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Omaggio a Tonino Guerra

Scritto da on giovedì, 24 Maggio 2012No Comment

cinema Trevi
25-27 maggio  2012

Omaggio a Tonino Guerra

Tre giornate per  ricordare Tonino Guerra, sceneggiatore, poeta, affabulatore,
costruttore di  storie che sono entrate nella memoria del cinema


Tonino  Guerra in “Pianeta Tonino. Incontro con Tonino Guerra” di Antonietta  De Lillo (2002)

Dal 25 al 27 maggio la Cineteca Nazionale rende omaggio  al grande Tonino Guerra, da poco scomparso, con una rassegna al cinema Trevi. Una filmografia vastissima quella di  Guerra, iniziata negli anni gloriosi del neorealismo, proseguita nei toni  grotteschi dalle sfumature surreali della commedia, poi inoltratasi nei mondi onirici di Fellini e nelle alienazioni di Antonioni, senza  dimenticare l’impegno civile, con Rosi. «Un mondo straordinario e colorato, suggestivo e lirico, dove immagini e parole  si incontrano per raccontarci realtà, favole e misteri del nostro tempo», scriveva Giacomo Martini curatore del volume Una regione piena di cinema.  Tonino Guerra. «Tonino Guerra è soprattutto un poeta, un artista che indaga  l’anima del mondo e degli uomini per scoprirne i più intimi segreti, le loro più  nascoste emozioni, i sogni e le speranze, ci ha raccontato con il suo lavoro,  non solo nel cinema, le bellezze di un ambiente che rischia di scomparire a  causa dell’aggressione dell’uomo e ci ha insegnato a ritrovare nelle piccole  cose della natura». Questo inizio 2012 è stato segnato da due gravi lutti nel mondo del  cinema: Angelopoulos e Guerra. Il celebre  sceneggiatore aveva collaborato a diversi film del cineasta greco scomparso il  24 gennaio, e a lui aveva dedicato il suo ultimo romanzo, Polvere di  stelle.
venerdì  25
ore  17.00
L’assassino  (1961)
Regia: Elio Petri; soggetto:  Tonino Guerra, E. Petri; sceneggiatura: Pasquale Festa Campanile, Massimo  Franciosa, E. Petri, T. Guerra; fotografia: Carlo Di Palma; scenografia: Carlo  Egidi; costumi: Graziella Urbinati; musica: Piero Piccioni; montaggio: Ruggero  Mastroianni; interpreti: Marcello Mastroianni, Micheline Presle, Cristina  Gajoni, Salvo Randone, Andrea Checchi, Giovanna Gagliardo; origine:  Italia/Francia; produzione: Titanus, Vides Cinematografica, S.G.C.; durata:  98′
Alfredo Martelli è un  giovane antiquario che viene fermato dalla polizia e portato alla Centrale senza  avere spiegazioni dagli agenti. Dentro di sé l’uomo fa mille ipotesi sulle  ragioni di quell’arresto: non sospetta nemmeno lontanamente che è indiziato di  omicidio. La donna uccisa è una sua ex amante che l’antiquario ha incontrato  proprio la sera prima della morte per chiederle la dilazione del pagamento di un  debito. «È da notare, poi, come ne L’assassino siano contenuti […]  germi delle opere del Petri maturo: la descrizione degli ambienti della questura  e della prigione, ad esempio, anticipa Indagine: per inciso, ma non  troppo, è da considerare come si trattasse, allora, di argomenti poco meno che  tabù […]; e infatti la censura (non ancora “riformata” dalla legge del 1962)  infierì sulla pellicola con un gran numero di piccoli tagli. Superfluo […]  sottolineare […] la destrezza, la sicurezza del mestiere che il regista  debuttante manifesta; l’evidenza del buon rapporto stabilito con gli attori  […]; la cura delle immagini, con l’apporto di un operatore, come Carlo Di  Palma» (Savioli). «Lo sceneggiatore (e soggettista) definirà L’assassino (1961) e I giorni contati (stesso anno) “dei buoni film” e nelle sue  dichiarazioni non indulgerà mai troppo su di essi come su di essi non  insisteranno successivamente i suoi intervistatori. Tanto basta per sospettarli  come cose molto sue e anche per ritenerli cose molto pregevoli in una  prospettiva generale» (Pellizzari).
