Viaggio nel corpo: i reni – seconda parte
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Cerchiamo nuove forme di vita nell’universo, nel macrocosmo. Forse un giorno troveremo gli extraterrestri e probabilmente non avranno nulla di umano: senza naso, privi di occhi, di bocca. Chissà. Come ci hanno mostrato nei film, oppure descritto nei romanzi di fantascienza, potremmo avere a che fare con dei lucertoloni, oppure con delle tartarughe giganti e chissà con quale altra realtà visibile. Inoltre, molto probabilmente, il loro linguaggio non sarà quello umano. Allora dovremmo trovare un modo per comunicare con loro, oppure entrare in guerra.
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Eppure viviamo continuamente con forme di vita misteriose, affascinanti: reni, cuore, intestino, cervello, fegato e così via.
La biologia li definisce organi e non organismi autonomi; ma sono costituiti da materia vivente, da cellule differenti che comunicano, reagiscono, cooperano e trasformano continuamente energia e materia.
Allora possiamo davvero negare loro, almeno in un significato più ampio, il nome di forme della vita?
Non dimentichiamo le altre forme di vita che, microscopicamente, sostengono la vita: parlo delle oltre 30 trilioni di cellule, appartenenti a circa 200 tipi diversi.
Una certa visione riduzionista tende ancora a descriverli prevalentemente attraverso le loro funzioni e i loro meccanismi. Abbiamo ridotto tutto a meccanica e non ci accorgiamo di essere ignoranti.
Abbiamo spiegato moltissimi meccanismi, ma possiamo davvero dire di avere compreso fino in fondo il linguaggio attraverso cui miliardi di cellule, tessuti e organi cooperano per mantenere la vita?
Forse il problema non è ciò che sappiamo.
È credere che ciò che sappiamo sia già tutto.
Abbiamo ridotto spesso la vita alla meccanica e non
ci accorgiamo di quanto ancora ignoriamo.
E c’è un’altra domanda che nasce naturalmente:
Se siamo vivi perché miliardi di cellule vive cooperano, dove comincia l’unità che chiamiamo “io”?