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Rubrica economica: Crisi del sistema monetario europeo (parte II)

Scritto da on lunedì, 23 Dicembre 2013No Comment

1992, Londra. Il primo attacco degli speculatori, fu proprio in Gran Bretagna, nel mirino la sterlina. Dopo ingenti “bombardamenti” sul mercato valutario, la moneta britannica esce dallo Sme. Allora, l’attacco si sposto’ su Italia, Portogallo e Spagna, accompagnando i Paesi alla porta di uscita.

George Soros, scommettendo su un deprezzamento della sterlina, guadango’ 1 miliardo di $, mentre la Regina dovette sborsare 27 miliardi di sterline, per riassorbire le perdite.

Per finire, nel 1993 la Francia venne consumata dall’uragano finanziario.the eu its a good money

La crisi vera e propria, si materializzo’ quando il mercato non fu piu’ disposto a finanziare gli squilibri, in quanto le attivita’ diventano piu’ rischiose e i presagi negativi sempre piu’ scontati. Gli investitori infatti, non puntavano piu’ su una ripresa, ma sul collasso e sull’uscita dallo Sme di molti altri Paesi. I fondi invertono direzione e la ferita si allarga, in quanto tanti scenari negativi si avverano ad ogni stretta di vite del mercato. In questa parte, si materializza lo scenario visto nel Modello di Seconda Generazione.  Il deficit, che rappresenta la ferita, deve essere eliminato nell’immediato, attraverso un’ampia e costosa variazione dei prezzi relativi, creando “panico finanziario.”

 

Le interpretazioni che possiamo alla crisi del Sistema Monetario Europeo sono fondamentalmente due:

 

I)              Ci fu una diffusa riluttanza delle autorita’ dei Paesi  in difficolta’, a perseguire politiche economiche compatibili con il mantenimento del tasso di cambio fisso. Infatti, questi Paesi avrebbero dovuto aumentare i tassi d’interesse seguendo l’esempio della Germania, ma si trovarono in gravi difficolta’ per l’attivitia’ economica, che impedirono di fatto, la mossa giusta.

 

II)            Si attribuisce un ruolo fondamentale agli speculatori, in quanto il loro attacco in massa, fu cosi’ virulento che non ci sarebbe stata una soluzione vincente. In condizioni di normalita’ del mercato, si sarebbe potuta mantenere la parita’, anche senza aumentare i tassi di interesse. Tuttavia, le Banche centrali si trovarono costrette ad aumentare i tassi di interesse, per frenare l’emoragia di riserve. Questo fu il detonatore per lo scoppio del “credit crunch”, e dell’abbattimento della crisi dull’economia reale.  Dopo gli iniziali tentativi di combattere l’attacco, i Paesi colpiti decisero di uscire dallo Sme.

 

La scienza e la letteratura economica, non lasciano considerare tutte e due le ipotesi errate.

 

 

 

 

GIOVANNI MARIA LEPORI

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