ore  19.00
Pianeta Tonino. Incontro  con Tonino Guerra (2002)
Regia: Antonietta De Lillo;  fotografia: Marco Tani; montaggio: Giogiò Franchini; origine: Italia;  produzione: CSC; durata: 50′
«Il ritratto dedicato a  Tonino Guerra è un “disegno” in bilico tra la “grandezza” delle sue parole  regalate alla poesia e al cinema e la semplicità del suo vivere “ritirato” a  Pennabilli, luogo nel quale si respira un po’ ovunque la sua presenza. Tonino  Guerra, intrecciata con alcune sequenze tratte dai film che testimoniano la sua  lunga carriera di sceneggiatore di oltre 80 film, il suo rapporto con grandi  registi quali Fellini, Antonioni, Rosi, Tarkovskij, i Taviani, Angelopoulos che,  come Tonino ama ricordare, “sono quelli che lo hanno cercato, che hanno creduto  di trovare in una parte di lui o in lui, quello che a loro fa comodo”. Ho  tentato di costruire attraverso le sue parole, le sequenze dei film, le  testimonianze della moglie, degli amici di Pennabilli, di Francesco Rosi e dei  fratelli Taviani, un unico discorso capace di raccontare non tanto gli  avvenimenti della sua vita, quanto le emozioni e le circostanze che li hanno  generati. L’esplorazione della vita di Tonino Guerra mi ha rivelato un  personaggio difficile, ma generosissimo; la cosa che più colpisce di lui è il  modo in cui la sua energia creativa contamina tutto ciò che lo circonda: Tonino,  con le sue poesie, con le sue sculture, le sue fontane, le sue porte, i suoi  tanti segni, è riuscito a creare un mondo quasi da favola in cui vivere  concretamente. Il PianetaTonino è, per me, il risultato dell’incontro con  un uomo che possiede una enorme forza vitale, attraverso la quale egli  costruisce le sue “favole” per sconfiggere la sua (e la nostra) più grande  paura: la noia e la prevedibilità della vita quotidiana» (Antonietta De  Lillo).
a seguire
L’avventura  (1960)
Regia: Michelangelo Antonioni;  soggetto: M. Antonioni; sceneggiatura: M. Antonioni, Elio Bartolini, Tonino  Guerra; fotografia: Aldo Scavarda; scenografia: Piero Poletto; costumi: Adriana  Berselli; musica: Giovanni Fusco; montaggio: Eraldo Da Roma; interprete:  Gabriele Ferzetti, Monica Vitti, Lea Massari, Dominique Blanchar, Renzo Ricci,  James Addams; origine: Italia/Francia; produzione: Cino Del Duca, Societé  Cinématographique Lyre; durata: 140′
Durante una crociera in  Sicilia, una donna scompare misteriosamente. Il fidanzato e l’amica la cercano,  sempre meno disperatamente… «Inedita l’utilizzazione del paesaggio siciliano  come protagonista implicito: inospitale per i personaggi, esso costituì una  notevole fonte di problemi anche per le riprese, avvenute su uno scoglio delle  isole Eolie con il mare in tempesta» (Mereghetti). «Ci sono dei film gradevoli e  dei film amari, dei film leggeri e dei film dolorosi. L’avventura è un  film amaro, spesso doloroso. Il dolore dei sentimenti che finiscono o dei quali  si intravvede la fine nel momento stesso in cui nascono. Tutto questo raccontato  con un linguaggio che ho cercato di mantenere spoglio di effetti» (Antonioni). «Su un giornale di quei tempi (“Italia Domani” del 31 maggio 1959), a proposito  de L’avventura che è al suo primo giro di manovella, leggiamo: “Il  soggetto è dello stesso Antonioni, che però dichiara di aver trovato utilissimi  e “funzionali” collaboratori nei due sceneggiatori Tonino Guerra e Elio  Bartolini: due personalità molto diverse – il primo è un romagnolo sanguigno, un  perfetto “tecnico”; il secondo è uno scrittore, un “intellettuale lucido” – che  tutte e due hanno molto contribuito alla costruzione del romanzo”. Ebbene, quel  “tecnico”, non ancora riconosciuto come “scrittore”, ha già compreso come nel  nuovo Antonioni la parola sia destinata a soccombere davanti all’immagine, le  battute di dialogo rischino di risultare infelici perché mutate di destinazione  e di contesto, l’antipsicologismo stia per diventare la norma, la suggestione  letteraria sia allo sbando e la rarefazione faccia il resto: occorre agire in  termini di “segmenti” da un lato e in termini di “struttura” dall’altro, appunto  fungere e funzionare da “tecnico”. L’avventura, felicemente definito “un  giallo dei sentimenti”, richiede che venga sottolineato il termine “giallo” in  quanto sintomo di perfetta struttura narrativa e venga trascurato il termine  “sentimenti” in quanto retaggio di una letteratura negata se non nelle forme  dell'”antiromanzo” di scuola francese» (Pellizzari).
