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Adventures in Plymptoons

Scritto da on sabato, 31 Marzo 2012No Comment

In una delle prime interviste di Adventures in Plymptoons, vivace documentario realizzato dalla giovane attrice e regista Alexia Anastasio, c’è chi ironizza sulla somiglianza dei nomi assecondando uno sketch abilmente preparato a tavolino, nel corso del quale l’intervistato di turno mostra una foto con Bill Clinton e loda l’iniziativa di girare un film su di lui. Ma non è dell’ex presidente americano che si sta parlando, né tantomeno della moglie Hillary. Difatti la collocazione del personaggio è ben diversa: il suo nome è Plympton, Bill Plympton. E non ci risulta sia impegnato in politica. Abbiamo voluto giocare un po’ anche noi sulla curiosa assonanza, nella speranza però che tanti già conoscano l’attività di questo straordinario artista, che in America è portavoce scanzonato nonché dotato di graffiante ironia del cinema d’animazione più indipendente, grazie anche all’abitudine di disegnare a mano e personalmente i fotogrammi delle proprie opere. I film di Plympton, candidato all’Oscar nel 1987 per Your Face e nel 2004 per Guard Dog (le iperboliche disavventure del suo cane da guardia generoso ma sfortunato hanno fatto epoca), sono stati

Stefano Coccia con Bill Plympton nel 2004 a Bologna

peraltro presenti a più edizioni del Future Film Festival, sia per quanto riguarda la produzione di corti che per lungometraggi altrettanto salaci, fantasiosi ed esilaranti, come Hair High e Idiots and Angels. Va da sé che il regista originario dell’Oregon,oltre a veder riconosciuta la qualità del suo lavoro da un pubblico di appassionati, a Bologna è stato anche ospitato: lo ricordiamo nel 2004 quando si distinse per il fatto di accompagnare ogni presentazione con una vendita al dettaglio dei propri disegni e volumetti illustrati (tra cui lo spassosissimo Mutant Aliens), ovviamente autografati sul momento, in una specie di fiera improvvisata e coloratissima.

Detto questo, il ritratto che ne restituisce Alexia Anastasio, arricchito da testimonianze di rilievo come quelle di Terry Gilliam, Keith Carradine e Matthew Modine, in certi frangenti dà l’impressione di sacrificare un po’ la compattezza della ricerca documentaria, per trasformarsi gradualmente nell’omaggio di una fan sfegatata. Ma su tali scompensi, piccoli o grandi che siano, si può tranquillamente soprassedere: Adventures in Plymptoons è un viaggio nel mondo di Bill Plympton che conserva comunque la sua freschezza, aggiungendo tasselli importanti sia sull’attività propriamente artistica che sulla sfera più intima del geniale animatore americano. Particolarmente incisiva e divertente risulta la parte iniziale, in  cui viene rievocata con affetto l’adolescenza del regista trascorsa tra Portland e i suoi dintorni boschivi, evidenziando poi il forte contrasto tra un ambiente scolastico con tutti i tratti più ottusi, conservatori,  bigotti riscontrabili a volte nella provincia americana, ed il carattere irriverente già evidenziato dal giovane disegnatore. I suoi schizzi ironici e al contempo seducenti di dive dell’epoca, quali erano Marilyn Monroe e Brigitte Bardot, riuscirono addirittura a fare scandalo, stando alle testimonianze dei vecchi compagni di scuola; ed anche se oggi il motivo può strappare un sorriso, pare che fosse l’aver utilizzato simili bozzetti per le campagne elettorali di alcuni amici candidati alla carica di rappresentante d’istituto, ad aver scatenato le ire di qualche preside o docente particolarmente sessuofobo! Del resto la carica sessuale e la tensione verso il grottesco, verso la caricatura spinta fino all’iperbole, rimarranno una costante anche nelle produzioni animate più mature di questo autore dalla cifra personalissima, resa inconfondibile da uno humour sempre trasgressivo e anti-conformista. Perciò anche le fasi successive del documentario, incentrate sul suo metodo di lavoro e sui personaggi che sono soliti interfacciarsi con la piccola “factory” da lui creata, riescono ad accumulare motivi di interesse e di curiosità, che sapranno di certo appassionare i tanti fan del pungente animatore sbarcato a New York dai lembi più remoti della “west coast” statunitense.

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