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La conferenza stampa di Poker Generation

Scritto da on mercoledì, 11 Aprile 2012No Comment

Parla lo sceneggiatore Tiziano Cavaliere:

“E’ un film che nasce tra amici, dall’incontro tra me e Fabrizio Crimi (l’altro sceneggiatore n.d.r.), ed è frutto di un progetto indipendente; non è stato quindi facile realizzarlo, ma abbiamo cercato il giusto equilibrio tra  due mondi molto distanti, quello del Poker e quello del Cinema. Il film sarà in 80 sale dal 13 aprile, sperando che il venerdì 13 non porti sfortuna!”

“Al massimo potrebbe portare ‘paura’, non ‘sfiga’ ”, commenta sornione lo stesso Crimi facendo l‘eco all‘horror venerdì 13, per poi continuare così: “L’idea era quella di raccontare, in maniera semplice, la realtà del Poker, che in Italia è un fenomeno che prende una fetta di ben 4 milioni di appassionati.”

La parola passa al regista Gianluca Mingotto:

“Ho passato un anno ad intervistare i “veri” players, in particolare i giocatori di Texas Holdem, ed ho scoperto che si tratta di una vera e propria disciplina sportiva: è un mondo democratico in cui si insegue un traguardo, un sogno comune. Il film nasce dall’idea di raccontare questo universo, ma è principalmente la storia di due fratelli, spero di averla sviluppata nel migliore dei modi. Le carte sono una metafora della vita, il gioco stesso è una metafora: al tavolo si incontrano persone conosciute e sconosciute, devi scegliere di chi fidarti, ci sono delle regole ben precise e chi gioca lo sa. L’idea forte di Poker Generation è come si possano sfruttare le carte, i colori della vita stessa; ho visto di persona Las Vegas e ho capito che per diventare un bravo player tocca allenarsi e studiare tanto, e poi bisogna avere fortuna; i miei protagonisti mettono in pratica questo, uno ha “metodo” e l’altro ha “culo”. Spesso purtroppo, nella vita come al gioco, vincono “le bestie” senza sforzo, ma altre volte come nel film per chi si dedica ad un sogno va a finire bene.”

Francesco Pannofino che interpreta Rosario: “Non sono io il protagonista di questa storia, sono solo il padre dei due ragazzi, ad ogni modo la mia esperienza è stata molto piacevole: abbiamo girato in Sicilia, a Malta, lì c’è il sole e si sta bene, mi piace il Poker ma non sono un giocatore, purtroppo o per fortuna non ne ho il tempo. Lascio la parola agli altri attori, scusate il ritardo ma ultimamente sono in giro come una trottola, è bello come mestiere fare latrottola!”

Claudio Castrogiovanni che interpreta Joyce: “Sono contento che mi abbiano offerto questo ruolo, che considero “ante litteram” perché io stesso nella vita sono un giocatore e qui interpreto un campione di poker. Il mondo del poker viene spesso visto sotto una luce sbagliata, come un ambiente losco pieno di fumo e whisky, un gioco spietato in cui contano solo i soldi e la fortuna, come il mero gioco d’azzardo, ma è l’esatto contrario. Spesso in televisione i programmi specializzati si concentrano principalmente sulla parte tecnica, ma i giocatori di Poker non sono macchine, sono uomini encomiabili, attenti, che studiano e restano concentrati anche 8 ore intorno al tavolo verde; almeno quelli forti, quelli veri, sono così; anche io (scherza) grazie all’impegno per questo film sono diventato più bravo”

Emanuela Postacchini che interpreta Samantha: “Il mio personaggio è una donna della “Milano bene,” una delle pupille della proprietaria della villa dove si disputano le contese. Introduco anche i due fratelli siciliani in questo mondo completamente diverso da quello da cui provengono. Per me è la prima volta sul grande schermo e il mio personaggio è coinvolto anche in una scena “bollente” con Andrea Montovoli che interpreta Tony, il fratello maggiore, con cui intreccia una storia d’amore. Io sono una tipa romantica e tendo a vederla così, in effetti non si tratta proprio d’amore…ma la scena era finta, diciamolo! Non era una storia così romantica ma il cinema rispecchia la vita reale, che a volte purtroppo è così.

Si allaccia a questa battuta Eros Galbiati che interpreta Sandro “No, non era una grande storia d’amore! Per quanto mi riguarda non voglio parlare del poker, sono nel film l’unico che non gioca, l’unico che non si siede al tavolo verde, ma il mio personaggio consce bene le regole. Alle spalle ho una carriera importante, ho fatto parte di progetti ad alto budget ma trovo straordinario che questo sia un progetto indipendente e sono felice di averne fatto parte, senza fare retorica voglio ringraziare tutti per aver portato al compimento questa opera, che è un film a mio parere “diverso” da quelli che siamo abituati a vedere in Italia: non sarà perfetto, avrà qualche buco, ma è comunque diverso co

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me “metodo narrativo” ed è stato fatto con il sudore di persone volenterose, questo è importante.”