sabato  26
ore  17.00
La noia  (1963)
Regia: Damiano Damiani;  soggetto: dal romanzo omonimo di Alberto Moravia; sceneggiatura: Tonino Guerra,  Ugo Liberatore, D. Damiani; fotografia: Roberto Gerardi; scenografia: Carlo  Egidi; costumi: Angela Sammaciccia; musica: Luis Enriquez Bacalov; montaggio:  Renzo Lucidi; interpreti: Horst Buchholz, Catherine Spaak, Bette Davis, Georges  Wilson, Leonida Repaci, Isa Miranda; origine: Italia/Francia; produzione:  Compagnia Cinematografica Champion, Les Films Concordia; durata:  104′
«Dino, scoperta la sua  incapacità di comunicare con il prossimo, si abbandona all’ozio più completo in  compagnia di una giovanissima modella per la quale prova solo un’attrazione  fisica. Anche questa passione sta per annoiarlo quando scopre che la ragazza,  Cecilia, lo tradisce. Sorge allora in lui una furiosa gelosia che lo acceca. Pur  di tenere legata a sé Cecilia, Dino le chiede di sposarlo» (www.cinematografo.it). «La noia è un romanzo di Moravia che Tonino  Guerra e io, in fase di sceneggiatura, abbiamo tentato di rispettare quasi alla  lettera, anche perché era una storia molto semplice […]. In fase di  sceneggiatura, Moravia un po’ comparve, un po’ collaborò, perché gli facemmo  scrivere i dialoghi. E quella, secondo me, fu un’operazione giusta. Nei  confronti di una sua opera trasposta per lo schermo Moravia ha un’opinione  precisa che io condivido: che un regista può fare qualsiasi cosa da un romanzo  perché tanto è un’altra faccenda» (Damiani).
ore  19.00
Matrimonio all’italiana  (1964)
Regia: Vittorio De Sica;  soggetto: dalla commedia Filumena Marturano di Eduardo De Filippo;  sceneggiatura: Renato Castellani, Tonino Guerra, Leo Benvenuti, Piero De  Bernardi; fotografia: Roberto Gerardi; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Vera  Marzot; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Adriana Novelli; interpreti:  Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Aldo Puglisi, Tecla Scarano, Marilù Tolo,  Vito Morriconi; origine: Italia/Francia; produzione: Compagnia Cinematografica  Champion, Les Films Concordia; durata: 104′
«Dopo  essere stata per molti anni la domestica e l’amante di Domenico Soriano,  Filomena si finge in punto di morte per farsi sposare. Ma l’uomo scopre  l’inganno ed è risoluto a sciogliere il matrimonio. La donna però non si arrende  e gli rivela di avere tre figli, uno dei quali è figlio suo. Ma quale?» (www.cinematografo.it). «Esiste una prima sceneggiatura scritta dallo stesso Eduardo […]; esiste una  seconda sceneggiatura di Renato Castellani […]; esiste una sceneggiatura (la  terza?) di Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, ancora troppo aderente al testo di  partenza e forse non particolarmente sentita. A questo punto a Guerra viene  affidato l’incarico di responsabile unico e si ricomincia tutto da capo (anche  se nei titoli di testa il suo nome apparirà affiancato – forse giustamente – a  quello degli illustri colleghi): rispetto del testo ma ricorso a funzionali  scene aggiuntive, rispetto del “peso” dei due attori (la Loren e Mastroianni  allora al top della fama) ma nessun ricorso a mezzucci equilibrativi,  soddisfazione un po’ per tutti di fronte al clamoroso successo del film e una  volta superata qualche perplessità iniziale di Eduardo. Anche per la critica […] la sceneggiatura (una volta tanto si parla di lei) ha “l’indubbio merito di  imbastire sulle tappe assai diverse della vita dell’eroina (da ospite di  lupanare a mantenuta privata, a serva di casa, a moglie per inganno), e  parallelamente sull’assolutamente uniforme esistenza del maschio italiano,  sempre a galla, sempre sordo ai diritti più elementari della donna, la parabola  di un rapporto che, sia pure attraverso i soprassalti del sentimento, non manca  di incidere nel tessuto della nostra società, per quanto riguarda questo tipo di  “contratto” (Casiraghi)» (Pellizzari).
