Cosa troverete in questo numero

Un viaggio.

Non è una parola di circostanza. È quello che abbiamo fatto davvero: abbiamo attraversato i secoli, abbiamo bussato alle porte delle culture più lontane, abbiamo ascoltato voci di filosofi e mistici, di scienziati e poeti, di medici antichi e di bambini con il primo giorno di scuola. Tutti con una domanda nel petto: il cuore è solo una pompa?

Sembra una domanda ingenua. Invece è la più radicale che si possa porre. Perché se il cuore è solo una pompa, noi siamo solo carne e sangue, oggetti meccanici composti da oggetti più piccoli, senza destino, senza mistero, senza scintilla. Ma se il cuore è qualcosa di più, allora tutto cambia.

E così abbiamo cercato.

Abbiamo incontrato Rudolf Steiner e l’antroposofia, che ci ha svelato il cuore come sede dell’Io, come organo di percezione spirituale, come eco terrestre dell’attività del Sole. Abbiamo ascoltato la religione cattolica, per la quale il cuore è il luogo dell’incontro con Dio, il Sacratissimo Cuore di Gesù, l’esperienza mistica di Teresa d’Avila. Ci siamo immersi nella tradizione ebraica, dove il lev non è solo emozione ma intelletto, volontà, il centro unificato dove l’uomo decide chi essere.

Abbiamo varcato la soglia dell’India vedica, scoprendo che l’hridaya è la cavità dove risiede l’Atman, il Sé individuale, e che il chakra Anahata – il loto dei dodici petali – è il ponte tra cielo e terra, il centro dell’amore incondizionato. Abbiamo camminato con il Buddha, imparando che quando il sé si dissolve, ciò che resta è karuna, compassione, e bodhicitta, il cuore che si risveglia per tutti gli esseri.

Ma non ci siamo fermati al passato. Abbiamo guardato anche a ciò che oggi rimane di queste antiche visioni. E abbiamo scoperto qualcosa di sorprendente: molto è stato dimenticato, molto è stato semplificato, eppure qualcosa resiste. Nei templi, nelle comunità, nei giovani che riscoprono il Dharma, in chi ancora si siede in silenzio ad ascoltare il proprio battito.

E poi c’è la scienza. Quella ufficiale, che studia il cuore come pompa. E quella di frontiera – la neurocardiologia, la fisica quantistica, l’Istituto HeartMath – che ci dice: il cuore ha un cervello, comunica con gli organi, genera un campo elettromagnetico potentissimo, forse è molto più di un muscolo.

Ci siamo fermati anche a San Valentino. Perché, in mezzo a tutto il rumore commerciale, forse quella festa custodisce un segreto: il cuore che si apre all’amore, che si siede a tavola con noi, che batte per l’altro e per sé allo stesso tempo.

E poi abbiamo ascoltato. Il primo battito – quello che non sai ancora di avere, ma c’è, dal tunnel alla luce. E l’ultimo battito – quello che ti accompagna fino alla soglia, senza mai abbandonarti. Tra questi due estremi, una vita intera. Una poesia che è anche una preghiera.

Benvenuti, amici viaggiatori.

Il cuore vi aspetta.

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