Parla Andrea Montovoli che interpreta Tony: “Mi allaccio al discorso di Eros Galbiati, è vero che è stato versato tanto sudore, che c’è tanto cuore, ed è stato bellissimo. Insomma, c’è tanta energia che spero sia arrivata al pubblico. E’ una storia realistica di due fratelli che si attaccano al poker per salvare la sorella, si scontrano, si innamorano di due donne. Io poi ho legato molto con Pietro Cordano che interpreta il mio fratellino, c’è una bella alchimia tra noi, ora lo chiamo “Fra”.”

Pietro Cordano che interpreta Filippo detto “Filo” : “Il film è una avventura, l’avventura di due fratelli. La cosa più bella è il rapporto tra loro due, il poker (che poteva essere sostituito dal domino o dalla dama) è un pretesto per approfondire questi personaggi, il loro condizionamento sociale e culturale. Al tavolo ho “ritrovato” l’autismo di Filo, io personalmente non sono un giocatore, ma ho imparato a vedere le cose attraverso i suoi occhi, e così sono entrato dentro a questo mondo nuovo, ho imparato parlando e conoscendo i veri giocatori, da loro ho appreso anche l’atteggiamento e lo studio di chi è al tavolo verde a contare le fiches. E‘ un film che ha avuto il coraggio di investire su i giovani, non solo gli attori ma gli ottimi montatori, gli operatori della fotografia, ed in ciò rispecchia la freschezza e porta al cinema delle cose nuove.”

Francesca Fioretti che interpreta Anna: “Sono anche io alla mia prima esperienza. Interpreto una giovane ragazza madre in grossa difficoltà economica, costretta a lavorare di giorno al bar e di notte in un locale di Pole Dance.  E’ una donna coraggiosa, infatti si innamora di Filo che è un “semi autistico” e lo accompagna nella missione per salvare la sorellina malata. La storia portante è quella dei due fratelli, per questo il film non è indirizzato solo ai giocatori di poker ma anche agli appassionati di cinema o a un qualsiasi altro tipo di pubblico.”

Passiamo alle domande del pubblico:

Risponde il regista Gianluca Mingotto

Pensando all’ultimo servizio delle ‘Iene’, questo film ha come obiettivo ‘ripulire’ l’immagine del Texas Holdem o del poker in generale?

“Questo film ha l’esigenza di raccontare questo mondo, ho raccolto io stesso le testimonianze di questa comunità, ho visto con i miei occhi gente di ogni estrazione sociale, dai principi agli imbianchini, e tutti mi hanno ripetuto la stessa domanda “perché non la smettono di attaccarci?” E’ proprio di queste persone che mi faccio portavoce.”

Per la sceneggiatura avete preso spunto da altri film di genere come La Stangata, o il più recente con Castellitto?

“Li ho visti tutti, ma la risposta è no! Ci siamo messi a tavolino, a scrivere la sceneggiatura, abbiamo avuto tanti dubbi, ci abbiamo messo impegno e abbiamo scritto un soggetto nostro: Poker Generation non si ispira a nessun altro film né ad un libro né ad un testo teatrale”

Può fare un ritratto del giocatore tipico di Poker Online?

“Il Poker online è vietato ai minori, ma ci sono molto giovani che si affacciano a questo mondo, anche puntando un solo euro per comprare i ticket, il gioco quindi deve essere controllato. Per questo, nel film, il torneo di Malta fa vedere una realtà sana del Texas Holden, ma non si può dire altrettanto del gioco coatto nella villa milanese”

Non avete paura che i più piccoli possano essere invogliati a giocare e, dal punto di vista di chi se ne intende, non avete paura che questo film non getti la giusta luce su chi soffre di ludopatia?

“No, volevo solo raccontare una storia, il film non ha nessun pretesto politico, vero è che si vuole parlare di questo ambiente meraviglioso, sano, oltre i pregiudizi. Io stesso li avevo perché troppo spesso viene confuso con quello che, secondo le statistiche, porta a certe patologie, ovvero il gioco d’azzardo, le macchinette nei bar, il gratta e vinci. Io a quelle cose non mi avvicinerei mai, sono illusioni”

A seguire la domanda di Roma Live

Ho notato tutti i riferimenti alla saga de  “Il padrino“, i poster, le magliette, l’abbigliamento di Tony… come mai questa scelta?

“Ci piaceva, era molto “Americano”, una cosa simpatica direi.”

Il film si ispira alla vera storia del giocatore italiano Filippo Candio?

“Filippo Candio è un grande giocatore italiano arrivato alle finali del November Nine, il più grande torneo di Texas Holden del mondo. Poker Generation non è la sua storia ma il nostro personaggio si chiama Filippo, sì, vuole essere un omaggio”.

In quanto tempo è stato girato il film?

“E’ stato girato in 11 settimane, ma c’è occorso un anno e mezzo per trovare il cast e le location
adatte.”

Infine un omaggio a Francesco Pannofino… Pannofino un attore di cinema teatro, cartoni animati, fotoromanzi, non ti manca proprio niente!

“Ma i Fotoromanzi non li ho mai fatti! Comunque grazie”. Risponde sorridendo.

A cura di Francesca Tulli

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