ore  21.00
Amarcord  (1973)
Regia: Federico Fellini;  soggetto e sceneggiatura: F. Fellini, Tonino Guerra da un’idea di F. Fellini;  fotografia: Giuseppe Rotunno; scenografia e costumi: Danilo Donati; musica: Nino  Rota; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Bruno Zanin, Pupella Maggio,  Armando Brancia, Ciccio Ingrassia, Magali Noël, Alvaro Vitali; origine:  Italia/Francia; produzione: F. C. Produzioni, P.E.C.F.; durata:  127′
L’adolescenza di Titta in  un immaginario paese della Romagna, che evoca la Rimini felliniana, fra un padre  antifascista, la madre bigotta, uno zio fascista, l’altro in manicomio, i  compagni di scuola, la tabaccaia, Gradisca… «Quasi tutto Amarcord è danza  macabra su un ilare sfondo e palio dei buffi fra quinte sinistre, con pause di  assorto rapimento e amare discese agli inferi dove l’infanzia, quell’infanzia,  alimenta le nostre nevrosi, la vocazione al patetico e al rissoso. Emozione e  fantasia, invenzione d’artista e padronanza assoluta del mestiere si danno la  mano in uno spettacolo senza ombra di intellettualismo dove nulla è vero, perché  tutto è ricostruito (anche il mare), e tuttavia la realtà, portata al limite del  tripudio onirico, ha come non mai peso e spessore, abitata da attrazioni e  ripulse, attese e spaventi, che sono il tessuto della vita e il suo controcampo  elegiaco. […] Federico Fellini ha detto con Amarcord, sull’Italia degli  anni fascisti, forse più e meglio di tanti storici di professione. Dobbiamo  essere grati al suo talento» (Grazzini). «Cercai Tonino Guerra e gli dissi che  volevo fare un film così. Tonino è di Santarcangelo, uno dei quartieri più  poveri di Rimini, e anche lui aveva da raccontare storie simili alle mie,  personaggi che avevano in comune con i miei la stessa follia, la stessa  ingenuità, la stessa ignoranza di bambini mal cresciuti, ribelli e sottomessi,  patetici e ridicoli, sbruffoni e umili. E in questo modo venne fuori il ritratto  di una provincia italiana, una qualunque provincia, negli anni del fascismo» (Fellini). «Con Amarcord mi pare che lui e anch’io siamo riusciti a  regalare l’infanzia al mondo. Insisto però il valore di questo messaggio è  soprattutto suo» (Guerra).
domenica  27
ore  17.00
Uomini contro  (1970)
Regia: Francesco Rosi;  soggetto: dal romanzo Un anno sull’altopiano di Emilio Lussu;  sceneggiatura: Antonio Guerra, Raffaele La Capria, F. Rosi; fotografia:  Pasqualino De Santis; scenografia: Andrea Crisanti; costumi: Franco Carretti,  Gabriella Pescucci; musica: Piero Piccioni; montaggio: Ruggero Mastroianni;  interpreti: Mark Frechette, Alain Cuny, Gian Maria Volonté, Gianpiero Albertini,  Pier Paolo Capponi, Franco Graziosi; origine: Italia/Jugoslavia; produzione:  Prima Cinematografica, Dubrava film; durata: 101′
«Nel corso  della prima guerra mondiale, i soldati del generale Leone, dopo aver  conquistato, lasciando sul terreno tremila caduti, una cima considerata  strategicamente indispensabile, ricevono l’ordine di abbandonarla. Poi l’ordine  cambia: occorre che la cima venga di nuovo tolta al nemico. Gli austriaci, però,  vi si sono saldamente insediati e la difendono accanitamente con due  mitragliatrici. Gli inutili assalti, nemmeno protetti dall’artiglieria, si  susseguono provocando ogni volta una strage tra gli attaccanti. Stanchi di  essere mandati al massacro da un generale tanto incompetente, quanto  stupidamente esaltato, una parte dei soldati inscena una protesta» (www.cinematografo.it). «Il nostro rapporto è molto caloroso, potrebbe perfino  sfociare in un matrimonio, se fossimo di sesso diverso. Poiché non è nella mia  natura fare dei complimenti, devo dire che tra noi qualche volta sorgono delle  difficoltà marginali. Rosi viene chiamato comunemente “il professore”, e in ciò  v’è una ragione. Se Rosi deve parlare di un paio di scarpe, comincia col  descrivere i capelli di quello che le indossa […]. Per avere un rapporto  perfetto con lui, vorrei avere una clessidra, così ciascuno parlerebbe per lo  stesso tempo […]. Il mio secondo e ultimo desiderio sarebbe che Francesco si  decidesse a dire più di frequente delle cose inutili, perché sono la base di  tutto il resto […]. Quando vado a trovarlo sul set, Rosi mi accoglie come il  guardiano del castello accoglie il proprietario, con umiltà e tenerezza.  Naturalmente lo sceneggiatore così ricevuto si affretta a chiarire la situazione  e a ridare a ciascuno il proprio ruolo» (Guerra).
