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Forse tanti, forse pochi. Siamo invecchiati e forse siamo anche più soli.
L’alba è tramontata, il tramonto è vicino.
Cosa ci lascia una vita dedicata alla famiglia, all’amore, alla vita?
Tante domande, qualche certezza, forse qualche rimpianto.
Per alcuni i sogni si sono avverati, per altri soltanto a metà e, per qualcuno, non si sono avverati affatto.
Cesare attraversò il Rubicone perché Roma era il luogo verso cui sentiva di dover andare.
E noi, quando arriveremo al nostro Rubicone, verso quale casa torneremo?
I credenti senza dubbi aspettano il Paradiso e, senza se e senza ma, sono pronti a sfidare anche Dio. Loro credono. Come uno stipendio, una pensione oppure un appalto certo, sono pronti a sedersi sul trono della vita eterna.
Alcuni credono di potersi sedere persino vicino a Dio. Beati loro!
Per loro la fede è certezza nella materia.
La vita è un viaggio drammatico: comico e tragico nello stesso momento. Se penso alla vita, una lacrima si sovrappone a un sorriso. Follia e comicità si specchiano l’una nell’altra.
Poi, leggendo, cercando, scavando nel buio, arriva il raggio di un uomo che riaccende la speranza nella vita, nella morte, nel ciclo del tutto.
Quest’uomo è Rudolf Steiner.
Uomo, sì, ma anche, nella mia visione, un angelo disceso tra noi comuni mortali per indicarci una via.
Ridà dignità a un uomo ferito, umiliato, solo e che una certa élite sembra voler considerare come un elemento da tenere in un museo, sostituito da macchine intelligenti.
Amiche lettrici, amici lettori, questo numero è un omaggio al mistero, alla vita, alla donna, all’uomo, alla vera fede, in un abbraccio infinito, carico di quell’amore che non si possiede, non si domina: lo si accetta.
Quell’amore che riempie i cuori.
Quell’amore che guarisce al tocco dell’altro.
Quell’amore che si accende nel sorriso di un bambino.
Quell’amore che non chiede, ma si sacrifica per uno sguardo.
Rudolf Steiner ci tende la mano con la sua arca della salvezza.