In questo numero della rivista, alziamo lo sguardoa cielo.
Le stelle ci guardano, il sole ci illumina, la scienza li mortifica

Da bambino, nelle notti stellate, alzavo gli occhi al cielo con stupore. Milioni, miliardi di puntini luminosi accendevano il buio, rendendolo immenso ed ospitale.

Mi chiedevo chi accendesse quei fari così lontani e come avrei potuto toccarli con un dito. Mi alzavo sulla punta dei piedi, ma il dito veniva soltanto sfiorato, accarezzato dalla brezza del vento e dal tempo.

E poi c’era la Luna, più grande, più vicina. Pensavo che lei sì, forse, avrei potuto sfiorarla davvero. Ma non ci riuscivo. Eppure potevo parlarle, e a volte mi sembrava che nel mistero della vita mi rispondesse.

Di giorno c’era il Sole. Mi svegliavo presto per vederlo sorgere e dare il buongiorno al primo raggio che mi illuminava. E lui, man mano che saliva all’orizzonte, sembrava sorridermi. I suoi raggi mi davano forza, energia, allegria.

Poi, crescendo, mi hanno detto che sbagliavo tutto: il Sole, la Luna, le stelle, concretamente, non erano che materia, gas ad altissime temperature, corpi celesti governati da leggi impersonali. Mi hanno detto che il cielo notturno era abitato da luci lontanissime, spesso provenienti da astri ormai morti, e che la fisica moderna, con le sue teorie, aveva spiegato il perché. Così la logica ha cancellato la poesia, e l’astronomia, insieme alla fisica, ha finito per mortificare la fantasia. Tutto spiegabile, tutto chiaro: ammassi di materia inerte.

Eppure qualcosa, dentro di me, non ha mai accettato fino in fondo questa riduzione.
Cara lettrice, caro lettore, amo la fisica e la matematica quanto amo la poesia e l’umanità. E proprio per questo sento il bisogno di dire una cosa semplice: noi non siamo, e non possiamo essere, soltanto un ammasso di cellule meccaniche. Non siamo solo carne e sangue, non siamo solo chimica, non siamo solo materia organizzata.

Se noi esseri umani superiamo il riduzionismo scientifico, se sentiamo la vita oltre il sapere inculcato fin dall’infanzia, allora perché dovremmo credere che il Sole, la Luna, il Sistema Solare siano soltanto un insieme di ingranaggi meccanici?

Io non lo credo. E Tu?

Credo invece che la fisica e l’astronomia osservino, misurino e spieghino secondo conoscenze parziali, utili ma non totali. E credo che il loro limite più grande sia proprio questo: voler studiare l’orologio senza domandarsi chi abbia reso possibile una tale perfezione, capace perfino di misurare il tempo.

Non possiamo continuare a guardare il meccanismo dimenticando l’orologiaio e la sua dimora.
Non possiamo contemplare il moto dei cieli dimenticando chi ha dato origine al tutto?.

Questo numero nasce da qui: da una domanda antica, forse infantile, ma non per questo ingenua. Che cosa sono davvero il Sole, la Luna, le Stelle? Sono soltanto oggetti?
Oppure sono anche presenze, simboli, realtà vive che la scienza ufficiale, nel suo linguaggio misurabile, non riesce più a riconoscere? Come sempre inizieremo dalla scienza ufficale. Poi torneremo indietro nel tempo, cercheremo nei ricordi di civiltà antiche, cosa fossero per loro, le stelle, il sole, la luna, il cosmo. Poi la ricerca andrà diritta verso chi ha dato una visione diversa del cosmo, dei pianeti, della vita stessa.

In questo numero della rivista
che puoi scaricare gratuitamente

Il Sole per la scienza ufficiale
1. La Luna per la scienza ufficiale
2. Il Sistema Solare per la scienza ufficiale
3. Dove la scienza è grande
3. Dove la scienza si ferma
4. Conclusione: il cielo è più della sua misura

Il Cosmo come Specchio del Destino
Civiltà Egizia
Civiltà Greca
Civiltà Romana
Civiltà medievale (Cristiana)
Civiltà Rinascimentale (esoterica)

La visione Steineriana
il Sole e gli Elohim
la Luna e gli Angeli
Mercurio e gli Arcangeli
Saturno e i Troni