ore  19.00
Nostalghia  (1983)
Regia: Andrej Tarkovskij;  soggetto e sceneggiatura: A. Tarkovskij, Tonino Guerra; fotografia: Giuseppe  Lanci; scenografia: Andrea Crisanti, Mauro Passi; costumi: Lina Nerli Taviani;  musica: Gino Peguri; montaggio: Erminia Marani, Amedeo Salfa; interpreti: Oleg  Yankovskij, Domiziana Giordana, Patrizia Terreno, Laura De Marchi, Delia  Boccardo, Milena Vukotic; origine: Italia/Francia/Unione Sovietica; produzione:  Opera Film Produzione, Rai-Radiotelevisione Italiana, Sovin Film, Moskva;  durata: 125′
Andrej Gonciacov è uno  scrittore russo in viaggio in Italia sulle tracce di un compositore del  Settecento suo conterraneo, Berezovskij, del quale sta scrivendo la biografia. È  accompagnato dalla sua traduttrice una bellissima donna italiana. I due visitano  alcuni luoghi di grande suggestione come la chiesa a Monterchi, dove è custodita  la Madonna del parto di Piero della Francesca e Bagni Vignone, dove usava  andare a curarsi Santa Caterina. La bellezza di questi luoghi rende ancora più  cocente la nostalgia che Andrej sente per la sua famiglia e il suo Paese. «Prima  o poi Guerra doveva pervenire a lavorare con un russo, e Tarkovskij – da cui pur  lo separano l’ascetismo e il misticismo – godeva da tempo della sua  incondizionata stima. L’incontro nacque quindi sotto i migliori auspici, come  affermerà il regista: “Io sono gratissimo a Tonino Guerra. È una persona  straordinariamente dotata. Ma è soprattutto un poeta. È accaduta con lui una  cosa rara: mi ha capito perfettamente e io ho capito lui» (Pellizzari).
ore  21.15
Ginger e Fred  (1985)
Regia: Federico Fellini;  soggetto: F. Fellini, Tonino Guerra; sceneggiatura: F. Fellini, T. Guerra,  Tullio Pinelli; fotografia: Tonino Delli Colli, Ennio Guarnieri; scenografia:  Dante Ferretti; costumi: Danilo Donati; musica: Nicola Piovani; montaggio: Nino  Baragli, Ugo De Rossi, Ruggero Mastroianni; interpreti: Giulietta Masina,  Marcello Mastroianni, Franco Fabrizi, Frederick Ledebur, Augusto Poderosi,  Claudio Botosso; origine: Italia/Francia/Germania; produzione: Pea, Rai – Radiotelevisione Italiana, Les Films Ariane, Revcom Film, F3, Stella Film,  Anthea; durata: 127′
«Fellini  ha fatto un film della maturità alla maniera dei grandi comici: prevale la  malinconia, ma il carattere visionario non s’è perso (se il protagonista è come  il Calvero di Chaplin, il quadro è un grottesco “1984” visto a posteriori col  presentatore al posto del Grande fratello, il “1985” di Fellini). Si vedrà se la  prima parte non sia troppo sottotono e prosaica rispetto allo splendore  dell’esplorazione dentro il palazzo TV; ma va detto subito che Mastroianni è  superbo, irripetibile (lo sguardo profondo di un disperato qualunque, ma anche  di un alter ego poetico) e assai brava la Masina, opponendo all’omologazione  televisiva la forza più antica della rispettabilità, della banalità più  generosa. Forse, in un momento di buio ci daremo la mano» (Reggiani).

 

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