapporto che c’è tra mero passo di danza e la contemporaneità con il quale viene eseguito. Espressivi e dinamici sicuramente i primi otto ad esibirsi, ma forse con qualche piccola defiance ci lasciano leggermente perplessi ma solo per qualche attimo, ecco di nuovo si apre il sipario, luci basse preludono allo struggente pas de deux Pavlovsk, storia di un generale russo assassinato e della sua amata moglie che va a donargli un fiore sulla sua statua. La forza della danza riesce a ridargli vita e poter riabbracciare la compagna in questa danza d’amore, ma la donna non riuscirà a dirgli addio poiché l’uomo riprenderà di nuovo le sembianze  della scultura. Il brio e il virtuosismo  del terzo pezzo ci faranno discostare dalla triste storia del generale , sono  così le note di Ciaikovskij e i passi dell’Allegro Brillante di Balanchine a chiudere il primo tempo.

Il secondo tempo ha visto sul palco sei danzatori, in Il Ballo per sei, coreografato da Edwaard Liang commissionato dall’ABT nel 2010, si tratta di una coreografia per mettere in rilievo la qualità tecnica dei ballerini. Un tripudio il successivo passo a due, Stars and Stripes, di Balanchine, balletto molto caro alle compagnie americane per la sua natura patriottica. Qui virtuosismo ed espressività allo stato puro.  Lo spettacolo si conclude con una coreografia di Jodie Gates, A taste of sweet Velvet, sulla musica della Nona Sinfonia beethoveniana che si discosta dal classico per inserire elementi contemporanei e neoclassici.

Corinna Lucianelli.

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