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SPAZIO DVD: C’era una volta un merlo canterino

Scritto da on giovedì, 5 Luglio 2012No Comment

Fino ad ora avevamo recensito le uscite di MOSAICO MEDIA, casa giovane e già molto attiva sul mercato, commentandone favorevolmente la tendenza a distribuire in DVD un cinema di genere particolare, eccentrico, talvolta estremo, magari poco visto in Italia. Ed è con altrettanto piacere che annotiamo ora l’interesse, per certi versi analogo, a proporre scelte insolite, ricercate, anche quando ad essere “riesumato” è un cosiddetto  film d’autore. Lode quindi a MOSAICO MEDIA, che con la pubblicazione in DVD di C’era una volta un merlo canterino ha aperto una finestra sulla filmografia di un grande maestro del cinema, il georgiano  Otar Iosseliani. C’è poi da immaginare che anche tra coloro che conoscono e amano le opere più o meno recenti di questo cineasta, ad esempio i favoriti della luna (1984), Un incendio visto da lontano (1989), Caccia alle farfalle (1992),  Addio terraferma (1999) e Giardini in autunno (2006), solo per citare i preferiti di chi scrive, siano in tanti ad avere un’idea più vaga di quanto realizzato precedentemente dall’autore in Unione Sovietica. Ecco, girato in un bianco e nero dai contrasti fortemente espressivi, C’era una volta un merlo canterino è un gioiellino datato 1973 che ci riporta proprio a quel periodo, sullo sfondo di una Tbilisi (oggi capitale della Giorgia indipendente) ancora inglobata nel gigante sovietco.

In C’era una volta un merlo canterino si seguono notte e giorno le peripezie di Ghia Agladze, giovane musicista con l’aria da dandy che tende ad accumulare mostruosi ritardi e situazioni ugualmente incresciose sia che stia andando ad un appuntamento galante, sia che abbia un impegno con qualche amico, sia che si tratti di partecipare alle prove o agli spettacoli della propria orchestra, con l’idea poi che bastino un sorriso e una scusa improbabile a cavarsi d’impaccio da tutte queste situazioni. Ma non sempre si può risolvere tutto così. E radicalizzando un simile stile di vita, apparentemente leggero ma rivelatore di ansie profonde, la svolta drammatica può essere dietro l’angolo… ma per decifrare meglio la natura del personaggio e del racconto cinematografico nel quale è inserito, ci piace lasciare la parola allo stesso Otar Iosseliani, intervistato approfonditamente in Addio Terraferma: Ioseliani secondo Ioseliani, lo splendido libro/conversazione edito da Ubulibri e curato da Luciano Barcaroli, Carlo Hintermann, Daniele Villa, con introduzione di Enrico Ghezzi. Così si esprime il regista georgiano, In uno degli inserti più interessanti che riguardano il film: “Non c’è, nel Merlo canterino, un personaggio inteso come carattere. E’ piuttosto un fenomeno, un fenomeno ‘tipo’, non c’è niente che lo caratterizzi, cioè non è gobbo come Quasimodo, non è bello, carino, affascinante come Esmeralda, capisci? Questi sono personaggi. E’ piuttosto un ‘personaggio tipo’ come, non faccio paragoni, Gobsek di Balzac o Don Chisciotte. Anche Amleto non ha tratti particolari: vuole sapere perché questo mondo è fatto così. Il ‘personaggio tipo’ nel  Merlo canterino è un fenomeno, un fenomeno della vita, non è fatto per il lavoro sistematico, dimentica i suoi doveri, è fluido, è in tutta semplicità attaccato alla vita. E ogni momento che si apre dinnanzi a lui lo seduce. Non è un personaggio psicologico: è un fenomeno, un avvenimento, lo si osserva abbastanza a lungo da ogni lato. Per provare l’esistenza di questo fenomeno sulla terra.”

Ecco, questa illuminante fenomenologia del protagonista e del mondo che si tira dietro apre un sipario non trascurabile sul tipo in questione, alfiere di un disagio raccontato con humour, nel quale ci si può a tratti riconoscere nonostante gli specifici tratti spazio-temporali dell’ambientazione.
E le vorticose carrellate, i fluidi movimenti di macchina che ne raccontano il deambulare nervoso per la città sembrano già anticipare lo stile delle opere più mature, per un autore come Iosseliani che questa lodevole uscita in DVD (alla quale tocca giusto rimproverare, almeno in questo caso, la restrizione dell’audio a una versione doppiata che ci fa un po’ rimpiangere quella originale sottotitolata) potrà rendere accessibile a un pubblico più ampio.

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