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Ecco il decreto crescita: digitale, start up, e Pmi.

Scritto da on mercoledì, 29 Agosto 2012No Comment

Arriva la srl “Innovativa”

imagesIl nuovo piano crescita del governo è pronto. Agenda digitale, start up, attrazione degli investimenti esteri, semplificazioni per le imprese, interventi specifici per le Pmi, recepimento della direttiva sui ritardi di pagamento: sono questi i capitoli del menu che in tempi stretti dovrà arrivare sul tavolo dei consiglio dei ministri per il via libera. La bozza in possesso del Sole 24 Ore contiene uno spettro ampio di interventi, sostanzialmente a costo zero o con l’indicazione di limitati fabbisogni ancora da reperire, mentre la più costosa misura a sostegno della ricerca e innovazione (il credito di imposta) varrebbe 600-700 milioni di euro ed è destinata ad essere rinviata.

Il decreto bis sulla crescita conterrà sicuramente le misure su agenda digitale e start up mentre gli uffici legislativi di Palazzo Chigi, ministero dello Sviluppo economico e ministero dell’Economia dovranno definire nei prossimi giorni l’eventuale accorpamento degli altri capitoli contenuti nel piano Passera.

Nascerà la iSrl, dove la “i” sta per innovazione: una società semplificata, che potrà adottare uno statuto standard e costituirsi interamente online con una comunicazione direttamente alla camera di commercio. La bozza propone una serie di benefici nei primi 48 mesi di vita, tra i quali sospensione degli obblighi di ricapitalizzazione, possibili esenzioni dal divieto di offerta al pubblico di quote di srl start up, accesso alle categorie di azioni previste dagli articoli 2348 e 2351 del codice civile.

Per le start up potrà scattare la contabilità per cassa, fino a 5 milioni di fatturato, e non solo relativa al pagamento dell’Iva ma anche dell’Ires. Il pacchetto include anche il contratto tipico per lavorare in start up con l’ipotesi (all’esame dei tecnici dell’Economia) di uno sgravio totale sui costi per quanto riguarda l’Irap; le «start up stock options» (remunerare una prestazione di lavoro con quote della società), «work for equity» (possibilità di remunerare i servizi forniti da un avvocato, un commercialista ecc. con quote della società invece che con il pagamento di una fattura).

Si estendono (anche in questo caso serve l’ok del Tesoro) gli incentivi già varati nel 2011: deducibilità degli investimenti fatti dalle aziende non solo in fondi di venture capital ma anche direttamente nelle start up; il vantaggio fiscale si applicherebbe sugli investimenti stessi e non solo sui proventi. Verrebbero poi introdotte agevolazioni per le persone fisiche che investono in start up anche mediante il meccanismo statunitense del «crowdfunding» (raccolta del capitale diffuso). Infine, sostegno del Fondo centrale di garanzia per facilitare l’ accesso al credito, defiscalizzazioni per acquisizioni industriali delle start up, procedure di liquidazione più facili.

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